Sembrano avere tutto, ma sempre più adolescenti fanno fatica a trovare l’equilibrio. Affrontano crisi e momenti di scoraggiamento e soprattutto i maschi sono sempre più fragili. Vivono un disagio emotivo che talvolta esprimono con episodi di violenza contro sé stessi o gli altri. Ma cosa li rende così vulnerabili?
“La fragilità nell’adolescente è il riflesso di una crisi d’identità più profonda, che stanno affrontando molti padri, spesso, incapaci di trasmettere ai figli un modello maschile di riferimento. Grazie all’emancipazione femminile, si sta superando la divisione dei ruoli tra uomini e donne, il sistema patriarcale si sta ritirando gradualmente, ma in questa fase di transizione si registra un vuoto identitario nei giovani maschi”, spiega Emi Bondi, già presidente della Società italiana di psichiatria e coautrice del libro Il maschio fragile. Perché le nuove generazioni sono così vulnerabili (Mondadori).
Come iscriversi alla newsletter
Secondo lo psichiatra Leonardo Mendolicchio, membro della Scuola lacaniana di psicoanalisi e dell’Associazione mondiale di psicoanalisi e autore di Diventerai uomo. Crescere un figlio oltre il mito della virilità (Mondadori), “tanti giovani maschi, perciò, crescono in un mondo che non sa più dire loro chi sono e li lascia soli, in lotta con archetipi che non riconoscono e orizzonti che non sanno nominare”. Da questo smarrimento derivano la violenza, il ritiro sociale, l’autolesionismo, fenomeni che riempiono le cronache e raccontano un disagio profondo.
Ragazzi soli
“I ragazzi, senza figure genitoriali che si occupano attentamente di loro, in quanto spesso affaticati o distratti da impegni lavorativi, vivono una profonda solitudine e si rifugiano nel mondo virtuale, a cui si accede con grande facilità, ma fa perdere di vista la concretezza delle relazioni e delle emozioni”, afferma Bondi, spiegando come gli adolescenti diventino vittime di modelli irrealistici che spopolano sui social. Qui resiste la cultura della virilità che esalta forza, potere e dominio, contribuendo a perpetuare stereotipi maschilisti e squilibri nelle relazioni.
"Così – precisa Mendolicchio – gli adolescenti, intrappolati tra un’aspettativa irraggiungibile e una realtà che non offre più un copione da seguire, vivono una confusione identitaria che può diventare rabbia o silenzio, scatto violento o ritiro apatico. È il momento di spogliarci di ruoli, miti, modelli e imparare ad ascoltare il grido di chi non sa come reggere la frustrazione, la perdita, la paura di non contare nulla”.
La rabbia
Tanti genitori si chiedono come mai i propri figli reagiscono con rabbia o addirittura con violenza a un rifiuto, una critica o una frustrazione minima. La risposta è complessa, ma come ribadiscono i due psichiatri: “I nostri adolescenti sono cresciuti in un mondo che promette onnipotenza, ma non insegna la frustrazione. Il rifiuto, oggi, non è vissuto come esperienza evolutiva, ma come annientamento narcisistico. Se io valgo solo quando performo, quando vinco, quando piaccio, allora il no non è un limite: è una sentenza. La violenza diventa l’ultimo linguaggio di chi non ha parole per dire “non reggo”, “mi sento nulla”, “ho paura di sparire””. Per questo motivo è importante che i genitori instaurino un dialogo con i propri figli trasmettendo loro il valore dell’empatia, educando al no che serve a strutturare il desiderio, dare senso ai confini e alle regole.
“Il primo compito dei genitori – puntualizza Mendolicchio – non è rafforzare i figli, ma renderli abitabili a sé stessi. Ciò significa offrire uno spazio relazionale in cui le emozioni, anche quelle scomode, ambivalenti o contraddittorie, possano essere nominate senza il timore di deludere o preoccupare l’adulto. Un figlio che sente di poter dire non sto bene, senza essere immediatamente corretto, rassicurato o giudicato, è un figlio che impara a non dover nascondere il proprio mondo interno”.
Momenti di condivisione in famiglia
“Bisogna creare momenti di condivisione in famiglia, anche solo svolgendo un’attività insieme, per stimolare la complicità e far aprire i propri figli al confronto, insegnando loro a dare un nome al dolore che non sanno raccontare, a comprendere che un mancato successo non è un fallimento, ma un obiettivo da ricalibrare. È giusto che i ragazzi contestino, ma devono avere indicazioni e regole da rispettare, altrimenti si alimenta il narcisismo e si rischia di crescere figli concentrati solo sui propri bisogni, incapaci di comprendere le emozioni degli altri, a tal punto da sviluppare forme di possesso sino alla violenza, nei casi estremi”, spiega Bondi.
VIDEO: Il disagio degli adolescenti. Michela Marzano: “Non lasciamoli soli”
Il cervello dei maschi e delle femmine
Sono da tenere in considerazione anche i dati biologici che differenziano il cervello dei maschi e delle femmine: “Nei maschi – spiega Bondi – la maturazione dell’area cerebrale deputata alla razionalità è più lenta rispetto a quella emotiva. Ci sono differenze anche nelle connessioni cerebrali, infatti i ragazzi sono più istintivi e orientati all’azione, mentre le ragazze, solitamente, tendono all’elaborazione verbale delle emozioni”.
È fondamentale che i genitori prestino attenzione ai cambiamenti più che agli eventi eclatanti. “Il ritiro improvviso, un silenzio prolungato, la perdita di interesse per ciò che prima coinvolgeva, un’irritabilità inusuale o un appiattimento emotivo non vanno letti come fasi da ignorare, ma come segnali da interrogare con discrezione. Non servono interrogatori né pressioni: spesso è sufficiente una presenza costante, una domanda aperta e non invasiva, la disponibilità a restare anche quando la risposta non arriva subito” aggiunge Mendolicchio illustrando come, davanti a una percezione di inquietudine o chiusura, la reazione più utile nei genitori non è l’allarme, ma la sicurezza e l’affetto garantito con continuità, con i gesti ancor prima che con le parole.
Insegnare il rispetto
Per trasmettere i valori dell’empatia, del rispetto e della gentilezza è necessaria un’alleanza educativa tra famiglia, scuola e società: “Servono adulti credibili, non perfetti, capaci di non imporre ai giovani maschi cosa devono essere, ma di aiutarli a tollerare il fatto di non saperlo ancora. Genitori che sappiano camminare con i figli dentro un tempo in cui l’identità non è più una risposta da dare, ma una domanda da custodire. Forse è questo il compito più urgente: restare accanto, essere un punto fermo mentre tutto intorno cambia. Trasmettere un messaggio potentissimo: la fragilità non è una colpa, ma una condizione umana condivisa. È in questo spazio che i figli possono trovare parole, prima che il disagio cerchi altre vie per esprimersi”, commenta Mendolicchio.
Bondi a tal proposito ricorda l’urgenza di “scrivere una nuova grammatica del maschile, fondata su verità, ascolto e limite, dove il peso delle aspettative lasci il posto alla capacità di esprimere le proprie fragilità emotive. Bisogna riconoscere che imparare a sentire le emozioni dei nostri figli equivale a investire sul nostro futuro”.