Salute

Il segreto anti-età? Una pillola al giorno di vitamine per rallentare l'invecchiamento

(Foto Unsplash)
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I dati di una ricerca su Nature in cui quasi mille adulti hanno assunto per due anni un multivitaminico-multiminerale. I risultati sugli orologi epigenetici hanno mostrato un effetto piccolo ma statisticamente significativo

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Una pillola al giorno può davvero rallentare l’invecchiamento? È una promessa che suona bene, ma che va maneggiata con prudenza. Un nuovo studio pubblicato su Nature Medicine ha analizzato i dati dello studio COSMOS, in cui quasi mille adulti hanno assunto per due anni un multivitaminico-multiminerale quotidiano oppure un placebo. I ricercatori volevano capire se questo intervento potesse influenzare il ritmo dell’invecchiamento biologico e per farlo non hanno misurato direttamente malattie o mortalità, ma hanno utilizzato i cosiddetti orologi epigenetici, cioè strumenti basati su modificazioni chimiche del DNA che cercano di stimare quanto velocemente stia invecchiando il nostro organismo.

in chi assumeva il multivitaminico: alcuni di questi orologi sembravano rallentare leggermente rispetto al placebo. L’estratto di cacao, invece, non ha mostrato benefici.

Non basta studiare l’orologio biologico

A prima vista può sembrare una buona notizia, ma qui serve fare molta attenzione a due aspetti fondamentali. Il primo è che gli orologi biologici sono endpoint surrogati. Significa che non misurano direttamente ciò che conta davvero per la salute, come vivere più a lungo, ammalarsi meno o ridurre il rischio di infarto, tumore o demenza, ma rappresentano indicatori indiretti che si spera siano collegati a questi esiti. Sono strumenti interessanti per capire i meccanismi dell’invecchiamento, ma non bastano da soli per dire che un trattamento funziona davvero nella vita reale. Ed è proprio questo il punto cruciale. Se guardiamo alle evidenze accumulate finora sui multivitaminici rispetto agli endpoint forti, quindi mortalità, malattie cardiovascolari, tumori o altri esiti clinici importanti, il quadro non è incoraggiante. Nella popolazione generale i multivitaminici non hanno mostrato benefici chiari e solidi.

Per questo sarebbe sbagliato trasformare questo studio in un messaggio semplicistico del tipo “le vitamine rallentano l’invecchiamento”. Non è quello che i dati ci permettono di dire. C’è poi un secondo caveat molto interessante. Il gruppo che sembrava trarre maggior beneficio era quello che partiva già con un invecchiamento biologico accelerato.

Lo stile di vita

Questo fa pensare che non tutti i partecipanti fossero uguali e che chi aveva un profilo biologico peggiore potesse anche avere abitudini alimentari meno sane o qualche carenza nutrizionale di partenza. In persone che mangiano male o seguono una dieta poco varia, un multivitaminico può avere un effetto tampone, cioè può aiutare a colmare alcune lacune. Ma questo non significa che la supplementazione debba diventare la strategia di base per tutti. Il messaggio corretto è un altro: le vitamine devono arrivare soprattutto da una dieta sana, varia ed equilibrata. Frutta, verdura, legumi, cereali integrali, frutta secca, pesce e alimenti poco processati non forniscono solo vitamine e minerali, ma anche fibre, polifenoli e una rete di composti bioattivi che lavorano insieme e che nessuna compressa riesce davvero a replicare. La scorciatoia della pillola è attraente, ma la strada più solida per invecchiare bene continua a passare dal piatto.

Take home messages

1. Le pillole possono modificare un biomarcatore, ma questo non equivale a vivere più a lungo o meglio.

2. I piccoli benefici si vedono soprattutto in chi parte da una situazione peggiore, forse anche per una dieta meno adeguata.

3. Le vitamine utili alla longevità devono arrivare prima di tutto da un’alimentazione sana e varia.

REF: https://www.nature.com/articles/s41591-026-04239-3