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Crisi del clima

Se il Mar Morto sta morendo è anche perché si è creato un "proprio clima estremo"

Il mar morto (Foto di Hrecheniuk Oleksii/Shutterstock)
Il mar morto (Foto di Hrecheniuk Oleksii/Shutterstock) 

Una ricerca mette in luce come, a causa delle attività umane, stia peggiorando il surriscaldamento delle acque e l'abbassamento dei livelli del lago, arretrato di quasi un terzo in cinquant'anni

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Il Mar Morto sta morendo, ma sta anche dando vita a qualcosa di nuovo: un clima estremo, proprio, che ne peggiora le condizioni. Questo bacino, il punto più basso al mondo sulla terraferma, il lago salato che si trova tra Israele, Palestina e Cisgiordania a circa 427 metri sotto il livello del mare, sta oggi arretrando ogni anni di circa un metro e venti a causa delle attività umane e le loro conseguenze, come crisi climatica e siccità estrema. Si stima che negli ultimi 50 anni la superficie del Mar Morto, che mare non è, si sia ridotta di circa un terzo: nel 2026 in vari punti del territorio fra le acque ritirate sta emergendo un nuovo paesaggio fatto di doline, ammassi incrostati di sale, terreni riemersi. Il problema è che più l’acqua si ritira, più questo salatissimo lago si sta anche riscaldando. Anzi, l’intera zona del Mar Morto sta sperimentando un nuovo “clima estremo”. A raccontare questa dinamica è un nuovo studio pubblicato da ricercatori internazionali sulla rivista Geophysical Research Letters.

Gli esperti, come Emmanuel Guillerm del GFZ Helmholtz Centre for Geosciences in Germania e della Binghamton University negli Stati Uniti, spiegano come oggi ci troviamo ormai di fronte a un pericoloso circolo vizioso: la perdita d'acqua può infatti contribuire al riscaldamento e questo riscaldamento alimenta una ulteriore evaporazione e perdita d’acqua. I ricercatori, per descrivere cosa sta accadendo, hanno realizzato un modello che collega la perdita d'acqua, la concentrazione di sale e lo scambio di calore all’interno del bacino del Mar Morto. Un bacino fortemente impattato dall’uomo che ne ha deviato, ad esempio, le acque in entrata, contribuendo nei secoli all’abbassamento del livello del lago. In quarant’anni, tra il 1979 e il 2019, il livello è sceso così di 34 metri mentre le acque si sono surriscaldate tra gli 1,7°C e i 2,8° C a seconda delle profondità.

Da varie simulazioni gli esperti hanno stabilito che, nel decennio 2010-2019, l'aumento delle temperature dell'aria ha contribuito per circa 1,3 °C al riscaldamento delle acque profonde mentre quello del livello dell'acqua ha contribuito per circa 1,5 °C. Senza lo zampino dell'uomo, per esempio con la deviazione dell’acqua e la crescita del riscaldamento globale, di norma l’evaporazione disperde il calore raffreddando l’acqua rimanente ma man mano che l'acqua scompare e la salamoia diventa più concentrata, il raffreddamento per evaporazione si sta indebolendo, favorendo di conseguenza il surriscaldamento delle acque rimanenti. “Questa parte del riscaldamento dell'acqua è dovuta alla deviazione dei corsi d'acqua e si aggiunge al riscaldamento dell'acqua causato dal riscaldamento atmosferico di origine antropica” affermano i ricercatori. In questo contesto il Mar Morto vive oggi all’interno di un sistema che, alle simulazioni attuali, va sempre peggiorando: secondo Guillerm forse solo ripristinare l'afflusso storico di acqua dolce potrebbe arresterebbe il calo del livello del lago, destinato nei secoli a scomparire.