Se invece l’intelligenza artificiale, indipendentemente da quanto i suoi consumi possano nel tempo aumentare, fosse in grado di abbattere le emissioni di gas serra in una moltitudine di altri settori? L’idea, a dire la verità, è tutt’altro che nuova: fin dall’avvento degli algoritmi predittivi basati su deep learning si sono immaginati vari modi in cui questa tecnologia potrebbe contribuire al contrasto della crisi climatica. Una speranza che poggia su tre elementi: la capacità dell’intelligenza artificiale di analizzare un’enorme quantità di dati, di fare previsioni accurate e di ottimizzare processi. In che modo tutto ciò può però abbattere le emissioni di anidride carbonica? Un primo esempio arriva da uno dei settori meno sostenibili in assoluto, quello dell’energia fossile.
Ottimizzare il consumo di energia
ADNOC, un colosso degli Emirati Arabi, utilizza sensori per individuare le perdite di metano lungo i suoi oleodotti e gasdotti, consentendo di intervenire rapidamente. Inoltre, i software di deep learning impiegati sono in grado di prevedere anche con cinque anni di anticipo dove le perdite potrebbero verificarsi in futuro. Nel 2023 questo approccio avrebbe ridotto le emissioni di CO2 di circa un milione di tonnellate (quanto 200 mila veicoli a benzina). Tapestry, una startup nata dal laboratorio sperimentale di Google, ha invece sviluppato uno strumento predittivo, impiegato per esempio nella rete energetica del Cile, che permette di simulare il funzionamento del sistema elettrico. Grazie a queste simulazioni, gli operatori possono anticipare congestioni e colli di bottiglia, individuare i luoghi più adatti per la costruzione di impianti rinnovabili e valutare con maggiore sicurezza l’affidabilità della rete anche nei momenti di picco. Questo consentirebbe di abbandonare le vecchie centrali fossili usate come “assicurazione” contro i blackout, aumentando la quota di rinnovabili.
Un satellite ci salverà
La gestione dell’acqua
Un altro esempio proviene dall’azienda austriaca Hydrogrid, che aiuta gli operatori delle dighe a produrre più energia grazie a un software basato su intelligenza artificiale. Poiché nei grandi impianti idroelettrici i flussi d’acqua possono variare, il sistema ottimizza la distribuzione dell’acqua per massimizzare la produzione di elettricità, ottenendo incrementi fino al 10% nella generazione di energia.
Anche gli edifici, responsabili di una quota enorme delle emissioni globali, sono al centro di nuove soluzioni. La canadese BrainBox AI ha sviluppato un sistema che, grazie a sensori e algoritmi predittivi, gestisce in autonomia il riscaldamento, la ventilazione e la climatizzazione degli spazi commerciali. Analizzando in tempo reale dati su occupazione, meteo, umidità e consumi, l’intelligenza artificiale è in grado di regolare i flussi in modo molto più efficiente di quanto farebbe un operatore umano. Nei circa 14 mila edifici in cui è stato già implementato, questo approccio ha ridotto i consumi energetici fino al 25%.
Intercettare i segnali di degrado delle foreste
Un contributo italiano alla lotta contro la crisi climatica arriva da Foremyc, una startup nata con l’obiettivo di proteggere le foreste alpine e che sfrutta l’intelligenza artificiale per analizzare i dati raccolti sul campo e da immagini satellitari. Attraverso queste informazioni, il software monitora lo stato di salute dei boschi, individua i primi segnali di degrado (come infestazioni di parassiti o stress idrico) e indica gli interventi mirati che possono preservare la foresta. Un approccio che non aiuta solo a difendere gli ecosistemi naturali, ma anche a rafforzarne la capacità di assorbire CO2.
Ridurre le emissioni con l’IA? È possibile
L’elenco dei software in grado di ridurre le emissioni, ottimizzare i processi e prevenire i problemi potrebbe continuare. Ma quanto, in definitiva, sono in grado di abbattere le emissioni? Secondo uno studio pubblicato su NPJ Climate Action (rivista scientifica di Nature), l’intelligenza artificiale sarebbe in grado di ridurre le emissioni anche di 5 miliardi di tonnellate di CO2 entro il 2035 (più di quanto emette ogni anno l’intera Unione europea): una cifra molto superiore all’aumento di emissioni causato dalla diffusione dell’intelligenza artificiale stessa.
Si tratta però di scenari teorici. E come gli stessi autori dello studio sottolineano, moltissimo dipenderà dalla volontà politica di mettere in atto le potenzialità green di questa tecnologia.