Salute

Esperienze di pre-morte, che cosa succede e cosa le scatena

Esperienze di pre-morte, che cosa succede e cosa le scatena

Per anni gli scienziati hanno tentato di spiegare questi fenomeni. Ma gli ultimi studi raccontano che c’è di più ed è ancora un mistero

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C’è chi racconta di aver fluttuato sopra il proprio corpo in una sala operatoria, riportando dettagli sorprendentemente nitidi sui medici impegnati nella rianimazione, sul posizionamento degli strumenti o sulle conversazioni tra gli infermieri. E c’è chi invece racconta di aver visto una luce in fondo al tunnel o di aver abbracciato un proprio caro perso... Sono più o meno queste le esperienze di pre-morte maggiormente riportate da chi pensa di aver quasi attraversato il confine con l’Aldilà.

Per anni gli scienziati hanno tentato di spiegare questi fenomeni, definiti tecnicamente Near-Death Experience (Nde). E per brevissimo tempo pensavano di esserci riusciti, liquidando le Nde come effetto di un “cortocircuito” cerebrale, il cosiddetto “modello Neptune”. Ma c’è di più ed è ancora un mistero, almeno secondo Bruce Greyson e Marieta Pehlivanova del DOPS (Division of Perceptual Studies) dell’Università della Virginia.

Che cos’è il Modello Neptune

In un uno studio, pubblicato sulla rivista Psychology of Consciousness, i due scienziati hanno definito il modello Neptune come un “gigante dai piedi d’argilla”, troppo semplicistico. Ma la realtà clinica racconta una storia diversa. Le allucinazioni comuni, come quelle indotte da droghe o malattie neurologiche, sono frammentarie e spesso isolate a un solo senso: si sentono delle voci o si vedono delle ombre. Le Nde, invece, sono esperienze iper-realistiche. A differenza dei sogni o dei deliri, che svaniscono al risveglio, le NDE rimangono incise nella memoria con una nitidezza che non sbiadisce nemmeno dopo cinquant’anni. I pazienti riferiscono di aver visto, toccato, annusato e sentito con una chiarezza superiore a quella della vita quotidiana.

Gerarchia dei sensi

Il modello Neptune punta poi molto sulla giunzione temporoparietale (TPJ), una zona che, se stimolata, può indurre un senso di distacco dal corpo. Ma Greyson e Pehlivanova chiariscono: c’è un abisso tra questa sorta di “vertigine” indotta in laboratorio e i racconti di chi riporta dettagli precisi su oggetti nascosti o manovre mediche viste a occhi chiusi.

A gettare luce sulla complessità fisiologica del fenomeno interviene la neuroscienziata Arianna Di Stadio, professoressa di Otorinolaringoiatria alla LINK di Roma e ricercatrice alla UCL Queen Square Neurology di Londra, che analizza il confine tra vita e morte attraverso la gerarchia dei nostri sensi e la risposta infiammatoria del cervello.

“A livello fisiologico, le alterazioni del cervello in stato di pre-coma o coma sono molto legate all’afflusso di sangue, ma non solo”, spiega Di Stadio. “Un’ipossia (riduzione di ossigeno) determina fenomeni infiammatori che alterano le normali trasmissioni sinaptiche. Riguardo alle esperienze extrasensoriali, dobbiamo fare una distinzione: molti pazienti - continua - dicono di aver percepito nettamente delle voci. Questo perché l'udito è l'ultimo senso che si viene a perdere. Non è una dispercezione, ma una iper-percezione: è il senso più attivo che rimane anche in fase di pre-coma”.

Centri della paura

Anche le celebri “visioni” della Nde avrebbero, secondo Di Stadio, una base tecnica legata alla struttura vascolare. “L’area visiva si trova nel lobo occipitale, la porzione più posteriore del cervello”, spiega. “Un deficit del flusso sanguigno si può risentire precocemente a quel livello; queste ‘false visioni’ potrebbero essere causate proprio da tale alterazione vascolare", aggiunge. Inoltre, un aspetto che differenzia le Nde dalle comuni allucinazioni è la loro carica emotiva travolgente.

Di Stadio collega questo fenomeno all’attivazione dei centri della paura. “Nel momento in cui c’è questa percezione di morte, si attivano i sensori esterni che stimolano l’amigdala, l’area della paura”, dichiara la neuroscienziata. “Questa stessa iper-attivazione espone il paziente a un’iper-attivazione anche a livello sensoriale. La connessione tra sensi ed emozioni - prosegue - genera questo tipo di esperienze. In sintesi, va considerata sia la componente emozionale che si attiva quando i sensi percepiscono l’abbandono del corpo, sia una paura non cosciente che iper-stimola i sensi”.

Il confine

Tuttavia, mappare i “trigger” biologici (come l’ipossia o l’attivazione dell’amigdala) non significa necessariamente aver compreso il significato profondo di ciò che accade. Sebbene le Nde siano innescate da eventi fisiologici, la loro persistenza e profondità suggeriscono che la scienza non abbia ancora tutte le risposte. “È importante mantenere una mentalità aperta”, dice Greyson. “Comprendere le Nde può aprire la porta a domande più ampie sulla coscienza e sul cervello, aiutandoci a mappare non solo i fattori scatenanti, ma anche il significato del confine tra vita e morte”, conclude.