Le riserve della biosfera in Amazzonia funzionano e stanno contrastando la deforestazione. A confermarlo è oggi uno studio, condotto dall'Istituto di scienza e tecnologia ambientale dell'Università autonoma di Barcellona, che ha appurato che queste aree protette hanno evitato la perdita di oltre 7.400 chilometri quadrati di foresta negli ultimi vent'anni. Si tratta della prima valutazione sistematica della loro capacità di fare da scudo in Bolivia, Ecuador e Perù, e dimostra che, senza questa tutela, la distruzione dell'ecosistema sarebbe stata molto superiore. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Conservation Science and Practice.
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Tutela, ricerca e sviluppo sostenibile
Riconosciute anche dall’Unesco, le riserve della biosfera sono luoghi di apprendimento per lo sviluppo sostenibile. Non sono parchi naturali tradizionali perché non isolano la natura dall’essere umano, ma cercano di far convivere la tutela della biodiversità con il benessere delle popolazioni locali. Il sistema si basa su una suddivisione in tre zone: le aree centrali sono dedicate a una protezione rigorosa; le zone cuscinetto, che circondano il cuore della riserva, permettono attività umane limitate a fini di ricerca e istruzione; infine, le zone di transizione consentono attività produttive sostenibili e insediamenti rurali. Attualmente il network mondiale conta 797 riserve in 145 paesi, dove vivono oltre 300 milioni di persone.
Un supercomputer misura l'impatto delle riserve
Per studiare l’impatto delle riserve della biosfera nell’Amazzonia occidentale, i ricercatori si sono avvalsi di un supercomputer ad alte prestazioni per analizzare i dati geografici di circa 96.400 chilometri quadrati di territorio distribuito in 7 aree protette. Tramite i cosiddetti metodi di abbinamento (matching methods), una tecnica statistica avanzata, hanno confrontato la deforestazione avvenuta dentro una riserva con quella di un'area esterna "gemella", cioè che presenta caratteristiche, come pendenza del terreno, clima e distanza dalle strade, simili. Questo approccio - spiegano gli esperti - ha permesso di isolare l'efficacia reale della protezione dai fattori ambientali, fornendo stime molto più precise rispetto ai metodi tradizionali.
Il successo della gestione comune dell’ambiente
Quello che è emerso è stato un po’ inaspettato. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le zone di transizione e le zone cuscinetto, cioè dove l’obiettivo di conservazione convive con attività umane e territori indigeni, sono state spesso più efficaci nell’impedire la deforestazione rispetto alle aree centrali sottoposte a vincoli più severi. Tra i casi inclusi nella ricerca spicca la riserva di Yasuní, in Ecuador, che da sola ha evitato la scomparsa di circa 4.745 chilometri quadrati di foresta. Secondo gli autori, questi dati suggeriscono che il successo della conservazione non dipende solo dal divieto di utilizzare il suolo, ma dalla capacità di creare modelli di gestione partecipativa che integrino la tutela ambientale con le necessità delle comunità locali, attraverso il riconoscimento dei diritti territoriali dei popoli indigeni e la promozione di modelli di governo condiviso.