Festival di Green&Blue 2026
I protagonisti

Toby Kiers: “Il noi non si può riferire solo al genere umano”

Toby Kiers, biologa evoluzionista, direttrice di Spun e vincitrice del Tyler Prize 2026, al G&B Festival
Toby Kiers, biologa evoluzionista, direttrice di Spun e vincitrice del Tyler Prize 2026, al G&B Festival 

La biologa vincitrice del Tyler Prize 2026 racconta i suoi studi sulle connessioni sotterranee chiamate “micorrize”: nutrono le piante, proteggono il clima e la salute del suolo

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Immagazzina circa 13 tonnellate di anidride carbonica all’anno, “commercia” nutrienti indispensabili alle piante ed è la casa della maggior parte delle specie viventi. È invisibile, ma indispensabile all’equilibrio del pianeta e della biosfera: si chiama rete micorrizica, o wood wide web, ed è l’inestricabile network di connessioni sotto i nostri piedi, una “via della seta” sotterranea lungo la quale avvengono transiti di acqua, carbonio, azoto e tanto altro. La Marco Polo di questa tratta è Toby Kiers, biologa evoluzionista, direttrice di Spun e vincitrice del Tyler Prize 2026, la massima onorificenza nel campo dell’ambiente, che ci ha raccontato i segreti di questo mondo straordinario.

Toby Kiers, mappare il respiro sotterraneo della Terra

Toby Kiers, mappare il respiro sotterraneo della Terra

Per decenni abbiamo studiato le stelle e gli oceani, trascurando la biodiversità del sottosuolo. Come ha convinto il mondo scientifico che una zolla di terra non è solo “terra” ma “un’intera galassia da esplorare”?

"Il mio scopo è quello di aprire una strada nuova per comprendere la vita sulla Terra. Quando le nuove scoperte sono invisibili, però, è particolarmente difficile. La sfida più grande per la gente è ribaltare la propria prospettiva, pensare agli ecosistemi del sottosuolo come al luogo da cui nasce la vita. Il 59% di tutte le specie del Pianeta vive nel sottosuolo, eppure comunemente se ne sanno citare a stento una o due. Questi organismi sono alla base della vita. La sfida era incuriosire le persone: una volta che si incuriosiscono, lo restano a vita".

Lei ha dimostrato che i funghi micorrizici non sono semplici collaboratori passivi delle piante, ma si comportano da veri e propri “trader economici”. Ci può spiegare come funziona questo “commercio”?

“Studio il rapporto tra piante e funghi usando strutture di economia. In particolare, osservo in che modo sia piante sia funghi traggono vantaggio dallo scambio reciproco di risorse. Le piante forniscono carbonio prodotto dalla fotosintesi, mentre i funghi forniscono nutrienti come il fosforo dal terreno. Le piante hanno sviluppato la capacità di differenziare i vari funghi, così da destinare più carbonio a quelle varietà che assicurano loro più fosforo. Viceversa, anche i funghi tendono a dare più nutrienti alle piante che offrono loro più carbonio. L’economia ci offre gli strumenti matematici per studiare questi scambi, proprio come gli economisti studiano gli scambi commerciali nei mercati. Grazie a questa intelaiatura, possiamo sperimentare in modo più efficiente le idee su come avvengono la cooperazione, la competizione o lo scambio di risorse tra piante e funghi. Possiamo anche studiare le strategie commerciali più sofisticate sviluppate dai funghi. Questo lavoro ci ha dimostrato che i funghi non sono semplicemente complementari alle piante, ma trader molto efficaci e a tutti gli effetti".

I dati di Spun indicano che ogni anno le piante trasferiscono ai funghi micorrizici circa 13 miliardi di tonnellate di diossido di carbonio. Come cambierebbero le agende globali per il clima se questi organismi fossero ufficialmente riconosciuti come un’infrastruttura planetaria vitale?

“I funghi micorrizici costituiscono uno dei sistemi circolatori della Terra. Questi network trasferiscono quantità enormi di nutrienti e di carbonio. Questi funghi si trovano esattamente alla base degli ecosistemi della resilienza, perfino dei sistemi agricoli: forniscono nutrienti alle piante, ma ne migliorano anche la tolleranza nei confronti dei metalli pesanti, aumentano l’apporto di acqua, rendono più grandi e più dolci i fiori che sostengono le popolazioni di impollinatori. Però, non abbiamo mappato, monitorato e protetto i sistemi fungini. Queste comunità ora devono affrontare i pericoli derivanti da deforestazione, erosione e pratiche agricole. Tale perdita è passata inosservata. La distruzione delle reti sotterranee aggrava il riscaldamento globale, accelera la perdita della diversità, altera i cicli dei nutrienti. Per poter includere i funghi nelle strategie climatiche i decision-maker devono avere accesso a dati ad alta risoluzione e su scala globale. Adesso la grande offensiva è inserire questi funghi nelle agende globali per il clima”.

L’agricoltura intensiva sta facendo a pezzi le reti micorriziche. Come potremo sfamare l’umanità e proteggere il Wood Wide Web nel sottosuolo?

”La salute del suolo negli ecosistemi agricoli è diventato uno degli obiettivi principali per gli sforzi di sostenibilità e per mettere a punto soluzioni alla crisi del clima a partire dalla Natura stessa. Gli studi dimostrano che i funghi micorrizici arbuscolari (AMF) sono sensibili a molti interventi di pratica agricola. Stiamo iniziando a comprendere che le pratiche agricole sostenibili miranti a migliorare il suolo tendono anche a promuovere l’abbondanza e la diversità dei AMF. Occorrerà portare avanti la ricerca, tuttavia, anche per esplorare differenti combinazioni di approccio alla gestione del suolo che promuovono le reti micorriziche”.

Il tema di questa edizione di Green&Blue Festival è NOI. Il suo lavoro ci mostra un livello di interdipendenza tra piante, funghi, batteri ed ecosistemi che è la quintessenza del NOI ecologico. Quanto ritiene urgente espandere questo pronome per includere gli organismi non-umani?

“Assumere una prospettiva che vada oltre il genere umano è più importante che mai. Ci permette di resistere al fatto di mettere gli esseri umani al centro di ogni decisione”.

Nel contesto specifico dal quale dipendono tutte le nostre vite, qual è il gesto più urgente e concreto che la società deve fare immediatamente?

“Proteggere il sottosuolo”.

(Traduzione di Anna Bissanti)