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Moda usa e getta

Fast fashion, più dei materiali inquinano i passaggi aerei

Alto il costo in termini di emissioni del trasporto di capi di abbigliamento da una parte all'altra del pianeta
Alto il costo in termini di emissioni del trasporto di capi di abbigliamento da una parte all'altra del pianeta 

Uno studio dell’Università di Montreal ha ricostruito il ciclo di vita di due t-shirt, in poliestere e in cotone, dalla produzione in Cina al Canada. Per abbassare le emissioni bisogna allungare la vita dei capi di abbigliamento

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Quanto inquina davvero una maglietta da pochi euro? Per rispondere, un gruppo di ricerca dell’Università Concordia di Montreal, guidato dalla ricercatrice Xinyu Xu e dal professor Chunjiang An, ha ricostruito con il metodo dell’analisi del ciclo di vita l’intero percorso di due t-shirt, una in poliestere e una in cotone, dalla fabbricazione in Cina fino allo smaltimento in Canada, passando per il trasporto e per l’uso quotidiano da parte del consumatore. Lo studio pubblicato sulla rivista Cleaner Waste Systems, non si limita a confrontare i due materiali, ma prova a capire in quale fase del ciclo di vita si concentra davvero l’impatto ambientale del fast fashion, e quali scelte potrebbero ridurlo di più.

Poliestere ed emissioni, cotone e risorse naturali

Nello scenario di base, quello che rispecchia le condizioni più comuni di produzione e utilizzo, la maglietta in poliestere genera 9,62 chilogrammi di Co2 equivalente lungo l’intero ciclo di vita, calcolato su un utilizzo di 20 lavaggi, contro i 6,1 chilogrammi della maglietta in cotone. La differenza si spiega soprattutto con l’energia necessaria a produrre la fibra sintetica, di origine petrolchimica, e con le sostanze impiegate nella sua lavorazione.

Il cotone pesa molto di più su altri fronti. Per produrre la maglietta di cotone servono circa 2,48 metri cubi d’acqua, quasi 17 volte quelli richiesti dal poliestere (che richiede 0,15 metri cubi) soprattutto a causa dell’irrigazione necessaria alla coltivazione. Anche il consumo di suolo agricolo risulta più che triplo rispetto al poliestere. Sono numeri che raccontano due modelli di impatto molto diversi, il poliestere concentrato su energia e sostanze chimiche, il cotone su acqua e terra, più che una gerarchia netta tra un materiale buono e uno cattivo.

Il trasporto aereo, il vero punto debole

Il dato più interessante dello studio riguarda però il trasporto. Gli autori hanno calcolato che il trasporto aereo da solo genera circa il 31,5% delle emissioni totali di una maglietta in poliestere e addirittura il 60,7% di quelle di una maglietta in cotone. Sostituire l’aereo con la nave, mantenendo comunque un tratto su gomma, riduce le emissioni complessive tra il 30% e il 60% a seconda del materiale, un guadagno più ampio di qualunque intervento sul processo produttivo. In un’analisi condotta facendo variare uno per uno i parametri del modello, la distanza percorsa via aerea è risultata il fattore più influente in assoluto sulle emissioni, per entrambi i tessuti.

Allungare la vita del capo conta più del materiale

Lo studio ha anche simulato cosa succede dimezzando o raddoppiando la durata d’uso della maglietta, misurata in cicli di lavaggio. Se la vita utile si dimezza, le emissioni complessive aumentano del 95,5% per il poliestere e del 51,2% per il cotone, perché bisogna produrre più capi per garantire lo stesso periodo di utilizzo complessivo. Al contrario, raddoppiare la durata d’uso riduce le emissioni di circa la metà per entrambi i materiali. È un risultato che gli autori giudicano più significativo di qualunque scelta tra fibra naturale e fibra sintetica, usare a lungo un capo, qualunque esso sia, pesa meno che comprarne uno nuovo.

Lo smaltimento conta meno del previsto

Passare dalla discarica all’incenerimento o al riciclo cambia poco per il poliestere, con variazioni minime delle emissioni, tra lo 0,7% e il 5,8%, entrambe in leggero aumento: l’impatto della produzione, molto più energivora, rende marginale la fase finale. Per il cotone la differenza è più visibile, con una riduzione delle emissioni tra il 13% e il 15% passando a incenerimento o riciclo, legata soprattutto al metano prodotto in discarica dalla degradazione delle fibre naturali. Gli stessi autori avvertono però che lo scenario di riciclo considerato nello studio è semplificato e non rappresenta un sistema di riciclo tessile completo con più passaggi.

Un’avvertenza sui dati di tossicità

Tra le voci più marcate della ricerca c’è la tossicità cancerogena per l’uomo, secondo il metodo di calcolo utilizzato quasi 45 volte più alta per il poliestere che per il cotone. Gli stessi autori invitano però alla cautela, il dato dipende in modo significativo dalla completezza degli inventari chimici disponibili, in particolare per quanto riguarda i pesticidi impiegati nella coltivazione del cotone, e potrebbe quindi sottostimarne l’impatto reale.