Green&Blue

La storia

L’Albero Bello e l’uliveto storico: Villa Adriana riscopre i suoi tesori agricoli

L’Albero Bello e l’uliveto storico: Villa Adriana riscopre i suoi tesori agricoli

Tra l'”Albero Bello” antico di 600 anni e quasi tremila ulivi, l'Istituto tiburtino punta su un partenariato pubblico-privato per trasformare il sito in risorsa economica e sociale

2 minuti di lettura

Di fronte alle rovine imponenti della dimora dell'imperatore Adriano a Tivoli, il paesaggio non è un semplice sfondo, ma un monumento vivo tra storia e natura. Testimone e custode del tempo è l'uliveto di Villa Adriana, patrimonio Unesco, miniera di biodiversità e memoria, in cui dimorano nove varietà differenti, alcune estremamente rare, sovrastate dal celebre “Albero Bello”, un gigante di 600 anni dalle peculiarità uniche. In questo luogo, che affonda le radici nella Roma imperiale, l'Istituto Villa Adriana e Villa d'Este sta trasformando un progetto pilota sperimentale che valorizza le radici agricole e paesaggistiche delle due ville tiburtine in un modello di produzione sostenibile che potrebbe essere esportabile in altri siti archeologici italiani.

“La produzione agricola a Villa Adriana e Villa d’Este non rappresenta un elemento separato dal patrimonio culturale, ma una componente integrante della storia e dell’identità dei luoghi.L’obiettivo è garantire una cura continuativa dell’uliveto storico, preservare il paesaggio, tutelare la biodiversità e valorizzare un patrimonio vegetale unico. In questo senso l’agricoltura diventa uno strumento concreto di sostenibilità ambientale ed economica, che può contribuire alla conservazione del sito e alla creazione di nuove opportunità per il territorio” spiega Alberto Samonà, Direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este.

Infatti, si tratta di un progetto che partendo dall'Albero Bello coinvolge l'intero patrimonio olivicolo del sito, quasi tremila alberi distribuiti tra le vestigia romane antiche, in cui sono inserite tecniche agricole contemporanee, ma in un contesto così antico e prezioso che richiede un grande equilibrio. "In un sito Unesco qualsiasi attività produttiva deve essere sempre subordinata agli obiettivi di tutela del patrimonio culturale e paesaggistico," chiarisce il direttore Samonà, "per questo, la nostra idea è di dar vita a progetti gestionali fondati su criteri scientifici e su pratiche agricole sostenibili, in grado di preservare la biodiversità, il paesaggio storico e il patrimonio genetico delle cultivar presenti".

Il piano, se da un lato prevede la conduzione dell'uliveto storico di Villa Adriana per la produzione di olio dall'altro implica la gestione e il ripristino di ecosistemi produttivi tradizionali, l'apicoltura e la ricostruzione di un orto romano con l'obiettivo di coniugare la tutela del patrimonio con le filiere locali, creando occupazione, nuova professionalità nel settore del verde storico e attività educative per le giovani generazioni. Per rendere concreto questo modello, l'Istituto ha pubblicato un avviso finalizzato all'attivazione di un Partenariato Speciale Pubblico-Privato, uno strumento innovativo che apre alle “forze” presenti sul territorio romano e laziale.

“Il partenariato potrà favorire la crescita di professionalità specializzate nella gestione del verde storico e nella valorizzazione del paesaggio. Un ruolo importante sarà dedicato alla didattica, con nuovi laboratori e percorsi rivolti a scuole e famiglie sui temi dell’archeobotanica, dell’educazione ambientale e della sostenibilità. Inoltre i partner dovranno garantire metodologie sostenibili, rispetto dei criteri ambientali e attenzione alla riduzione degli impatti delle attività agricole. Un elemento centrale sarà la tracciabilità della filiera dei prodotti a marchio VILLÆ, dall’origine delle materie prime alla trasformazione e al confezionamento, che sarà uno strumento di garanzia sotto il profilo qualitativo” sottolinea Alberto Samonà .

In tutta Italia, le aree archeologiche e i parchi delle ville storiche racchiudono migliaia di ettari di verde, spesso considerati costi passivi e complessi da gestire. Il percorso intrapreso da Tivoli si candida a tracciare una strada innovativa per l'intero Paese. Spiega ancora il direttore dell'Istituto: “In Italia esistono altre esperienze di valorizzazione delle aree verdi attraverso attività agricole, in partnership con soggetti privati. L’idea è superare la visione del verde storico come semplice costo di manutenzione e riconoscerlo come una risorsa che generi valore culturale, ambientale, sociale ed economico. Naturalmente ogni realtà dovrà essere adattata alle proprie caratteristiche, ma alcuni principi possono diventare un riferimento replicabile”.