“Il cambiamento climatico c’è sempre stato”. “Il pianeta è resistente”. “L’attività degli esseri umani non ha niente a che vedere con il clima”. Sono alcune tra le obiezioni più in voga – specie di questi tempi – addotte da chi crede che, tutto sommato, la crisi climatica e ambientale non sia poi così drammatica come qualcuno vorrebbe far sembrare. Tutte le evidenze, però, puntano purtroppo nella direzione opposta: incendi che divorano intere foreste e città, alluvioni improvvise, ondate di calore che mettono a dura prova la vita quotidiana, ghiacciai che si sciolgono, malattie, povertà e migranti climatici in aumento. Tragedie che hanno un prezzo altissimo in termini di vite umane, di perdita della biodiversità e di carico economico, e che sono accomunate dallo stesso marchio di fabbrica: la comunità scientifica, con un consenso pressoché unanime – il che è tutt’altro che frequente nel mondo della ricerca – ha ormai acclarato non solo che la crisi climatica esiste, ma anche che è legata all’attività umana, e in particolare al rilascio dei gas climalteranti in atmosfera. Il Festival di Green&Blue, in programma al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano dal 5 al 7 giugno prossimi, sarà l’occasione per fare un punto sulla scienza del clima con i più eminenti ricercatori al mondo, che da decenni ne studiano le dinamiche e cercano le soluzioni. Non a caso, il tema che scelto per quest’anno è “il numero”: ogni discussione partirà da un numero, un dato, un’evidenza sperimentale. E tutti questi numeri, insieme, serviranno a restituire un’immagine completa della Terra e dei suoi bisogni.
Modelli climatici e previsioni: la frontiera della ricerca
Al cuore del dibattito scientifico del Festival troviamo Timothy Palmer, fisico e climatologo britannico noto per i suoi studi pionieristici sulla prevedibilità dei sistemi climatici. Palmer, ricercatore all’Università di Oxford e membro della Royal Society, ha rivoluzionato l’approccio alle previsioni meteorologiche e climatiche introducendo tecniche di ensemble forecasting, metodologie probabilistiche oggi adottate a livello globale per valutare scenari di riscaldamento e eventi estremi. La sua partecipazione al Festival offrirà una panoramica sull’evoluzione dei modelli climatici, con una lectio magistralis dal titolo “Cambiamento climatico: catastrofe, esagerazione o bufala?”.
Tra gli ospiti di eccezione spicca anche Mark Thomson, fisico delle particelle all’Università di Cambridge e futuro direttore generale del Cern. Thomson parlerà del ruolo della big science nella lotta alla crisi climatica, illustrando progetti come i rilevatori di muoni per monitorare i ghiacciai e le collaborazioni tra centri di ricerca per ottimizzare il consumo energetico degli acceleratori. La sua relazione sottolineerà l’importanza di investire in tecnologie duali, capaci di avanzare sia la ricerca fondamentale che le applicazioni ambientali.
Un occhio dal satellite e l’altro tra i ghiacci
Carlo Buontempo, direttore del Copernicus Climate Change Service, racconterà l’importanza delle osservazioni satellitari e la sfida della comunicazione scientifica. Buontempo, climatologo con un dottorato in fisica dell’atmosfera, ha contribuito a rendere accessibili i dati satellitari dell’Ue a governi e cittadini, facilitando decisioni informate su piani nazionali di riduzione delle emissioni. Avremo inoltre in videocollegamento gli scienziati italiani in missione in Antartide, nella base Concordia, avamposto scientifico franco-italiano che raccoglie dati preziosissimi – dalla composizione delle carote di ghiaccio alle variazioni dell’ozono stratosferico – per studiare l’impatto umano sul clima e la storia climatica del nostro pianeta.
Acqua, agricoltura, sfide globali
Ancora: ospiteremo Giulio Boccaletti, direttore scientifico della Fondazione Cncc(Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), una delle più autorevoli voci scientifiche sui temi legati all’acqua e alla siccità; Gianmaria Sannino, climatologo dell’Enea; Serena Giacomin, meteorologa e presidente dell’Italia Climate Network; Paola Mercogliano, coordinatrice della divisione Remhi del Cmcc; Antonello Pasini, fisico del Cnr; Annamaria Petrozza, ricercatrice dell’Istituto Italiano di Tecnologia; Giulio Betti, ricercatore del Cnr. E tanti e tante altre, da discipline, generazioni e confini geografici diversi, per costruire un dialogo eterogeneo e rigoroso. La partecipazione è gratuita previa registrazione.