“Vedete, quella è la torre che chiamiamo ‘tranquilla’ dove ci sono i laboratori e gli alloggi, quella invece è la torre ‘rumorosa’ dove trascorriamo il resto della giornata, lì c’è la cucina, la mensa, le aree comuni e ricreative. Abbiamo festeggiato perfino un compleanno". Quando Erik Geletti, informatico dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), appare sul mega schermo intervistato da Luca Fraioli al Festival di Green&Blue 2025 di Milano, indossa una spessa tuta rossa, guanti speciali e una copertura facciale per evitare il congelamento della pelle, s’intravedono solo gli occhi. Sul giubbotto c’è un distintivo con la bandiera italiana. Per mostrarci il suo luogo di lavoro apre una porta simile a quella di un’astronave e ci fa immergere improvvisamente nella notte polare.
G&B Festival, nella Stazione Concordia per studiare l'Antartide: “Fare scienza al buio e a -80°C”
Saranno lui e i suoi colleghi ad accompagnare il pubblico del festival in questo viaggio ai confini della Terra. "Benvenuti in Antartide, alla Stazione Concordia ad oltre 3 mila metri di altezza”, dice mostrandoci un mondo dove scienza e natura sono intrecciati. Cammina piano, al buio, per arrivare nella zona dei laboratori. Sembra lo spazio, invece è la terra. Qui 13 persone, scienziate e scienziati, sei italiani sei francesi e un medico britannico, in nome della ricerca vivono per nove mesi a 80 gradi sotto zero. Al buio, circondati da montagne di ghiaccio, i primi esseri umani lontani 600 chilometri, sono gli scienziati di una base russa.
Un microcosmo completamente autosufficiente la Stazione italo-francese Concordia, un centro di ricerca dove gli scienziati studiano l’ambiente e i cambiamenti climatici, analizzano i dati nascosti sotto metri di ghiaccio preziosi per ricostruire i cambiamenti climatici avvenuti nel corso di millenni, e capire cosa sta accadendo ora alla Terra, e quelli invisibili intrappolati nella stratosfera. “Dialogano” con i colleghi nelle stazioni spaziali con cui condividono ricerche e un lavoro che è una scelta di vita profonda.
Capo della missione invernale del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA)* è Simona Grimaldi, glaciologa e station leader, Università di Catania. Con lei c’è Thomas Pagano, fisico dell'atmosfera (Università di Catania), anche lui siciliano. Il loro racconto trasporta gli spettatori dal Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano in questa terra estrema. E ci si rende subito conto che lavorare in Antartide è un’avventura sia umana che scientifica, dove gli imprevisti devono essere ridotti al limite. “Siamo in un luogo remoto, ma prezioso per la ricerca scientifica. Proprio grazie a queste condizioni conduciamo esperimenti che sarebbero impossibili altrove”.
Sono 14 i progetti condotti nella Stazione Concordia, dal carotaggio del ghiaccio per studiare l’andamento del clima, alle osservazioni astronomiche, la sismologia, le interazioni tra la Terra e il Sole. Erik Geletti, dopo la sua camminata nella notte antartica ci invita all’interno del laboratorio e presenta Matteo Beltrame, astronomo dell’Istituto di Scienze Polari (ISP) - Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Insieme ci mostrano un telescopio. Sembra una strumentazione tutto sommato familiare, invece siamo nel futuro. “Da qui possiamo studiare gli esopianeti, ossia i pianeti che ruotano intorno a una stella che non è il Sole”, spiegano “grazie al buio prolungato possiamo fare lunghe osservazioni sul loro transito. L’ultima è durata 13 ore. Raccogliamo dati, informazioni”. Le immagini e i racconti che arrivano sul palco del festival dalla parte più sconosciuta della Terra scorrono sullo schermo e la parola che suggeriscono è “estremo”.
“La stazione un laboratorio ideale per studiare gli effetti dell’isolamento estremo sull’uomo fornendo informazioni importanti per le missioni spaziali”, spiega Simona Grimaldi che svela come loro, scienziati, aiutino i colleghi medici e psicologi, mettendo a disposizione il loro fisico e la capacità di adattamento per la ricerca. Sì perché qui tutto è “estremo”, anche le amicizie, i conflitti, i pericoli.
“La convivenza forzata nello stesso luogo per mesi, restare isolati, può far emergere dinamiche difficili da gestire. Abbiamo a disposizione una psicologa che ci assiste da remoto e qualche volta è stato necessario un confronto” spiega la dottoressa Grimaldi che ha messo delle regole “ogni sabato facciamo un meeting per capire lo stato d’animo di ognuno, se ci sono conflitti devono essere composti subito altrimenti la vita in spazi così ristretti diventa complicata”. Come nella navicella spaziale. Francesi, italiani, litigherete almeno per la cucina? Domandano dal pubblico. “Niente affatto. Lo chef è italianissimo e quando siamo intorno al tavolo per un’ora riesce a farci dimenticare che siamo così lontani da casa. Anche ai nostri amici francesi”.
Il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) (finanziato dal MUR e gestito dal Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) per il coordinamento scientifico, da ENEA per la pianificazione e l’organizzazione logistica delle attività presso le basi antartiche e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) per la gestione tecnica e scientifica della nave rompighiaccio Laura Bassi.