Salute

Un test del sangue ‘svela’ chi vivrà più a lungo

(Foto Unsplash)
(Foto Unsplash) 

A sostenerlo una ricerca, pubblicata su Aging Cell. Non si tratta di uno strumento che può stabilire quando moriremo ma valuta il rischio di un peggioramento clinico nei successivi due anni. Novelli: “Scoperta importante perché aumenta le nostre conoscenze sui processi dell’invecchiamento”

2 minuti di lettura

Nel sangue potrebbero celarsi indizi preziosi in grado di aiutarci a capire chi tra gli anziani sta invecchiando meglio. Una ricerca condotta dalla Duke Health, in collaborazione con l’Università del Minnesota, ha scoperto che piccole molecole di RNA, note come piRNA, possono prevedere con precisione se gli anziani hanno più o meno probabilità di sopravvivere almeno altri due anni. I risultati, pubblicati sulla rivista Aging Cell, suggeriscono che un semplice esame del sangue potrebbe un giorno aiutare a identificare prima i rischi che possono compromettere la sopravvivenza e ad orientare le strategie di trattamento per promuovere un invecchiamento sano.

“I piRNA non sono una palla di vetro, ma potrebbero essere utili come sistema di allerta precoce”, commenta Giuseppe Novelli, genetista dell'Università Tor Vergata di Roma e autore, insieme al giornalista Enrico Orzes, del libro “Leggere i geni. Viaggio nelle meraviglie del Dna” (Edito Egea).

Lo studio

Il team di ricerca ha analizzato i campioni di sangue di migliaia di individui, scoprendo che i livelli di questi piccoli RNA fluttuano in modo coerente con l’invecchiamento biologico. Quando i piRNA sono bassi, l’organismo sembra “invecchiare bene”, con meno livelli di infiammazione e danni cellulari contenuti. Al contrario, un loro innalzamento funge da spia luminosa: qualcosa, nel delicato equilibrio cellulare, sta iniziando a cedere.

Per condurre lo studio, i ricercatori hanno utilizzato approcci basati sull’Intelligenza artificiale e sull'apprendimento automatico per analizzare 187 fattori clinici e 828 diversi piccoli RNA in oltre 1.200 campioni di sangue di persone con un’età pari o superiore ai 71 anni. Sono inoltre stati utilizzati i dati contenuti nei registri nazionali di mortalità. Un modello statistico avanzato ha rivelato che un gruppo di sei piRNA da solo prevedeva la sopravvivenza a due anni con un’accuratezza pari all’86%.

Predittori

“La combinazione di pochi piRNA è stata il predittore più forte della sopravvivenza a due anni negli anziani, più forte dell’età, delle abitudini di vita o di qualsiasi altro parametro sanitario da noi esaminato”, afferma Virginia Byers Kraus, autrice principale dello studio e professoressa della Duke University School of Medicine. “Ciò che ci ha sorpreso di più è che questo potente segnale proveniva da un semplice esame del sangue”, aggiunge. I partecipanti che vivevano più a lungo presentavano livelli più bassi di piRNA specifici, rispecchiando un modello presente negli organismi semplici, in cui la riduzione di queste molecole può prolungare la durata della vita. I risultati dello studio suggeriscono quindi che i piRNA possono influenzare direttamente la longevità.

Longevità, Silvio Garattini: "Non è mai troppo tardi per cambiare stile di vita e fare prevenzione"

Longevità, Silvio Garattini: "Non è mai troppo tardi per cambiare stile di vita e fare prevenzione"

“Sappiamo molto poco sui piRNA nel sangue, ma quello che stiamo osservando è che livelli più bassi di alcuni specifici RNA sono migliori”, sottolinea Kraus. "Quando queste molecole sono presenti in quantità maggiori, potrebbe segnalare che qualcosa nell'organismo non funziona correttamente. Capire perché potrebbe aprire nuove possibilità per terapie che promuovono un invecchiamento sano”, aggiunge.

Longevità, Silvio Garattini: "Non è mai troppo tardi per cambiare stile di vita e fare prevenzione"

Longevità, Silvio Garattini: "Non è mai troppo tardi per cambiare stile di vita e fare prevenzione"

I limiti della ricerca

Tuttavia, bisogna sgombrare il campo dai facili sensazionalismi. “Non siamo davanti a un test che ci dice ‘quando’ scoccherà la nostra ora, ma a uno strumento che valuta il rischio di un peggioramento clinico nei successivi due anni”, precisa Novelli. “È una scoperta importante perché aumenta le nostre conoscenze sui processi dell’invecchiamento biologico e cellulare, che sono ancora complessi e che stiamo cercando di decifrare”, aggiunge.

Il genetista è categorico sull’uso pratico immediato: “È un test che posso fare oggi per me? La risposta è no, affatto, perché è ancora una cosa molto sperimentale. È un test che non può dirti quanto vivrai, ma ti dice soltanto di quanto può peggiorare la tua salute nei prossimi due anni”.

Fragilità

Il vero valore della scoperta risiede invece nel monitoraggio della fragilità. “Questi piRNA - spiega Novelli - aumentano quando peggiora la salute e dobbiamo ancora capire perché. Potrebbero essere dei marcatori immediati di un peggioramento clinico, utili magari per capire come un paziente sta rispondendo a una cura”. Ma per il momento non di più. Per quanto infatti l’idea che il sangue contenga il “diario” della nostra salute futura sia affascinante, la lettura di queste pagine è ancora difficile. "Nel sangue ci sono le tracce - continua Novelli - però dobbiamo essere più bravi a leggerle e ad interpretarle. L’invecchiamento è un fenomeno molto più complesso di un singolo esame”. La scienza, dunque, non ci regala la data del traguardo, ma ci fornisce una bussola migliore per goderci il viaggio in salute.