Il futuro della transizione ecologica e digitale si gioca sul terreno delle competenze, con l’Italia che rischia di restare indietro a causa di uno strutturale deficit di formazione. I dati di Eurostat 2025 segnalano che in Italia solo il 32% dei giovani tra i 25 e i 34 anni possiede una laurea, a fronte di una media europea che ha già superato la soglia del 40%. A questo si aggiungono i ritardi evidenziati dall’indice Desi della Commissione europea, che colloca l’Italia al 15esimo posto su 27 per digitalizzazione complessiva, con performance particolarmente critiche sul fronte delle competenze digitali diffuse. Eppure, investire nell’istruzione superiore continua a fare la differenza, sia in termini di stabilità occupazionale (il tasso di impiego dei laureati sfiora l’85%, circa dieci punti in più rispetto ai diplomati), sia di reddito, con retribuzioni medie superiori del 30-40%.Il vero paradosso italiano risiede però nel cosiddetto “skill mismatch”, ovvero il disallineamento strutturale tra l’offerta formativa e il reale fabbisogno delle imprese. Secondo le ultime rilevazioni di Confindustria, due aziende su tre non riescono a trovare i profili professionali necessari. Una paralisi confermata dal Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere: quasi la metà delle assunzioni previste (il 45%) resta bloccata, con picchi che superano il 60% quando si cercano profili tecnici e discipline Stem.
Questo cortocircuito ha un costo drammatico. Il Rapporto Formazione e Lavoro dell’Osservatorio Proxima stima che il mismatch di competenze e il ritardo digitale siano costati all’Italia circa 44 miliardi di euro, provocando una contrazione del Pil di quasi il 3%."Di fronte a questo scenario, il sistema formativo ha l’obbligo di accelerare", analizza Fabio Vaccarono, presidente esecutivo di Multiversity, il più importante gruppo italiano della formazione universitaria online, che comprende Università Pegaso, Universitas Mercatorum e Università San Raffaele Roma. "Non è più sostenibile un modello lineare in cui si studia una volta sola per poi immettersi nel mercato del lavoro".
"Come Multiversity - racconta - siamo impegnati per rendere l’alta formazione accessibile a tutti, coerente con le richieste dei mercati e capace di governare il cambiamento".Guardando al futuro prossimo, la strategia punta al consolidamento e all’internazionalizzazione, attraverso l’erogazione di percorsi in lingua inglese e lo sviluppo di nuovi indirizzi di studio in cybersecurity e tecnologie alimentari. "La nostra è prima di tutto una sfida culturale", chiarisce Vaccarono. "In un contesto macroeconomico incerto e fluido, il vantaggio competitivo nasce dalle persone. Sono il più strategico degli investimenti. Oggi il concetto di sostenibilità, applicato al mondo dell’education, ha un obiettivo preciso: costruire agilità e resilienza professionale. Significa dare a ciascuno gli strumenti per aggiornare le competenze, creare valore e guidare il cambiamento lungo tutto l’arco della propria vita professionale".
Quindi ricorda che questo obiettivo richiede un apprendimento permanente, l’aggiornamento costante delle competenze e dei modelli formativi che siano compatibili con i tempi di vita e di lavoro delle persone. La distanza tra la velocità dell’innovazione tecnologica e quella dei sistemi formativi tradizionali è diventata uno dei nodi principali del mercato del lavoro globale. Ambiti come l’intelligenza artificiale, la cybersecurity e i nuovi modelli organizzativi aziendali richiedono competenze in continuo mutamento. "Le imprese cercano figure flessibili, capaci di adattarsi rapidamente a scenari in continuo mutamento", conclude il manager. "Per questo il focus non deve essere più solo quello di formare ex ante, ma di accompagnare costantemente i lavoratori nel loro percorso".