Festival di Green&Blue 2026
Le soluzioni

Marco Duso (EY): “Dove va la transizione”

Marco Duso, EY-Parthenon Global Leader Sustainability and Decarbonization
Marco Duso, EY-Parthenon Global Leader Sustainability and Decarbonization 

“La sensazione generale è che si stia andando indietro, ma la realtà dei fatti è che il processo di decarbonizzazione continua”, osserva Marco Duso, EY-Parthenon global leader Sustainability and Decarbonization. È uno dei temi al centro del Festival di Green&Blue

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La guerra in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno acceso i riflettori non soltanto sulla vulnerabilità delle grandi rotte del commercio mondiale, ma anche sulla traiettoria della transizione sostenibile. E, in particolare, di quella energetica. Una dinamica che, in realtà, affonda le proprie radici nel tempo. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha alimentato una sorta di onda negativa su alcuni principi dell’azione climatica e della sostenibilità, in particolare negli Stati Uniti ma con qualche spillover anche in Europa. “Il risultato è stata una crescente discrepanza tra percezione e realtà“, dichiara Marco Duso, EY-Parthenon Global Leader Sustainability and Decarbonization. Se la narrazione prevalente tende a interpretare il contesto attuale come un rallentamento della decarbonizzazione, quando si sposta lo sguardo alle evidenze numeriche, emerge una chiara dissonanza.

La sostenibilità nell'era dell'incertezza con Enrico Perego

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“La sensazione è che si stia andando indietro, ma la realtà è che il processo continua“, osserva Duso. “Oggi la transizione è sempre meno guidata dall’azione multilaterale degli Stati e degli attori coinvolti e sempre più dalle reazioni unilaterali di paesi, investitori e aziende che si muovono sulla base di logiche di business, resilienza e sicurezza“. Secondo l’esperto, a cambiare è il paradigma dell’azione, non la sua direzione. “La transizione è ormai inevitabile: la domanda non è più se avverrà, ma cosa serve per vincere in un mondo che sarà sempre più low-carbon“. La crisi del Golfo, in questo contesto, ha innescato due effetti paralleli. Nel breve periodo si osserva non soltanto un’accelerazione della vendita di pannelli solari e veicoli elettrici, ma anche un crescente interesse degli investitori per l’energia pulita. “Nel medio-lungo termine, invece, è ormai evidente che la dipendenza dalle importazioni di idrocarburi espone i Paesi a un rischio geopolitico e inflattivo molto elevato“, dice Duso. “Esistono già esempi di sistemi che hanno reagito in modo più resiliente: la Cina, che ha registrato il minor incremento dei prezzi in assoluto, e la Spagna, che grazie alla forte penetrazione delle rinnovabili e all’elettrificazione è riuscita a contenere il costo dell’energia“.

Per l’esperto, queste dinamiche indicano una direzione ormai tracciata. “È sempre più chiaro che esiste un modello verso cui anche un Paese come l’Italia dovrebbe convergere: una maggiore indipendenza energetica, ma anche una maggiore resilienza rispetto all’inflazione e alla volatilità dei prezzi dell’energia, sia per i consumatori che per le imprese“.

Il quadro descritto si riflette poi nell’andamento degli investimenti globali. Nel 2025, la spesa mondiale nella transizione energetica ha raggiunto i 2,3 trilioni di dollari, a fronte dei 2,1 trilioni dell’anno precedente. Un incremento dell’8% che, sottolinea Duso, contrasta con l’impressione diffusa di un settore in rallentamento. “Le prospettive per il 2026 indicano una prosecuzione del trend, sostenuto da segnali già visibili: una crescita della vendita di pannelli fotovoltaici e veicoli elettrici, come anticipavo, ma anche nuovi flussi di capitale verso le reti elettriche“, afferma l’esperto. Alla base di questa evoluzione agiscono tre fattori strutturali destinati a rafforzarsi nei prossimi anni. Il primo è il cosiddetto “opportunity cost”, con il prezzo delle rinnovabili che continua a scendere mentre quello delle fonti fossili aumenta. Il secondo è una spinta dei paesi verso l’autonomia energetica per ridurre la vulnerabilità esterna. Il terzo fattore è rappresentato infine dalla crescita della domanda elettrica legata ai data center, destinata ad aumentare del 300% entro il 2030. “Il punto non è più se la transizione energetica continuerà, ma a quale ritmo e come affrontarla in un mondo sempre più instabile“, conclude.