“Il digitale non è il problema, è un amplificatore. Amplifica il meglio, dall’accesso alle idee passando per le comunità, ma anche il peggio, ossia rabbia, semplificazioni e tifoserie. Gli algoritmi premiano ciò che trattiene l’attenzione, non ciò che fa capire: vince lo scontro, non l’ascolto. È lì che il confronto si polarizza: smettiamo di cercare ragioni e iniziamo a cercare appartenenza, fino a trasformare ogni spazio in una curva da stadio”. La riflessione affidata a Green&Blue da Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim, tocca il cuore sociale della sostenibilità nell’era digitale. Se finora la “S” di Esg è stata spesso superata dal tema ambientale in termini di centralità nel dibattito pubblico, soprattutto economico, secondo Labriola l’avanzata tecnologica impone un urgente riequilibrio di attenzione. I social media “tendono a isolare gli utenti in stanze in cui tutto sembra darci ragione, alimentando una realtà modellata su paure e certezze personali”. E a ciò si aggiunge il tema della creatività facile che, se da un lato stimola la fantasia, dall’altro potenzia la diffusione di fake news.
"Quando una bugia ha un’immagine, una voce, un’inquadratura, diventa molto più potente. Non la leggiamo più come un’opinione: la percepiamo come una prova — avverte Labriola — Se vedo un’immagine costruita bene, il mio istinto dice ‘è successo’. E la smentita arriva dopo, quando l’emozione ha già fatto il suo giro e la falsa realtà ha prodotto effetti veri. Perché una bugia che si può guardare negli occhi corre alla velocità della luce".
Il digitale cambia di fatto la scala del fenomeno, manipolando la percezione collettiva. In questo scenario si inserisce “Rompi la bolla”, l’iniziativa di sensibilizzazione e divulgazione lanciata dal gruppo che punta sul buon utilizzo della tecnologia, attraverso due progetti formativi nelle scuole. Da un lato la collaborazione con l’Osservatorio for independent thinking nel percorso “Doubt and Debate”, per allenare i ragazzi al pensiero critico. Dall’altro il percorso sviluppato con Idmo, Rai e altri partner denominato “Mind The Web”, dedicato al riconoscimento delle fonti affidabili.
"L’obiettivo è aiutare le persone, a partire dai più giovani, a usare la tecnologia senza subirla — sottolinea Labriola — Il digitale ci ha portato dentro una realtà nuova, e non possiamo affrontarla con la nostalgia del ‘si stava meglio prima’. Dobbiamo conoscere come funziona, perché senza avere gli strumenti, sarebbe come entrare in una città sconosciuta senza sapere leggere la mappa".
Un altro fenomeno dilagante è quello dell’intelligenza artificiale. Le persone chiedono sempre più immediatezza, risposte in tempo reale e processi reattivi. E qui entrano in gioco le performance delle reti e il fattore tecnico della latenza, ossia la velocità di risposta. «L’AI può diventare una commodity — spiega Labriola — ma il valore e l’esperienza d’uso dipendono dalla rete».L’avanzata dell’AI solleva inoltre il tema della sostenibilità dei data center. Nella visione di Tim non si tratta però di scegliere tra rallentare il progresso o subirlo passivamente, ma di incanalare lo sviluppo tecnologico lungo tre direttrici chiare: efficienza di hardware e software per ridurre gli sprechi di calcolo, adozione di energia pulita tramite rinnovabili e progettazione intelligente focalizzata su raffreddamento e recupero di calore. Senza dimenticare la sovranità dei dati. "Non si tratta di spegnere l’AI — conclude Labriola — Si tratta di costruire infrastrutture più efficienti e regole che aiutino a fare investimenti sostenibili. Dobbiamo passare dalle parole ai fatti".