Festival Green&Blue 2025
Think tank

Sostenibilità, le aziende puntano sulla leva AI: la sfida è andare oltre il caso d’uso

Sostenibilità, le aziende puntano sulla leva AI: la sfida è andare oltre il caso d’uso

Visioni, esperienze e ostacoli dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la sostenibilità al centro del think tank al Festival di Green&Blue, in collaborazione con Sustainability Makers. Tra i rischi l’adozione in ordine sparso e l’assenza di una regia culturale

2 minuti di lettura

L’intelligenza artificiale sta avanzando nelle aziende in modalità trasversale ma è spesso adottata con un approccio sperimentale, a scapito di una strategia di adozione di lungo periodo. Se le imprese riuscissero a gettare solide fondamenta, dalle policy di utilizzo all’integrazione nei processi, l’AI potrebbe davvero diventare il motore della sostenibilità con la “m” maiuscola.

G&B 2025, Matteo Pedrini (Sustainability Makers) dialoga con le aziende al Think Tank sull'intelligenza artificiale

G&B 2025, Matteo Pedrini (Sustainability Makers) dialoga con le aziende al Think Tank sull'intelligenza artificiale

È questo uno dei messaggi chiave emersi dal think tank intitolato “AI sostenibile e per la sostenibilità: miraggio o concreta opportunità?”, organizzato in collaborazione con Sustainability Makers nell’ambito del Festival Green&blue 2025. L’evento ha riunito i leader della sostenibilità e dell’innovazione di aziende private e pubbliche, esperti di fondazioni, istituzioni e altre realtà del settore pubblico, con l’obiettivo di scattare una fotografia dell’AI come volano di sostenibilità in Italia.

La scintilla del confronto è stata offerta da una ricerca condotta da Matteo Pedrini, professore ordinario di Corporate Strategy presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore scientifico di Sustainability Makers, e da Maria Cristina Zaccone, ricercatrice presso la Facoltà di Economia dello stesso ateneo. Secondo lo studio, quasi la metà delle aziende italiane (45,4%) utilizza già l’AI con varie intensità, ma nel 58% dei casi si tratta ancora di una fase di sperimentazione. L’utilizzo è trainato dall’obiettivo di migliorare l’efficienza operativa (97,2%), mentre sono minoritarie le esperienze che puntano a innovare prodotti o servizi (50,2%). Più che una scelta strategica, l’adozione dell’AI sembra spesso una reazione alla pressione del contesto.

Non a caso, gli ospiti del think tank hanno messo in evidenza la necessità di un salto di qualità, in primis strategico. Se da un lato molte imprese stanno provando ad applicare l’AI ai processi di analisi, rendicontazione o ottimizzazione energetica, dall’altro resta forte la sensazione di una corsa non ancora governata. A dominare è la logica dello use case, spesso disgiunta da una valutazione critica degli strumenti e dei loro limiti. È mancata, secondo molti, una fase di consapevolezza robusta: non tanto se e quando adottare l’intelligenza artificiale, ma perché e con quale impatto.

G&B Festival, "Associazioni, imprese, politica: insieme per l'ambiente"

G&B Festival, "Associazioni, imprese, politica: insieme per l'ambiente"

Il confronto ha inoltre rivelato una doppia distanza. La prima è generazionale: nuove figure professionali entrano in azienda con una familiarità immediata con gli strumenti, ma senza quella competenza strutturata che consente di usarli con criterio. La seconda è organizzativa: le funzioni di sostenibilità sono ancora troppo spesso tagliate fuori dai processi di progettazione e implementazione dell’AI. Eppure proprio loro, con la loro visione sistemica e interfunzionale, avrebbero le leve per integrare criteri sociali, ambientali ed etici sin dalla fase di design.

Molte realtà si trovano oggi a sperimentare strumenti generativi o predittivi senza aver prima definito in modo profondo policy, standard o principi guida. In alcuni casi, i progetti nascono all’interno di singole funzioni aziendali (innovazione, marketing, operations) ma senza un raccordo con gli obiettivi di sostenibilità. E quando si cerca di rendere più sostenibile l’AI stessa, il percorso si complica: tra provider esterni, consumo energetico, lock-in tecnologici e mancanza di benchmark condivisi, il rischio è quello di sommare nuove complessità a problemi ancora irrisolti.

Centrale è stato anche il tema del rischio. Più che tecnici, i pericoli percepiti sono culturali: dipendenza dai fornitori, perdita di competenze interne, affidamento acritico agli output. In alcuni casi, si stanno definendo cornici etiche o perimetri d’uso – ad esempio per tutelare i dati sensibili o per evitare automatismi nella selezione del personale – ma spesso si tratta di iniziative isolate. L’intelligenza artificiale è vista come una leva di efficienza, raramente come un’opportunità trasformativa per la sostenibilità.

La domanda cruciale, emersa da più voci, è allora questa: chi guida il cambiamento? Chi ha il potere – e la responsabilità – di scegliere tecnologie, definire standard, formare le persone? Il think tank ha suggerito che proprio i dipartimenti di sostenibilità, se messi nelle condizioni di farlo, potrebbero diventare i registi di questa transizione. Ma serve un cambio di passo: più integrazione, più governance, più investimento in competenze. E un’alleanza nuova tra tecnologia e cultura, per evitare che l’AI resti un’infrastruttura tecnica isolata dal contesto in cui opera.