Per capire come l’onda blu democratica delle elezioni di Midterm potrebbe essere un’ottima notizia per la salute della Terra, bisogna partire dallo spazio. Mentre negli Usa si votava, sul sito della Casa Bianca è infatti uscita una curiosa nota del presidente Donald Trump in cui “in virtù dell'autorità conferitami dalla Costituzione” Trump proclamava di sua sponte "che il sistema solare e tutto lo spazio extra-terrestre sono dominio di tutti gli esseri umani e sono aperti all'esplorazione, allo sviluppo, all'utilizzo e alla creazione di una presenza permanente da parte dei cittadini americani".
Una frase che sembra perfetta per ricordarci un concetto della visione trumpiana: ovunque ci siano risorse di cui fare incetta, gli attuali Stati Uniti governati dal Tycoon esploreranno, modificheranno e prenderanno, esattamente inseguendo quel mantra “trivellare, trivellare, trivellare” pronunciato da The Donald nella sua elezione.
Negli ultimi due anni, seguendo questo concetto e l’idea di favorire sempre l’industria dei combustibili fossili, Trump ha smantellato tutte le politiche climatiche e scientifiche degli Stati Uniti; ha tirato fuori dall’Accordo di Parigi gli States e, inseguendo il suo credo negazionista, ha ostacolato ogni tipo di finanziamento e di battaglia per provare ad arginare la crisi del clima (che nel frattempo tra ondate di calore, alluvioni e siccità, ha messo in ginocchio varie zone d’America). Per questo - e soprattutto ora che siamo alla vigilia della Conferenza delle Parti sul clima (Cop31) - la sconfitta di Trump al Midterm per scienziati e ambientalisti è un’ottima notizia.
Come potrebbero cambiare le politiche climatiche grazie all'onda blu
Prendendo le redini di Camera e Senato i Democratici potranno infatti provare a frenare e ostacolare i costanti tentativi di Trump di smantellare le politiche federali sul clima. Finora i Dem non potevano opporsi alla sospensione di finanziamenti per le energie pulite voluta da Trump, così come all'eliminazione delle normative sul clima per le centrali elettriche o i veicoli a motore, o ancora lo smantellamento di agenzie come il Servizio Forestale degli Stati Uniti e la Federal Emergency Management Agency.
Adesso però, al netto dei risultati di Midterm, coloro che lottano per un’America che si impegni a ridurre le emissioni e dunque il riscaldamento globale, avranno una nuova chance, controllando ad esempio le leggi sui finanziamenti oppure ripristinando i programmi di resilienza climatica ridotti dai repubblicani.
Il think tank italiano Ecco, che si occupa di clima, ricorda come nel voto di Midterm possa aver pesato proprio la questione climatica ed energetica. “La popolarità di Trump sta calando anche a causa del caro energia e dell’inflazione su beni essenziali come benzina, gasolio, elettricità e generi alimentari. Il prezzo del diesel al gallone è aumentato fino a +98% in Nebraska, +91% in Texas e +93% in Michigan”.
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Se si è arrivati a questi rincari è anche per “un allentamento dello sviluppo di tecnologie pulite, più economiche, a partire dall’abrogazione dell’Inflation Reduction Act, insieme alla crisi in Medio Oriente”.
Con la vittoria democratica però si apre uno spiraglio di speranza per clima e natura perché "un Congresso a maggioranza democratica potrebbe favorire un maggiore controllo sulle scelte energetiche dell’amministrazione e i suoi rapporti con le grandi aziende dell’oil & gas. Una maggioranza blu potrebbe spingere per rilanciare le clean tech: ripristinare i crediti d’imposta per le rinnovabili dell’era Biden, sbloccare progetti eolici e solari, garantire parità di trattamento nelle autorizzazioni per l’energia pulita e aumentare i fondi per la rete elettrica” scrive ECCO ricordando però alcuni limiti, come “il veto presidenziale sulle leggi approvate dal Congresso e i pochi strumenti per vincolare l’azione del Presidente in politica estera”.
Se per la politica estera sarà infatti più complesso interrompere l’azione di Trump anti-clima, in quella intera le Midterm restituiscono segnali incoraggianti.
In Texas ad esempio è stato eletto il senatore democratico James Talarico che, senza rinunciare al fossile, punta però sullo sviluppo delle rinnovabili ed è autore del Texas Climate Action Act, un disegno di legge (poi bloccato) che puntava a stabilire obiettivi per la riduzione delle emissioni di gas serra.
Poi c’è la positiva fiducia riconfermata alla deputata democratica Kathy Castor: in Florida e non solo ha dedicato gran parte della sua carriera proprio a ribadire l'allarme sui cambiamenti climatici ed è fra coloro che si è fortemente opposta alla costruzione di data center nell'area di Tampa.
I grandi data center che crescono senza controllo, energivori e che consumano (negli States) preziose risorse d’acqua e di suolo, sono uno dei campi di battaglia di molti cittadini che oggi si battono per chiedere regole chiare e meno spreco di risorse naturali. Anche in questo caso spesso sono stati i Dem ad opporsi allo sviluppo selvaggio dei data center invocando maggiore trasparenza sulle infrastrutture di quelle Big Tech tanto care a Trump.
