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Pianeta Terra Festival 2026

Tim Flannery: “Se il pianeta è un organismo, noi siamo il cervello”

A destra lo scienziato australiano Tim Flannery con Andrea Geremicca, direttore dell’European Institute of Innovation for Sustainability e docente della LUISS
A destra lo scienziato australiano Tim Flannery con Andrea Geremicca, direttore dell’European Institute of Innovation for Sustainability e docente della LUISS 

Dialogo tra lo scienziato ed esploratore australiano, esperto di mammiferi, e il direttore dell’European Institute of Innovation for Sustainability Andrea Geremicca sulle “Forme di intelligenza”. Come salvare il pianeta? “Scienza e impegno sociale ci aiuteranno a sopravvivere”

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LUCCA. “Non sono ottimista per natura, ma studiando ho visto che abbiamo buone possibilità di preservare il pianeta che abitiamo”. Così Tim Flannery durante l’incontro con Andrea Geremicca, direttore dell’European Institute of Innovation for Sustainability e docente della LUISS, al Pianeta Terra Festival di Lucca, dedicato per la sua quinta edizione alle “Forme di intelligenza”.

Lo scienziato ed esploratore australiano, paleontologo ed esperto di mammiferi, è autore di diversi libri sui cambiamenti climatici (Europa. I primi cento milioni di anni, Una speranza nell’aria, Breve storia del clima, I signori del clima, per citarne alcuni), osservati sul campo in uno degli angoli più remoti ed incontaminati, la Papua Nuova Guinea. Laggiù Flannery, nell’arco di vent’anni, ha potuto scoprire varie specie animali vedendo gli effetti diretti dell’impatto antropico sulla biodiversità. Eppure, non ha dubbi: “La nostra specie ha ancora le migliori prerogative per continuare a farlo. Prima fra tutte l’intelligenza, appunto, ovvero la capacità di organizzare le informazioni.”

In sintesi, “Se il pianeta è un organismo noi siamo il cervello”. Ma qual è allora il limite nel perseguire la scienza, comprare, raccogliere, consumare? “Nella storia del nostro pianeta non c’è una specie che non sia caduta nella trappola malthusiana, quella legata alla sopravvivenza. - spiega il paleontologo - Ma il genere umano è riuscito a regolarsi. Lo abbiamo imparato nel corso della nostra evoluzione e questa, forse, è l’intelligenza del pianeta che può aiutarci a sopravvivere come specie, arrivando a una saggezza sociale, una forma di cooperazione che ci permetterà di trovare - tutti assieme - questo limite”, chiarisce Flannery.

L'incontro "L'intelligenza del pianeta" nell'Auditorium del Suffragio di Lucca
L'incontro "L'intelligenza del pianeta" nell'Auditorium del Suffragio di Lucca 

Quando si parla di biodiversità tendiamo però a sottostimare quanto gli ecosistemi siano complessi. Come riuscire, allora, a proteggerla? “Animali, piante, funghi, batteri: ancora oggi studiamo per comprendere e conoscere questa Terra. Continuiamo a scoprire nuove specie. Basti pensare che ad oggi conosciamo solo il 10% degli animali della Nuova Guinea. Ma è difficile prendersi cura di qualcosa che non conosci. Ecco perché non possiamo smettere di farlo.”

E come individui qual è la prima cosa da fare nel quotidiano? “Ciascuno di noi deve porsi questa domanda e rispondersi in base alle proprie capacità, ruolo, possibilità. Tutto ciò che può fare il singolo ha un impatto sulla società”, spiega Flannery, che in Australia per tre anni ha ricoperto il ruolo di Commissario per il Clima in tempi già difficili per le stime degli scienziati sui tipping point (i “punti di non ritorno” raggiunti dal pianeta). Lo sguardo al futuro è difficile, certo, perché “siamo diventati super competenti e specializzati, ma stiamo perdendo la capacità collettiva di preservare il luogo che abitiamo.”

Uscire dalla crisi quindi non sarà facile, ma è possibile. Da dove cominciare? “Ridistribuzione della ricchezza e impegno sociale.”, conclude Flannery - “I giovani di oggi si trovano in una posizione privilegiata per poter decidere di canalizzare lo scontento che si sta manifestando in molti luoghi e cambiare direzione rispetto al populismo, superando il disinteresse e l’opportunismo.”