Esiste un momento al mattino in cui il mondo si divide in due fazioni inconciliabili. Da una parte ci sono gli "elettrici", quelli che scattano in piedi al primo trillo della sveglia come se fossero stati espulsi da un cannone. Dall'altra c'è il popolo dello Snooze, cioè quelli che ingaggiano una trattativa sindacale con la sveglia, implorando altri 5 o 10 minuti di oblio in cambio di una colazione consumata di corsa. Per molto tempo questi ultimi sono stati giudicati con severità e quel tasto "rimanda" è stato considerato come se fosse il pulsante dell'inefficienza. Ma la scienza sta finalmente sfumando i toni di questo grigio risveglio. Ad aiutarci a fare chiarezza è Gianluca Rossato, responsabile del centro di medicina del sonno dell'ospedale IRCCS Sacro cuore Don Calabria (Negrar, Verona), in occasione della Giornata Mondiale del Sonno che si celebra il 13 marzo.
Campanello d'allarme
Può fare male alla salute riaddormentarsi e avere quindi un sonno discontinuo? "Frammentare il sonno non è necessariamente negativo", spiega Rossato. "Dipende tutto da perché lo fai. Bisogna valutare se posticipare la sveglia sia il risultato di una scarsa qualità del sonno. In quel caso - continua - non può essere un fatto positivo: sottintende una situazione che rende il nostro riposo inefficace”. Lo snooze può essere dunque la "spia" di un problema più importante. Se premere il tasto rimanda-sveglia è un atto disperato per recuperare bricioli di energia, infatti, si potrebbe essere di fronte a un problema di igiene del sonno o a una vera e propria patologia. "Sarebbe più che altro un campanello d'allarme sul fatto che forse qualcosa nell'organizzazione complessiva del sonno non funziona", sottolinea Rossato.
Dormire bene per non ammalarsi: le regole per un buon sonno
"Va capito se è un problema legato alle nostre attività ludiche o lavorative, o se è una patologia come l’insonnia, la sindrome delle gambe senza riposo, le apnee o la narcolessia", aggiunge. Inerzia del sonno Ma non tutto lo "snoozing" vien per nuocere. Esiste una categoria di persone per cui questo rito è quasi terapeutico: i soggetti con un'elevata inerzia del sonno. "Ci sono individui che hanno una maggiore lentezza a passare dal sonno notturno alla veglia", spiega Rossato. "Questo comportamento favorirebbe un progressivo recupero delle attività corticali, evitandogli di alzarsi in uno stato semicomatoso. Per questi soggetti - prosegue - lo snooze è un adattamento a una caratteristica intrinseca che non è patologica". In pratica, le sveglie successive permettono di passare gradualmente dal sonno profondo alla veglia definitiva in modo meno traumatico.
La memoria
Il dibattito scientifico si concentra spesso sulla fase REM, quella dei sogni vividi, che abbonda nelle prime ore del mattino. Frammentarla con ripetute sveglie può avere un costo. "Il sonno REM - spiega Rossato - serve a stabilizzare le connessioni neuronali che ci servono come memoria ed eliminare quelle in disuso”. Frammentarlo troppo può rendere più difficile memorizzare le informazioni apprese il giorno prima. Se la fase REM gestisce le emozioni, è il sonno profondo a fare le "pulizie di primavera".
È qui che entra in gioco il sistema glinfatico, il meccanismo di pulizia del cervello. "Il sonno profondo è la fase in cui viene considerata massima l’efficienza del cervello di ripulire se stesso dalle scorie, prevenendo potenzialmente malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson", evidenzia Rossato.
Sogni vividi
Un altro degli effetti di svegliarsi dopo uno "snooze" è quello di far sembrare un sogno così vivido come se fosse reale. Non è un caso. I sogni più intensi avvengono proprio nella fase REM del mattino. "Nel sonno REM la corteccia è così attiva da sembrare quasi una corteccia di veglia", spiega Rossato. "Il cervello vive le esperienze grazie alla presenza attiva di tutte le funzioni: visiva, uditiva, olfattiva, ma anche la paura e la felicità. Questo arricchisce i sogni di sensazioni che li avvicinano alla realtà", aggiunge. Il verdetto finale è dunque quello di non considerare l'abitudine a schiacciare il tasto "snooze" come un peccato grave. Ma solo se lo si fa per "carburare" con dolcezza. Tuttavia, se lo snooze è l'unico modo per sopravvivere alla giornata, è il momento di guardare oltre la sveglia. "Il sonno - conclude Rossato - è un'attività fondamentale come respirare o mangiare. Non è assolutamente sopprimibile, perché all’interno del sonno ci sono così tante attività che il cervello deve effettuare e che non possiamo farne a meno".