Sono cinque le sostanze più promettenti per esplorare la nostra mente e tirarne fuori universi paralleli. Il termine “psichedelico”, coniato nel 1956 dallo psichiatra Humphry Osmond in un carteggio con Aldous Huxley – autore di 'Le porte della percezione' - indica questo: una manifestazione della mente, una rivelazione della coscienza. Gli psichedelici, c'è da premettere, non sono tutti uguali. Esistono molecole naturali (come psilocibina e Dmt) e altre sintetiche o semi-sintetiche (come Lsd e Mdma). Quelli classici come psilocibina, Lsd e Dmt mostrano un rischio di abuso e dipendenza molto basso. L’Mdma ha invece un profilo farmacologico diverso, pur avendo effetti di “apertura” sulla mente.
1.Psilocibina
Uno dei principali composti psicoattivi dei funghi allucinogeni, è stata isolata e sintetizzata nel 1958 dal chimico svizzero Albert Hofmann e poi studiata per gli effetti su percezione e processi emotivi. Le ricerche si arrestano negli anni 70 (e per tre decenni) a causa delle nuove normative sugli psichedelici. Oggi è esaminata in relazione a depressione resistente, ansia associata a malattia grave, dipendenze. La somministrazione avviene in setting clinici strutturati con accompagnamento terapeutico. Sono stati pubblicati studi di fase II e III che dimostrano miglioramenti significativi nei sintomi della depressione resistente.
2.Mdma
Empatogeno, dà una sensazione di connessione profonda con se stesso e con gli altri. Viene sintetizzata per la prima volta nel 1912 nei laboratori Merck come intermedio chimico, senza finalità terapeutiche definite. Negli anni Settanta lo psicofarmacologo Alexander Shulgin ne riscopre gli effetti psicoattivi e la introduce nella comunità terapeutica statunitense, dove alcuni psicoterapeuti iniziano a utilizzarla sperimentalmente in sedute individuali e di coppia per facilitare apertura emotiva ed empatia. Nel 1985 viene classificata come sostanza illegale negli Stati Uniti e questo limita la ricerca. Riduce la risposta cerebrale alla paura e facilita l’elaborazione dei ricordi traumatici. In ambito clinico l'indicazione principale è il disturbo da stress post-traumatico, soprattutto nelle forme resistenti a terapie convenzionali, abbinata a psicoterapia. Come l'Lsd è oggetto di studi anche per depressione e disturbi da uso di sostanze. È una delle terapie psichedeliche con il livello di evidenza clinica più avanzato, con studi di fase III.
3 Lsd
Sintetizzato da Albert Hofmann nei laboratori Sandoz di Basilea nel 1938, a partire dall’acido lisergico derivato dalla segale cornuta, ha una storia di alti e bassi. Il 19 aprile del 1943 Hofmann ne sperimenta accidentalmente gli effetti. Poi lo assume in modo intenzionale. Comincia un'epoca d'oro per la ricerca sull’Lsd fino a metà degli anni Sessanta. Le leggi sugli psichedelici ne limitano uso medico e studi. La percezione pubblica cambia: la droga miracolosa diventa minaccia per giovani menti. La ricerca, ripresa soprattutto dagli anni 2000, viene oggi in forma sperimentale come supporto alla psicoterapia, in protocolli controllati.
4.Dmt
Molecola psichedelica naturale, è il principale principio attivo della bevanda sciamanica amazzonica ayahuasca, ottenuta dalla combinazione di due piante. Studiata fin dagli anni ’50, dopo la scoperta dei suoi effetti sulla ercezione, è oggi oggetto di ricerche neurobiologiche e fenomenologiche. Sono in corso studi preliminari sul possibile uso terapeutico per depressione resistente e dipendenze.
5. Ketamina Non è uno psichedelico classico ma un anestetico dissociativo con effetti psicotropi. È l’unico trattamento derivato da questo ambito ad aver ottenuto un’approvazione per la depressione resistente: l’Esketamine, un derivato, autorizzato come spray nasale di solito in combinazione con antidepressivi. La ketamina racemica viene invece usata in centri clinici come trattamento singolo off-label per la depressione resistente, oltre che come anestetico.
La situazione regolatoria
Se la ricerca internazionale sugli psichedelici continua, lasituazione regolatoria è frammentata. Modelli e approcci sono diversi. Si va da programmi regolati di accesso alla psilocibina (in Oregon), a sistemi di accesso speciale o terapeutico (come in Canada e Australia), fino a contesti in cui la ricerca clinica è in espansione, come nella Repubblica Ceca. L’Unione Europea nel 2024 ha finanziato con oltre 6,5 milioni di euro il progetto PsyPal, uno dei primi studi clinici multicentrici europei sulla psilocibina per il trattamento del distress psicologico associato a malattie gravi. In Svizzera esistono percorsi di autorizzazione eccezionale per l’uso terapeutico di alcune sostanze psichedeliche. Come fa notare l'Associazione Coscioni, che chiede al governo di rendere accessibili le terapie psichedeliche in modo regolato: "sono sempre più gli Stati che, nel medesimo quadro internazionale (le convenzioni ONU del ’71 e dell’88) riaprono le possibilità legali alle terapie assistite con sostanze tabellate".