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Da una Vernaccia del 1998 al Vin Santo Avignonesi: i vini da 100 e lode del Merano WineFestival

Da una Vernaccia del 1998 al Vin Santo Avignonesi: i vini da 100 e lode del Merano WineFestival

Per la prima volta i WineHunter Award assegnano il punteggio massimo. Premiati anche il Rarity di Terlano e il Perlé di Ferrari. La manifestazione torna dal 6 al 10 novembre.

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Il più giovane è del 2013, il più anziano del 1998. I primi quattro vini da 100 punti nella storia dei WineHunter Award Platinum hanno avuto tempo per conquistarsi il voto. Sono il Rarity 2013 di Cantina Terlano, la Vernaccia di Oristano Riserva 1998 di Attilio Contini, il Vin Santo di Montepulciano “Occhio di Pernice” 2012 di Avignonesi e il Perlé 2002 di Ferrari Trento. A presentarli in Senato, durante la presentazione della XXXV edizione del Merano Wine Festival, è Helmuth Köcher, fondatore dell’evento, che nella selezione riconosce un tratto comune: “La capacità di attraversare il tempo senza perdere identità”.

Si parte dall’Alto Adige, dove il Rarity 2013 di Terlano porta al massimo punteggio una delle convinzioni più radicate della cantina: anche un grande bianco può avere davanti a sé una lunga vita. Il premio riconosce questa longevità, frutto di una filosofia produttiva che ha fatto dell’evoluzione dei bianchi un proprio segno distintivo. In una selezione costruita attorno al tempo, il Rarity ricorda quanto possa essere riduttivo riservar e le annate più lontane soltanto ai rossi.

La bottiglia più longeva arriva dalla Sardegna. La Vernaccia di Oristano Riserva 1998 di Attilio Contini ha ventotto anni e rappresenta una tradizione che procede con un passo proprio. Nella motivazione, la commissione insiste sul suo valore di memoria e patrimonio enologico: un vino che racconta l’isola attraverso una denominazione precisa, meno immediatamente riconoscibile al grande pubblico rispetto ad altre produzioni sarde. Il 100/100 porta così in primo piano anche una cultura del vino da custodire e far conoscere.

In Toscana, l’attesa prende la forma del Vin Santo di Montepulciano “Occhio di Pernice” 2012 di Avignonesi. Köcher lo presenta come un passito da meditazione; la motivazione ne premia la capacità di dare una lettura contemporanea a un’antica tradizione toscana. È il vino che invita a rallentare anche dopo essere stato versato: la sua collocazione tra i quattro premiati restituisce spazio a una tipologia che difficilmente segue i ritmi dell’aperitivo o del consumo distratto. Il percorso si chiude in Trentino con il Perlé 2002 di Ferrari. Ventiquattro anni separano la vendemmia dal riconoscimento, assegnato a un metodo classico che testimonia la capacità delle bollicine italiane di attraversare i decenni. Nella motivazione compare la storia della casa, nata dalla visione di Giulio Ferrari all’inizio del Novecento, ma il premio riguarda anche ciò che quella storia continua a produrre: vini capaci di confrontarsi, sul terreno della longevità, con le grandi espressioni internazionali.

Nessun rosso tra i primi quattro 100/100. La varietà della selezione è forse il dettaglio più interessante, perché il massimo punteggio raggiunge territori e stili lontani senza ricondurli a un unico modello. Köcher ne parla attraverso la capacità di aspettare. Le annate fanno il resto, rendendo concreto un discorso che altrimenti rischierebbe di fermarsi alla parola “eccellenza”. Le quattro etichette figurano tra i 101 Platinum delle categorie Wine, Food e Spirits che saranno premiati il prossimo 6 novembre al Teatro Puccini.

Attorno ai premi c’è anche e soprattutto la presentazione del Merano WineFestival e della sua 35ª edizione, dal 6 al 10 novembre 2026 al Kurhaus. Il programma parte con bio&dynamica, dedicata anche a vini naturali e vitigni PIWI, prosegue con le selezioni italiane e internazionali e chiude con Catwalk Champagne&more. Nella GourmetArena, accanto a cibo, birre e distillati, ci sarà spazio per il no e low alcohol. Köcher osserva però anche un’altra direzione: l’interesse dei produttori a tornare verso gradazioni di 12–12,5 gradi, in risposta ad abitudini di consumo che cambiano.

La conferenza stampa è stata anche l’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte del settore. La qualità premiata deve infatti fare i conti con un settore che cerca nuovi consumatori e nuovi mercati. È il tema emerso al Senato, nella presentazione promossa dal vicepresidente Gian Marco Centinaio. Köcher, che nel 1992 fondò il festival indicando nella qualità la risposta alla crisi, sottolinea l’importanza del ritorno al low alcol e della necessità dell’avvicinarsi alle abitudini dei giovani e annuncia il Merano Wine Observatory, con l’obiettivo di analizzare e anticipare questi cambiamenti.

Cercare nuovi clienti in un periodo di crisi economica, significa anche affrontare il tema del prezzo della bottiglia. “Il vino va valorizzato”, sottolinea Diana Lenzi per Coldiretti: ai produttori vengono riconosciuti prezzi che, denuncia, non coprono i costi crescenti, mentre nella ristorazione i ricarichi rischiano di allontanare chi vorrebbe acquistarlo. “Serve un patto”, è la sua richiesta alla filiera, perché “il vino è parte della nostra cultura”.