C’era una volta, alle porte di Terni, la discarica di Papigno. Una sorta di enorme pattumiera, in cui finivano scarti di lavorazione, ceneri, fanghi industriali, sostanze chimiche. A riversarli erano le varie industrie che, dagli anni Ottanta del secolo scorso, si erano insediate nell’area, favorite da energia a basso costo e da una collocazione favorevole. La situazione emerge nel 2001, quando un decreto ministeriale inserisce la zona tra quelle da sottoporre a interventi ecologici. L’anno successivo viene istituito il Sito di interesse nazionale per la bonifica, con un’estensione di 655 ettari. Cominciano, quindi, le prime verifiche: nel 2004 il Comune inizia le indagini, accertando la presenza nel suolo di metalli pesanti, tra cui zinco, piombo, rame, e di policlorobifenili, in concentrazioni superiori ai limiti previsti. Tracce di contaminazione vengono, inoltre, rilevate neiterreni agricoli e collinari circostanti.
È così che nel 2005 l’amministrazione decide, con un’ordinanza, di chiudere il deposito di rifiuti. La discarica, quindi, non c’è più, ma il problema non è risolto. Dopo anni di sversamenti, infatti, la contaminazione permane. Ad aggravare la vicenda il fatto che, nel frattempo, nell’area erano stati costruiti un campo sportivo, un centro multifunzionale, un parco giochi a servizio della comunità. I rilievi comunali terminano nel 2023, dopo un percorso lungo e frammentato. È, dunque, tempo di concretizzare le opere.
Di recente, l’ente locale ha approvato il documento di indirizzo per il ripristino ambientale del comprensorio, con un duplice obiettivo: impedire nuovi utilizzi impropri e restituire funzionalità agli spazi ricreativi. "Questo provvedimento segna la conclusione di una fase di abbandono e degrado e l’avvio di un percorso per ridare valore al territorio”, ha commentato il sindaco Stefano Bandecchi.
Per predisporre il progetto attuativo sarà costituito uno specifico gruppo di lavoro, in collaborazione con Arpa Umbria, Istituto di biologia agroambientale e forestale (Ibaf) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), dipartimento di Scienze dell’ambiente forestale e delle sue risorse dell’Università della Tuscia. Il tutto dovrà essere approvato e finanziato dal ministero dell’Ambiente, prima di trasformarsi finalmente in un cantiere.