Salute

Depressione post-partum, quali sono le terapie più efficaci

Depressione post-partum, quali sono le terapie più efficaci

Uno studio ha messo a confronto i risultati ottenuti su quasi 4500 pazienti affette da depressione postpartum trattate con diversi metodi psicoterapeutici

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Nelle settimane e mesi successivi al parto una donna su due può andare incontro a sintomi depressivi lievi, che nel 10% dei casi possono raggiungere una gravità moderata e in un caso su mille possono richiedere un ricovero in ambiente psichiatrico. Nella maggior parte dei casi questi episodi possono giovarsi di un intervento psicologico: Elyse Couch, docente di politiche sanitarie al Dipartimento dei servizi, politiche e pratiche sanitarie della Brown University di Providence (Rhode Island, USA), ha coordinato uno studio che mette a confronto i risultati ottenuti su quasi 4500 pazienti affette da depressione postpartum trattate con diversi metodi psicoterapeutici.

Quali sono le terapie efficaci

La terapia cognitivo-comportamentale, che consiste nel promuovere nelle pazienti la consapevolezza del legame esistente tra emozioni, pensieri e comportamenti, si è dimostrata efficace nel ridurre i sintomi depressivi. Un altro intervento risultato efficace è la terapia di attivazione comportamentale, che si concentra esclusivamente sui comportamenti invitando le persone a mettere in atto quelli positivi anziché ricadere nelle strategie di evitamento e di ritiro associate alla depressione. Infine, la terapia interpersonale, che focalizza l’attenzione sulle dinamiche insite nelle relazioni familiari, affettive, sociali e lavorative, aiuta le pazienti a gestire i sentimenti di perdita, le mancanze e i conflitti di ruolo. Questi ultimi sono cruciali per le donne, spesso in difficoltà nell’integrare il loro essere madre con la realizzazione di sé.

Che cos’è la depressione post-partum

La cosiddetta depressione post-partum (che sarebbe più corretto definire peri-partum perché i sintomi nel 50% dei casi cominciano a manifestarsi già durante la gravidanza), infatti, ha spesso le proprie radici proprio nell’ambiente che circonda la neomamma: le trasformazioni fisiologiche e psicologiche associate alla maternità ridefiniscono il ruolo della donna rispetto alla propria vita, alla sua famiglia futura e a quella di origine. Le mancanze e i traumi sperimentati nel rapporto avuto con la propria madre vengono riattivati; le aspettative che gli altri nutrono verso la donna che mette al mondo un bambino, e i sentimenti che essi suppongono debba provare nei confronti del nuovo nato, possono non combaciare con le reali difficoltà che lei sta affrontando.

L’insicurezza e il senso di inadeguatezza che molte giovani mamme provano viene spesso visto con occhio critico e colpevolizzato, come se rappresentasse un tradimento del cosiddetto “istinto materno”. In questi casi il supporto e la comprensione che la donna riceve dall’ambiente circostante sono fattori essenziali nel proteggerla dallo sviluppo di sintomi depressivi, ai quali nella particolare condizione psicofisica in cui si trova è particolarmente vulnerabile.

Quali sono i sintomi

L’espressione di sintomi depressivi dopo il parto può andare dal cosiddetto maternity blues, una labilità emotiva con facilità al pianto, insonnia e ansia che in genere si risolve spontaneamente nelle prime settimane, alla vera e propria depressione, spesso conseguente a fattori stressanti legati alla cura del bambino in un ambiente familiare che non riesce a fornire il giusto sostegno, fino alla psicosi, rara e caratterizzata da sintomi psichiatrici gravi, che può rappresentare l’inizio di un disturbo bipolare e che richiede attenzione e cura cercando, se possibile, di intervenire senza medicalizzare eccessivamente, snaturandolo, il legame tra madre e bambino.

Francesco Cro, Psichiatra, Dipartimento di Salute Mentale, Viterbo