La Terra salvata dallo Spazio
Clima

Mari, terra, aria: così dallo Spazio sorvegliamo l’ambiente

L'ondata di calore che ha colpito a luglio 2025 l'Europa vista dal satellite
L'ondata di calore che ha colpito a luglio 2025 l'Europa vista dal satellite 

Dai satelliti otteniamo dati fondamentali sulle temperature, l’inquinamento, sullo stato delle foreste e degli oceani. Per combattere la crisi del clima e prevenire gli eventi estremi. L’impegno dell’Italia

2 minuti di lettura

Osservare la Terra dallo Spazio può contribuire a salvarlo. E a salvarci. Il monitoraggio ambientale da satellite ci offre occhi straordinari per comprendere lo stato di salute della Terra. Per comprendere processi complessi e intrecciati in grado di suggerire contromisure, spesso inderogabili, per invertire la rotta del riscaldamento globale: dalla temperatura degli oceani e dei continenti all’abbondanza di gas serra o sostanze inquinanti, dalla qualità delle acque all’uso del suolo e la sua umidità, dalla salute della vegetazione ai movimenti del terreno, come terremoti e frane, dalla copertura di neve al livello del mare, fino alla consistenza delle praterie di Posidonia oceanica.

"Trattandosi di misure remote, cioè effettuate a distanza dai fenomeni che si vuole osservare, le tecniche di telerilevamento utilizzano onde elettromagnetiche, naturalmente emesse o riflesse dalla Terra, per ricavarne le proprietà, ma ci sono anche sensori che sfruttano altre interazioni, come ad esempio la modifica del campo gravitazionale”, spiega Domenico Cimini, ricercatore dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Cnr. ”Per misurare la temperatura della superficie - prosegue - è necessario utilizzare frequenze per le quali l’atmosfera è quasi trasparente; al contrario per misurare la temperatura a vari livelli dell’atmosfera vanno utilizzate altre frequenze per le quali l’atmosfera è semiopaca, come fosse un laghetto torbido”.

I satelliti Sentinel

La piattaforma di riferimento è il programma europeo Copernicus, il più grande programma di osservazione della Terra, rigorosamente open source. Il segmento spaziale del programma è rappresentato dalle sentinelle, una serie di satelliti e sensori espressamente pensati per il monitoraggio ambientale. Tra questi Sentinel-1, che ha a bordo un radar ad apertura sintetica per monitorare le deformazioni del terreno, Sentinel-2, per il monitoraggio del terreno e delle aree costiere, Sentinel-3, per la qualità delle acque marine e della temperatura superficiale di mare e terra, e infine Sentinel-5, lanciata ad agosto e attiva nell’osservazione della composizione atmosferica, a cominciare dai gas che influenzano la qualità dell’aria. E naturalmente non finisce qui.

Il monitoraggio dei gas serra

"Già, perché l’osservazione della Terra dallo Spazio è in continua evoluzione, sia per garantire la continuità necessaria per concatenare serie temporali lunghe al fine di monitorare il clima sia per migliorare le nostre capacità di interpretare i processi”. In questo contesto si colloca l’espansione di Copernicus, che già prevede il lancio di altre sei missioni da qui al 2030. ”Interessante è CO2M (Copernicus Anthropogenic CarbonDioxide Monitoring), la prima missione satellitare dedicata al monitoraggio di gas serra con la risoluzione spaziale e temporale necessaria per identificare le sorgenti antropogeniche a supporto delle politiche di decarbonizzazione”, spiega il ricercatore del Cnr. Parte del successo delle sentinelle Copernicus è legato allo sviluppo portato avanti dagli Earth Explorers dell’Agenzia spaziale europea. Tra queste, Biomass, lanciata il 29 aprile, dedicata al monitoraggio della biomassa delle foreste, penetrando oltre la chioma fino al tronco e rami, per una maggiore comprensione del loro ruolo nel ciclo globale del carbonio.

L’Italia fa la sua parte

"A luglio - aggiunge Cimini - è stata selezionata per Earth Explorer 11 la proposta di un radar per la misura dei venti all’interno delle nubi, promossa dal Politecnico di Torino”. L’Italia c’è, eccome. ”Partecipiamo sia con la ricerca sia con l’industria, tramite lo sviluppo tecnologico di vettori e sensoristica, con il processamento dei dati grezzi e con i prodotti finali rilasciati agli utenti, sia nel contesto di Copernicus che delle Satellite Application Facilities di Eumetsat. E l’Italia ha investito negli ultimi anni una grossa fetta di fondi del Pnrr per dotarsi di un programma Copernicus-like a scala nazionale: Iride, nato da una collaborazione tra governo, l’Agenzia spaziale italiana, l’Agenzia spaziale europea e l’industria nazionale”. Un ecosistema solido e vivace: l’ultimo arrivato è “Space It Up!”, un partenariato coordinato dal Politecnico di Torino e finanziato dall’Agenzia spaziale italiana e dal Ministero dell’Università e Ricerca, che mira all’innovazione nell’esplorazione spaziale, nell’osservazione della Terra e nella protezione planetaria.