Dalla Georgia al North Carolina (che fu devastato dall’uragano Helene) da diversi stati arrivano poi altri segnali di svolta e impegno che vanno nella direzione di politiche climatiche più attente, al contrario di quanto finora voluto dal presidente.
Una di queste, una delle volontà di ridimensionare le normative federali volute precedentemente da Joe Biden, riguarda per esempio la questione delle emissioni di metano, potente gas serra. L’ex presidente “blu” aveva provato a tagliarle, Trump invece ha di recente annunciato l’intenzione di incentivare le attività di estrazione e trasporto di petrolio e gas con conseguenti emissioni di metano, chiedendo appunto la modifica dei requisiti per il monitoraggio delle perdite e il flaring, in pratica l'interruzione del "Programma per i super emettitori di metano” di Biden. Con la nuova onda blu potrebbe configurarsi un nuovo impegno per preservare l'idea della riduzione delle emissioni di metano.
Da adesso in poi infatti molte delle politiche interne di Trump a favore del fossile, potrebbero essere ostacolate, per esempio alla Camera. Come ha spiegato Michael Gerrard, fondatore e direttore del Sabin Center for Climate Change Law, “molte leggi di bilancio iniziano alla Camera, e si tratta di provvedimenti enormi che devono essere approvati, quindi è possibile che alcune disposizioni a favore del clima vengano inserite in alcune di queste leggi".
C’è inoltre chi sostiene che i Dem potrebbero usare il nuovo potere alla Camera per citare in giudizio testimoni e avviare indagini, ad esempio sui possibili conflitti di interesse tra amministrazione Trump ed Elon Musk, dato che il magnate dello spazio continua ad abusare di generatori e sistemi che violano il Clean Air Act per alimentare i suoi data center.
I mega profitti del fossile e i costi folli dell'energia
Inoltre, le conquiste di Camera e Senato potrebbero anche avviare un percorso per ridare slancio al settore delle energie pulite affossato da Trump (con perdita di 37mila posti di lavoro nel 2025). Ma soprattutto il voto di Midterm rafforza una indicazione chiara già emersa dai sondaggi: gli statunitensi vogliono affrontare la questione climatica, nonostante le scelte negazioniste del presidente.
Vari sondaggi indicano come sia Dem che repubblicani auspichino che i candidati parlino di più di clima e un adulto su tre negli Usa afferma di essere ormai stato direttamente colpito da eventi meteo estremi. Un sondaggio del Pew Research Center conferma inoltre che il 54% dei repubblicani e il 92% dei democratici è favorevole alla partecipazione degli Stati Uniti agli sforzi internazionali sul clima (vedi Cop31).
Infine, all’interno della bocciatura di Trump sembra esserci sempre di più anche una questione strettamente legata all’energia e ai divari sociali. Come noto la crisi del clima è alimentata principalmente dalle emissioni di combustibili fossili. Di conseguenza non è passato sotto traccia quanto annunciato poco prima delle elezioni: la scorsa settimana l'industria petrolifera statunitense ha dichiarato un boom dei i suoi profitti, 130 miliardi di dollari negli ultimi sei mesi, praticamente il triplo rispetto a un anno fa, una crescita dovuta soprattutto grazie all'aumento dei prezzi legati al conflitto in Iran.
Per Trump questo boom è una “benedizione”, perché “il nostro Paese sta guadagnando centinaia di miliardi di dollari con il petrolio”. Lo ha detto nonostante “la gente sta pagando un po' di più” tra carburanti e bollette, come lui stesso ha riconosciuto. Eppure, i risultati del Midterm indicano come gli americani sembrano non farsi ingannare e aver compreso i rischi legati al fossile e le enormi sproporzioni fra extra profitti dell’oil&gas e ricadute sui cittadini.
Secondo David Kieve, presidente di EDF Action, "gli elettori hanno respinto le fallimentari politiche energetiche dell'amministrazione Trump, che hanno fatto aumentare le bollette dell’elettricità. Le famiglie sanno che bloccare le energie pulite fa aumentare le tariffe. Pagare le aziende per abbandonare i progetti eolici, cancellare i sussidi destinati a ridurre le bollette nelle zone rurali e utilizzare decreti di emergenza per mantenere in funzione le centrali a carbone quando sono disponibili opzioni più pulite ed economiche, ci ha portato nella direzione sbagliata".
Proprio la questione degli alti prezzi della benzina e dell’elettricità, collegati ai rapporti positivi diffusi dai repubblicani sui profitti delle compagnie petrolifere, si è rivelata così per la prima volta come un chiaro boomerang.
Se a tutto ciò si unisce la rabbia e le battaglie contro l’espansione dei data center, gli impatti del clima sulle rese agricole e ancora le decine di tentativi di Trump di ridurre le leggi sulla protezione della natura, si comprende come in queste elezioni di Midterm clima ed energia possano aver giocato un ruolo chiave.
Come a dire: più che a guardare alle risorse da predare nello spazio, Trump dovrebbe davvero occuparsi di preservare quelle non infinite e ormai totalmente in crisi sul nostro Pianeta.