Ha più di duecento anni, radici americane e rami che si allungano verso il Messico. Non possiede documenti, non conosce frontiere e, almeno fino a pochi giorni fa, non aveva bisogno di essere difesa. Oggi, invece, c’è sempre qualcuno appollaiato tra le sue fronde, come su una piccola piattaforma sospesa da terra. A turno, giorno e notte. Perché scendere potrebbe forse significare consegnarla alle ruspe. Accade a Lochiel, minuscolo centro dell’Arizona meridionale, nella remota valle di San Rafael. Qui un gruppo di manifestanti ha organizzato un tree sit, un presidio sull’albero, per salvare l’ultimo grande pioppo americano cresciuto esattamente lungo il confine fra Stati Uniti e Messico.
L’ultimo gigante verde
Gli abitanti chiamano questi alberi secolari “nonne”. Tre dei più imponenti sono stati abbattuti il 27 luglio dagli escavatori della società incaricata di costruire una nuova sezione del muro di frontiera. Ora ne resta uno solo. “È la nostra Statua della Libertà”, dice al The Guardian Kate Scott, fondatrice del Madrean Archipelago Wildlife Center e tra le promotrici della protesta. Non è soltanto una metafora affettuosa: quell’albero è diventato realmente il simbolo di una valle sulla quale sta calando un doppio muro alto nove metri, una prima barriera lungo il confine e una seconda, parallela, una ventina di metri più a nord. Proprio sulla traiettoria di quest’ultima si trova il vecchio pioppo. Sotto la sua chioma si sono accampate decine di persone, ospitate con il consenso del proprietario di un terreno privato. Preparano i pasti, raccolgono viveri e garantiscono che sulla piattaforma rimanga sempre qualcuno. Il presidio è pacifico. Una persona è stata arrestata il giorno dell’abbattimento dei primi alberi, ma rilasciata poche ore dopo senza accuse.
Il cemento avanza
Il paradosso è che Lochiel non è uno dei punti caldi dell’immigrazione irregolare. Lo ha sostenuto anche lo sceriffo della contea di Santa Cruz, David Hathaway, contrario alla costruzione del muro in una zona dove gli attraversamenti illegali sarebbero pressoché inesistenti. Fino a poco tempo fa il confine era segnato da barriere basse e filo spinato, sufficienti a fermare i veicoli, ma non gli animali. Oggi il cemento avanza nella prateria, mentre sulle montagne si scava e si fanno brillare le rocce.La valle di San Rafael è uno dei più importanti corridoi naturalistici transfrontalieri della regione. Vi si muovono orsi, istrici e numerose specie di uccelli. Le sue montagne collegano habitat che non riconoscono la linea tracciata sulle carte politiche. La nuova barriera rischia invece di spezzare definitivamente questi passaggi, trasformando il confine amministrativo in una cesura ecologica.
I pioppi segnalano la presenza di sorgenti
Del resto in Arizona i pioppi americani hanno un valore particolare: crescono dove l’acqua riesce ancora a sopravvivere sotto la terra e segnalano la presenza di fiumi, sorgenti e falde sotterranee. Circa il novanta per cento delle foreste ripariali dello Stato è già scomparso, cancellato dallo sfruttamento delle acque, dall’urbanizzazione e dalle attività estrattive. A Lochiel resta uno degli ultimi nastri verdi che attraversano, senza interruzioni, il Messico e gli Stati Uniti.Tra quei rami è stato osservato anche un cuculo beccogiallo occidentale, specie minacciata. Gli attivisti avevano chiesto alle autorità federali di risparmiare gli alberi, segnalando la presenza di nidi. Ma nella costruzione delle infrastrutture di confine il Dipartimento per la sicurezza interna può derogare a decine di norme ambientali, compresa la legge sulle specie in pericolo.
Gli attivisti: “Resteremo qui”
La protesta ha richiamato anche Julia Butterfly Hill, l’attivista che alla fine degli anni Novanta trascorse più di due anni su una sequoia californiana per impedirne l’abbattimento. Quando qualcuno arriva a vivere su un albero, ha ricordato, significa che tutti gli altri strumenti hanno fallito. Intanto la vecchia “nonna” continua a offrire ombra a chi la difende. Il suo tronco è su terreno federale, mentre parte del presidio occupa legalmente una proprietà privata: un intreccio di radici, confini e competenze che rende incerto perfino il modo in cui le autorità potrebbero intervenire. Gli attivisti dicono che resteranno finché sarà necessario. Vogliono gridare dalle cime degli alberi, letteralmente, che non sono più disposti ad accettare altra distruzione. Il muro, nel frattempo, continua ad avanzare. Ma per abbattere l’ultimo pioppo della valle, questa volta, le ruspe dovranno prima convincere qualcuno a scendere.
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