In Danimarca la felicità passa anche dalle due ruote. Andare in bicicletta non è soltanto un modo sostenibile per spostarsi, ma una componente strutturale della qualità della vita: è una pratica capace di migliorare la salute fisica, ridurre lo stress e produrre benefici economici concreti per la società. Secondo alcuni studi condotti dall’Università della Danimarca Meridionale e dall’Autorità sanitaria danese, è sufficiente un’ora di bicicletta a settimana per prevenire le principali malattie legate allo stile di vita, come quelle cardiovascolari. Il ciclismo è associato inoltre a un rischio inferiore del 28% di morte prematura. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la mobilità attiva un’alternativa green all’esercizio fisico, oltre che uno strumento economicamente valido per migliorare il benessere psicologico.
Chi usa la bicicletta con regolarità riporta infatti livelli più elevati di connessione sociale e resilienza mentale. Un approccio sintetizzato da Visit Denmark, l’organizzazione nazionale del turismo danese, nel concetto di “Danish Wheelness”: nato dalla fusione di “wheel” (ruota) e “wellness” (benessere), invita a riscoprire il piacere del movimento lento. I danesi stessi dichiarano di andare in bici principalmente per motivi connessi al benessere intrinseco, non per obbligo. “Quando si pedala, i muscoli convertono le sostanze legate allo stress in una forma innocua che non può influenzare il cervello“, spiega Bente Klarlund Pedersen, medico senior del Rigshospitalet e professore di medicina integrativa “Il ciclismo funziona come un antidepressivo naturale“.
A questi impatti si aggiunge una dimensione economica: ogni chilometro percorso in bicicletta genera un beneficio netto per la società, stimato in circa 0,85 euro, grazie soprattutto alla riduzione dei costi sanitari. Su base annuale un pendolare abituale può contribuire a generare circa 1.875 euro di benefici sociali. Si tratta di cifre che trovano un riscontro concreto in Danimarca, dove si registrano ogni giorno 2,2 milioni di spostamenti su due ruote, per un totale di oltre 8 milioni di chilometri percorsi, equivalenti a circa 200 viaggi intorno alla Terra.
La diffusione è capillare: il 67% dei cittadini e delle cittadine danesi possiede una bicicletta. Ai livelli attuali di utilizzo, i benefici sanitari per la società ammontano a 6,7 milioni di euro al giorno. Un’analisi della Danish Industry rivela tra l’altro che i dipendenti che passano al pendolarismo attivo si avvalgono in media di cinque giorni di malattia in meno all’anno, concorrendo a un calo di più del 50% delle assenze per malattia tipiche. A renderlo possibile non è solo una predisposizione culturale, ma anche un investimento strutturale di lungo periodo.
Negli ultimi decenni, il Paese ha sviluppato una rete di infrastrutture ciclabili continue, con oltre 16mila chilometri di piste dedicate. A Copenaghen, soluzioni come i ponti ciclopedonali, le “green wave” per i ciclisti e le corsie protette contribuiscono a rendere la bicicletta l’opzione più semplice e naturale per spostarsi, fin dall’infanzia. Una cultura che si riflette anche in eventi come la Copenhagen Sprint, l’evento ciclistico dell’Uci World tour che si terrà il prossimo 13 e 14 giugno 2026: accanto alla competizione professionistica, coinvolge cittadini e città, trasformando il ciclismo in un’esperienza collettiva. Non è un caso che la Danimarca “si collochi stabilmente ai primi posti delle classifiche internazionali sui Paesi più felici al mondo“, interviene Meik Wiking, Ceo dell’Happiness Research Institute. Non si tratta soltanto di libertà, prosperità economica e bassa corruzione: il benessere passa anche dalle due ruote. “Quando si sale in sella, si attiva una sorta di pillola naturale della felicità“, conclude Pedersen.