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Tessa Gelisio: “Il futuro del lavoro è green”

Tessa Gelisio e Marco Gisotti
Tessa Gelisio e Marco Gisotti 

La conduttrice ha scritto, con Marco Gisotti, un libro in cui analizza i settori di impiego dando suggerimenti per trasformare la sostenibilità in un’opportunità professionale vincente

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Con le erbe del suo orto, la chef Chiara Pavan crea piatti che raccontano il territorio. A Milano, l’architetto Stefano Boeri ridisegna l’edilizia intrecciando alberi e cemento, mentre l’imprenditore Paul Hawken promuove l’economia rigenerativa. Nomi noti che hanno declinato la loro professione in chiave green. Una possibilità oggi alla portata di tutti, come spiegano la conduttrice televisiva Tessa Gelisio e il giornalista Marco Gisotti nel loro nuovo libro Green jobs. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro, pubblicato da Edizioni Ambiente in concomitanza con il 1° maggio, Festa dei lavoratori. Il volume, che rappresenta l’approdo di un percorso editoriale costituito dalle due edizioni di Guida ai green jobs (2009 e 2012) e da 100 green jobs per trovare lavoro (2019), contiene un’analisi dello scenario attuale e cento schede che presentano altrettanti mestieri verdi.

Gelisio, in quali settori si concentreranno le maggiori opportunità di lavoro dei prossimi anni?

“Soprattutto in quelli correlati alla transizione energetica: efficientamento, energie rinnovabili, impiantistica. Si registrerà un incremento di opportunità anche nel marketing e nella comunicazione green, sempre più rilevanti per accompagnare il cambiamento, e nello sviluppo di materiali sostenibili innovativi”.

Numeri alla mano, quali sono le professioni più richieste dalle imprese?

“Secondo i dati del sistema informativo Excelsior di Unioncamere, le più richieste includono elettricisti delle costruzioni civili; specialisti in scienze gestionali, commerciali e bancarie; ingegneri energetici, meccanici e civili; tecnici dei cantieri edili. E ancora, cuochi in alberghi e ristoranti, camionisti, docenti, tecnici della salute, muratori. Si tratta di mestieri molto diversi tra loro, accomunati dalla crescente richiesta di competenze legate alla sostenibilità. Non si parla, quindi, solo di lavori strettamente ambientali, come agricoltori biologici, addetti di un parco, biologi, ma piuttosto di lavori tradizionali che stanno integrando conoscenze ecologiche. Un esempio è quello degli chef: oltre alle abilità culinarie, oggi è sempre più apprezzata la capacità di gestire in modo efficiente le materie prime e l’energia. La sostenibilità diventa così un fattore competitivo, correlato alla riduzione degli sprechi e dei costi”.

In questo panorama, quali percorsi formativi consiglierebbe ai giovani?

“I percorsi più solidi, adesso e nei prossimi anni, sono quelli che portano avanti di pari passo sostenibilità e competenze tecniche. La transizione ecologica sta già creando un grande fabbisogno di lavoratori: le imprese cercano profili formati su questi temi e, in molti casi, faticano a trovarli. Per questo il suggerimento è puntare su materie Stem (Science, technology, engineering and mathematics), istituti tecnici e scuole professionali. Naturalmente, accanto a una valida preparazione, restano decisive le soft skill, cioè capacità di lavorare in gruppo, risolvere problemi, comunicare in modo efficace. È su questi equilibri che si giocheranno le opportunità future”.

Il vostro progetto è iniziato nel 2009 con il primo libro. Quali cambiamenti sono occorsi in tutti questi anni?

“Nel 2009 siamo stati tra i primi a parlare di green economy e green job. Allora ipotizzavamo che nel giro di alcuni anni i lavoratori green avrebbero raggiunto quota un milione. Già tre anni dopo, con il libro successivo, erano diventati un milione e mezzo: la crescita è stata molto più rapida del previsto”.

La copertina di "Green jobs. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro" (Edizioni Ambiente)
La copertina di "Green jobs. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro" (Edizioni Ambiente) 

Quali leve hanno indotto le aziende a puntare sulla sostenibilità?

“Premesso che senza la sostenibilità economica non ci può essere alcun tipo di sostenibilità, la prima leva è stata l’efficientamento energetico, quindi la diminuzione dei consumi. Successivamente è entrata in gioco la leva del mercato: marketing, attenzione ai consumatori e bisogno di differenziarsi. Si è aggiunta poi la leva normativa, con regole sempre più stringenti. Ora le imprese più lungimiranti hanno inserito la sostenibilità in modo trasversale, sia nel business sia nell’organizzazione interna. In questo modo, la sostenibilità può diventare uno strumento di gestione: permette di ridurre i rischi, migliorare le performance, contenere gli sprechi, ottimizzare i processi e aumentare la competitività di prodotti e servizi”.