È l’ultima pianta che si vede prima di tuffarsi in mare. Tollera la presenza di sale, il maestrale forza otto e può prosperare anche sulla sabbia delle dune. L’ambiente estremo ed ostile è il suo habitat. A parte queste doti di resistenza che fanno parte del suo identikit biologico la salicornia strobilacea ha altre qualità nascoste. È in grado di rimuovere gli idrocarburi nel terreno o in acqua. Una sorta di spazzino fotosintetico che depura le spiagge dal petrolio offrendo un servizio di bonifica gratuito. Originaria del bacino mediterraneo, questa pianta alofita in Italia cresce solo in alcune aree frammentate delle lagune salmastre della Sardegna meridionale. Non è una specie ornamentale ma un arbusto legnoso con rami irregolari e fioriture poco appariscenti. Malgrado sia una rarità botanica non è una specie protetta a livello nazionale. Come molte altre piante ha capacità fitodepurative ma con una particolarità: la salicornia strobilacea si sente a casa quando nel suolo ci sono concetrazioni di sale anche superiori a quelle dell’acqua di mare ed è l’avamposto ideale per arginare l’avanzata degli inquinanti dal mare verso le rive. Proprietà ancora poco conosciute ma oggi dimostrate da uno studio dell’Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri (Iret, sede di Pisa) del CNR pubblicato sulla rivista internazionale Environments.
"La sperimentazione è avvenuta nella nostra serra a Pisa dove possiamo controllare le condizioni ambientali e coltivare la salicornia strobilacea con la tecnica idroponica, un metodo che ci ha consentito di aggiungere al substrato sia una soluzione salina, con concentrazioni pari a più del doppio di quella dell’acqua di mare, sia gli idrocarburi. - spiega Meri Barbafieri dell’IRET CNR che ha coordinato la ricerca – La pianta è sopravvissuta e l’azione depurativa è stata quasi completa perché oltre l’80 per cento degli inquinanti è stato rimosso". La salicornia strobilacea, il cui nome scientifico è Halocnemum strobilaceum, non assorbe gli idrocarburi ma ne favorisce la degradazione grazie alle radici che rilasciano sostanze, i cosiddetti essudati radicali, che stimolano l’attività depurativa dei microrganismi associati alla pianta. Un detersivo naturale, se così possiamo chiamarlo che riduce le infiltrazioni di petrolio e altri inquinanti fino a farli sparire quasi del tutto. Per lo studio sono stati inoculati anche dei batteri che vivono nei tessuti della salicornia strobilacea dimostrando il loro contributo nel potenziare il processo di bonifica. Questa pianta potrebbe essere coltivata sulle coste come una barriera naturale, e insormontabile, per l’inquinamento derivato da idrocarburi.
Durante la sperimentazione nelle serre di Pisa le reazioni della salicornia strobilacea alle sostanze tossiche sono state studiate grazie a una tecnologia pioneristica, che si chiama Digital Plant Phenotyping, che permette di osservare in tempo reale lo sviluppo della pianta e di valutarne la risposta a condizioni di stress. "La pianta ha rivelato una notevole capacità di sopravvivenza agli idrocarburi ma l’esposizione agli inquinanti ne ha condizionato la crescita e le dimensioni si sono ridotte in una forbice tra il 30 e il 60 per cento. - aggiunge Daniela Di Baccio dell’IRET CNR che ha partecipato alla ricerca - Lo stress provocato dagli idrocarburi aumenta la biodiversità delle popolazioni microbiche associate alla salicornia strobilacea. È come se sacrificasse un po’ della crescita per produrre più batteri e contrastare la pressione ambientale". Questa specie è un esempio di quello che i biologi chiamano olobionte, ovvero una pianta che in simbiosi con i batteri diventa un unico organismo funzionale che convive e si adatta agli ambienti estremi.