Il contrasto al cambiamento climatico non passa più soltanto dalla necessaria riduzione delle emissioni, ma richiede un impegno anche nella rimozione permanente dell’anidride carbonica già presente in atmosfera. In questo scenario si inserisce l’azione di Neya, società benefit creata lo scorso anno da Mundys, guidata da Andrea Mangoni, che ha avviato una serie di iniziative sperimentali di tipo nature based per testare la solidità di una branca di business in fortissima espansione. Il mercato internazionale dei crediti di carbonio, che nel 2024 ha toccato un valore di circa 115 miliardi di dollari, è destinato secondo le stime a più che raddoppiare entro il 2030.
L’obiettivo di Neya, guidata da Ruggero Poli, è produrre crediti di alta qualità utili per la decarbonizzazione delle infrastrutture di trasporto globali del gruppo, puntando su progetti che garantiscano benefici misurabili non solo per il clima, ma anche per la biodiversità e le comunità locali.Uno dei pilastri di questa strategia è il progetto “Ma-honko”, situato lungo le coste settentrionali del Madagascar, nelle regioni di Sofia e Melaky. Qui l’intervento riguarda la riforestazione di 500 ettari di mangrovie, ecosistemi tropicali unici capaci di vivere in acque salmastre e fondamentali per la salute del Pianeta. Le mangrovie sono, infatti, tra i più efficaci serbatoi di carbonio al mondo: i loro alberi e arbusti catturano e immagazzinano enormi quantità di anidride carbonica sia nella biomassa che nei suoli poveri di ossigeno. Oltre alla funzione climatica, queste foreste costiere agiscono come barriere naturali contro l’erosione e le tempeste tropicali, proteggendo gli insediamenti umani e creando habitat vitali per la riproduzione di pesci, crostacei e uccelli. Il progetto mira a ripiantumare specie autoctone e a sostenere la popolazione locale attraverso la creazione di posti di lavoro diretti e la diversificazione delle fonti di reddito, dall’apicoltura alla produzione sostenibile di legname.
Parallelamente all’impegno in Africa, Neya ha recentemente lanciato un nuovo fronte di intervento nel sud del Cile, concentrandosi sulla Foresta Valdiviana. Si tratta di una delle aree più ricche di biodiversità e al contempo più minacciate al mondo, dove il 76% degli anfibi e il 45% dei vertebrati sono specie endemiche che non si trovano in nessun altro luogo della Terra. L’iniziativa cilena prevede il ripristino di 170 ettari di terreno degradato, una superficie equivalente a circa 240 campi da calcio, attraverso la piantumazione di alberi autoctoni come il Rauli, il Coigüe e il Roble. Questo piano, della durata di 40 anni e certificato secondo standard internazionali, permetterà di rimuovere circa 80 mila tonnellate di anidride carbonica. Di queste, 55 mila tonnellate saranno impiegate direttamente da Mundys per compensare le emissioni delle proprie infrastrutture globali.
L’impatto sociale in Cile è altrettanto rilevante, con il coinvolgimento di decine di famiglie di piccoli e medi proprietari terrieri che beneficiano di programmi di formazione tecnica e della partecipazione economica derivante dai crediti di carbonio. “Non si tratta solo di rimuovere anidride carbonica, ma di ricostruire ecosistemi resilienti e creare opportunità economiche durature per i territori coinvolti", annota Ruggero Poli, amministratore delegato di Neya. Questo sviluppo integrato – che realizza la visione impressa da Alessandro Benetton, presidente della capogruppo infrastrutturale - ha contribuito a far ottenere alla capogruppo Mundys il massimo punteggio A-list da parte di Cdp per tre anni consecutivi, posizionandola nel miglior 2% delle aziende a livello globale per le performance climatiche. L’impegno si inserisce in una roadmap di sostenibilità a livello di gruppo che prevede l’azzeramento delle emissioni nette dirette entro il 2040.