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Altro che jet, a Belém sono le navi a inquinare: occhi puntati su yacht di Lula e crociere italiane

Una delle navi che ospitano le delegazioni
Una delle navi che ospitano le delegazioni (afp)

Nel cuore dell'Amazzonia sta per iniziare la Conferenza sul clima. Tra tante incongruenze anche le emissioni delle barche giunte fin qui (dall'Italia) per ospitare presidenti, delegati e partecipanti al vertice. Alcune sono prenotate per appena un terzo della capacità

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BELEM (Brasile) – Una volta i simboli dell’incongruenza delle COP erano i jet, ora rischiano di essere le navi. Sul cielo di Belem, alle porte dell'Amazzonia, nella città che per due settimane di fatto si trasformerà in capitale del Brasile per ospitare la COP30, la grande Conferenza delle parti sul clima, gli elicotteri volteggiano senza sosta. Le principali strade della città, soprattutto intorno all’Hangar, il centro congressi dove si terrà la COP, sono chiuse e strettamente sorvegliate dalla polizia: domani, 6 novembre, si inizia nel caldo tropicale con il vertice dei leader arrivati da tutto il mondo (per l’Italia ci sarà il vicepremier Antonio Tajani). Lo sguardo dell’incongruenza, in un Brasile già sotto accusa per nuove esplorazioni petrolifere alla foce del Rio delle Amazzoni, per i problemi di sicurezza e deforestazione e per una infinità di problemi logistici legati alla COP (come i prezzi alle stelle degli hotel), è ora rivolto altrove: al porto che si trova a 30 di minuti dalla sede della Conferenza. Qui è attraccata la barca-hotel Iana III, un mega yacht che ospiterà il presidente del Brasile Luiz Inacio Lula e potrà contenere fino a 65 persone.

Come noto, Lula ha scelto Belem come sede simbolica - in Amazzonia - per mostrare al mondo la strada intraprendere nella lotta alla crisi climatica e per la maggiore sostenibilità ambientale, fatta di scelte da parte dell’umanità, di cui il Pianeta avrebbe bisogno. Eppure, fanno notare associazioni e media brasiliani, questi annunci combaciano ben poco con la realtà: l’imbarcazione scelta da Lula consuma infatti tra i 120 e i 150 litri di gasolio ogni ora quando è in navigazione (è arrivata da Manaus) e anche da ferma non è proprio l’emblema della sostenibilità green tanto invocata. Sebbene non sia una barca particolarmente lussuosa (ha comunque dieci cabine, sale pranzo, solarium e altre comodità), la scelta di usare navi per poter aumentare l’offerta di ospitalità delle 45mila persone attese a Belem per la COP30 ha fatto discutere per un impatto, quello dei consumi e delle emissioni delle navi da crociera per esempio, spesso poco sottolineato. Se durante le altre recenti Conferenze sul clima - vedi Egitto, Emirati Arabi o Azerbaigian - a tenere banco era spesso lo scandalo dell’enorme utilizzo di jet privati da parte dei leader, aerei che inquinano molto di più rispetto ai voli commerciali, qui a Belem l’attenzione sembra dunque spostarsi sulle navi.

La Marina della capitale dello stato di Parà si sta infatti riempiendo poco a poco di imbarcazioni così come il porto di Outeiro dove, tra l’altro, sono stati fatti non pochi lavori infrastrutturali (con potenziali danni per l’ambiente) negli ultimi mesi. Proprio in questo porto sono appena arrivate due navi da crociera italiane, giunte direttamente dall’Italia dopo un lungo viaggio iniziato a fine ottobre: la MSC Seaview e la Costa Diadema. Entrambe sono state selezionate dal governo brasiliano per offrire circa 6000 posti letto in più a una distanza, grazie ai nuovi lavori sulle strade (in cui è stata abbattuta una parte di foresta amazzonica), di circa 30 minuti di auto. Ma per ora le prenotazioni sulle due navi da crociera noleggiate dal governo federale sono ferme a meno di un terzo della capienza, circa 1700 persone. Ovviamente, la scelta di offrire navi per gli alloggi, in una città che di fatto ha dovuto raddoppiare le strutture per l’ospitalità, è inizialmente apparsa come una misura di emergenza ma come ricorda ai media brasiliani l’ingegnere brasiliano Thiago Martinho Pereira dell’Università del Parà questa scelta non è esente da un forte impatto ambientale. Anche se ferme infatti le imbarcazioni devono mantenere in funzione sistemi di alimentazione e trattamento delle acque reflue che potrebbero comportare “in media, per navi di questo tipo, circa 300 chili di CO2 a passeggero al giorno. In pratica non esiste altro mezzo di trasporto così inquinante, a persona, come le navi” sottolinea il professore. In attesa di calcoli più precisi sull’impatto emissivo delle navi che alcune associazioni stanno tentando di realizzare, il governo, giù sommerso da polemiche legate all’espansione sull’uso dei combustibili fossili, ha promesso che eventuali emissioni della COP30 - nave di Lula e quelle da crociera comprese - saranno compensate attraverso l’acquisto di crediti di carbonio. Un sistema, quest’ultimo, che più studi recenti hanno indicato come insufficiente e in parte irrilevante nella battaglia alla crisi climatica.