Salute

Funghi allucinogeni contro la depressione: cosa dice la scienza

Funghi allucinogeni contro la depressione: cosa dice la scienza

Fioriscono gli studi sulle sostanze psicotrope dopo lo stop degli anni Settanta. Il nuovo Rinascimento psichedelico indaga anche sulle esperienze spirituali. A che punto siamo

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Lo chiamano Rinascimento psichedelico. Le sostanze psicotrope, naturali o di sintesi, sono tornate ad essere protagoniste di un fiorire di studi scientifici per valutarne l'efficacia in trattamenti di malattie psichiatriche. Ricerche arrivate al grande pubblico grazie anche a Michael Pollan che nel 2018 nel libro (poi serie Netflix) ‘Come cambiare la tua mente’ racconta come gli psichedelici possano rivoluzionare il modo in cui interpretiamo e curiamo i disturbi mentali. Nello stesso anno la FDA ha concesso alla psilocibina la designazione di breakthrough therapy per il trattamento della depressione resistente a terapie tradizionali, uno status che accelera lo sviluppo clinico dei farmaci più promettenti. Da sostanze ricreative e vietate a strumento di indagine scientifica: la narrazione è cambiata.

Il primo trattamento in Italia

"È un mondo ancora nuovo: dobbiamo essere cauti e rigorosi metodologicamente per evitare che succeda come negli anni Settanta quando la ricerca si è spenta” dice lo psichiatra Giovanni Martinotti, professore ordinario di Psichiatria all’Università di Chieti e autore della prima sperimentazione clinica in Italia per testare l’efficacia della psilocibina nella depressione resistente. Lo studio, finanziato con fondi PNRR, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e approvato dall'Aifa, è stato presentato nel primo convegno italiano, organizzato dall'Associazione Coscioni, in cui i principali ricercatori e responsabili istituzionali si sono confrontati sulle terapie psichedeliche. Dei 68 pazienti previsti, finora nella clinica psichiatrica dell'ospedale di Chieti ne sono stati trattati quattro. I risultati sono attesi in autunno. Il disegno è randomizzato e in doppio cieco: né i pazienti né i clinici sono a conoscenza del fatto che venga somministrato il composto attivo o un placebo. "Lo studio compara una tecnica già efficace contro la depressione, la stimolazione magnetica transcranica, con la psilocibina. Bisogna vedere se la molecola funziona. Devono poi seguire i percorsi di autorizzazione. Questo primo trattamento apre nuove prospettive per approcci terapeutici innovativi nei disturbi dell'umore", dice lo psichiatra.

Ayahuasca contro la depressione

Stress post-traumatico, dipendenze, cure palliative: gli ambiti sono molti. Il più studiato resta la depressione. Una recente ricerca dell’Imperial College di Londra, guidata da David Erritzoe e pubblicata su ‘Nature’, ha indagato il principio attivo di una bevanda sciamanica.

Depressione, un composto dell'ayahuasca per contrastarla: lo studio

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I 34 partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere una singola dose endovenosa di DMT, la molecola attiva dell’ayahuasca, oppure un placebo, all’interno di un protocollo che includeva supporto psicologico prima e dopo la sessione. "In occidente ha una reputazione controversa tra spiritualità e misticismo ma finora non era entrata in un contesto medico moderno. Induce esperienze psicologiche forti che mettono in discussione il senso di sé” spiega il neuroscienziato Tommaso Barba, tra gli autori dello studio. Nelle prime due settimane il DMT ha mostrato un miglioramento più marcato dei sintomi depressivi rispetto al placebo. Dopo questo primo confronto controllato, anche i partecipanti che avevano ricevuto il placebo hanno preso una singola dose di DMT: tutti hanno sperimentato il trattamento attivo. I miglioramenti si sono mantenuti a lungo, con riduzioni dei sintomi depressivi ancora presenti a tre mesi e, in alcuni casi, fino a sei mesi dalla somministrazione. Senza effetti collaterali gravi. “Servono ulteriori studi per confermarne l’efficacia, anche nel tempo, ma l'azione rapida - 30 minuti, molto meno della psilocibina - rende il trattamento più gestibile in ambito clinico”, dice il neuroscienziato dell'Imperial College.

Droghe come terapia, dagli psichedelici un aiuto per la salute mentale. Ecco come funzionano

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Esperienze mistiche

Uno studio condotto a partire dal 2015 dalla Johns Hopkins University e della New York University apre un’altra porta. I ricercatori hanno somministrato a circa trenta leader religiosi di diverse fedi psilocibina in setting clinici controllati. L’esperienza ha indotto nei religiosi stati mistici profondi e duraturi, spesso percepiti come tra i più significativi della propria vita spirituale, con effetti positivi su preghiera, vocazione e senso del sacro. Lo studio è stato pubblicato nel 2024 sulla rivista Psychedelic Medicine. Michael Pollan, scrivendone su The New Yorker, ne sottolinea i limiti: campione piccolo e auto-selezionato, assenza di placebo, possibili bias di aspettativa e un setting culturalmente orientato. In ogni modo il dibattito si è allargato. Tra i quesiti: gli psichedelici possono arricchire l’esperienza spirituale o una loro integrazione affrettata nelle istituzioni religiose rischia di compromettere tanto la ricerca scientifica quanto l’equilibrio delle tradizioni religiose?

Il cestino arrugginito

Andy Mitchell, neuropsicologo e terapeuta, osserva questo Rinascimento psichedelico da un'altra angolazione ancora e prende le distanze dall’eccessivo ottimismo di chi ci ravvisa una rivoluzione per la salute mentale. L'esperienza psichedelica, ne è convinto, non può essere standardizzata. Nel libro ‘Dieci trip’ (Einaudi) riporta la personale sperimentazione di dieci droghe in dieci contesti, da un laboratorio medico di Londra allo scantinato di un amico passando per un rituale nella foresta amazzonica. Ricalcando in questo la prassi di medici e scienziati di condurre esperimenti con le droghe su se stessi, a partire dal giro in bicicletta che fece Albert Hofmann sotto trip da Lsd.

Racconta di aver agito come terapeuta di un monaco in lotta con la depressione. Se la somministrazione di psilocibina, secondo protocollo scientifico, sortisce un blando effetto per il religioso, una dose molto più bassa (meno di un terzo) che poco dopo Mitchell assume lo porta a commuoversi non per la bellezza del contesto naturalistico in cui si trova immerso, il parco nazionale di Yosemite, ma per un piccolo bidone dell'immondizia arrugginito, a cui si sente incredibilmente connesso, come se tutta la sua storia fosse contenuta lì. Non c'è documentazione sulle differenze tra le sensibilità, ci vuole dire, è difficile programmare queste esperienze. Le droghe rimangono un mistero difficilmente contenibile in un bugiardino.

Ricche di potenzialità, in alcuni casi anche di storie millenarie, sollevano interrogativi che aprono nuovi spazi di riflessione e territori ancora sconosciuti. L’esplorazione, passo dopo passo, continua. E mentre si fanno ricerche di laboratorio nascono nuovi corsi per formare terapeuti sulle terapie assistite con psichedelici. Il prossimo: dal 20 al 26 settembre 2026 a San Sebastiano da Po (Torino) si tiene per la prima volta in Italia il Maps International Mdma-Assisted Therapy Training, programma con cui l’organizzazione statunitense Maps forma i terapeuti sulla terapia assistita con Mdma.