Salute

Anna Arnaudo: “Non sono un’atleta con il diabete ma un’atleta e basta”

Anna Arnaudo
Anna Arnaudo 

La mezzofondista azzurra ha corso ai massimi livelli: titoli italiani, record europeo under23 nei 10.000 metri e nella mezza maratona. Oggi, però, la sua corsa incontra un ostacolo: una legge del 1932 che esclude gli atleti con diabete dai gruppi sportivi militari

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Anna Arnaudo è una delle migliori mezzofondiste italiane della sua generazione: titoli italiani, record under 23 nei 10.000 metri e nella mezza maratona, medaglie internazionali. Tutto, però, è iniziato con un sogno semplice: correre con la maglia azzurra. "Indossare la maglia azzurra era il mio sogno fin da quando ho iniziato a correre", racconta. "Avevo sedici anni e già immaginavo quel momento: entrare in pista, sentire il mio nome allo start e sapere che stavo correndo per l’Italia".

Quella occasione arriva quando ha diciotto anni. Tre mesi prima che quel sogno diventi realtà, però, succede qualcosa che avrebbe potuto cambiare tutto: durante alcuni controlli medici arriva una diagnosi inattesa, diabete di tipo 1. Una malattia autoimmune che costringe chi ne soffre a monitorare continuamente la glicemia e a somministrarsi insulina per tutta la vita. Per un’atleta che vive di equilibrio fisico e metabolico potrebbe sembrare un ostacolo enorme. "Quando ho scoperto di avere il diabete avevo due possibilità davanti: fermarmi oppure continuare e provare a trasformare questa esperienza in qualcosa di utile. Ho scelto la seconda. Ho pensato che la malattia sarebbe stata parte della mia vita, ma non per forza il limite della mia corsa".

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Non lo racconta come un momento di smarrimento, ma come una decisione quasi naturale per una ragazza abituata alla disciplina degli allenamenti e alla fatica della pista. Nello sport di resistenza gli ostacoli fanno parte del percorso: si affrontano con metodo, pazienza e continuità, un passo alla volta. Poi c’è quello che questa esperienza le ha insegnato. "Quando godi di buona salute non ci pensi. Vivi e basta, dai tutto per scontato: le energie, il corpo che risponde, la possibilità di fare progetti. Quando invece una malattia entra nella tua vita cambia tutto. Ti accorgi improvvisamente di quanto ogni giorno sia prezioso. Il diabete mi ha aperto gli occhi su questo: mi ha insegnato ad ascoltare il mio corpo, a non sprecare tempo, a vivere con più consapevolezza. In un certo senso mi ha spinto a vivere ancora più intensamente".

Imparare a correre con il diabete

Nel suo caso la diagnosi non provoca una crisi, ma impone un adattamento rapido e rigoroso. Per continuare ad allenarsi deve imparare a gestire la malattia dentro la routine sportiva. "Per un mezzofondista significa trasformare ogni giornata in un piccolo laboratorio fisiologico: capire come reagisce il corpo a un allenamento lungo, come cambia la glicemia dopo una ripetuta in pista, quando mangiare prima di una gara e quanta insulina ridurre per evitare cali improvvisi", spiega. Con il tempo questo lavoro di osservazione e regolazione diventa parte integrante della sua preparazione atletica. "Il diabete mi ha insegnato una disciplina molto forte: alimentazione precisa, attenzione al sonno, controllo costante dei livelli di glicemia". Tutti aspetti che nello sport di alto livello possono fare la differenza. "Quando riesci a trovare quell’equilibrio, quello che all’inizio sembra solo un limite può trasformarsi quasi in un vantaggio".

Per questo Anna non parla mai della malattia come di una barriera. Il diabete, dice, è una condizione con cui ha imparato a convivere e che gestisce ogni giorno con metodo e organizzazione. "Il diabete si cura ma al momento non si guarisce. Io cerco semplicemente di gestirlo al meglio: controlli, alimentazione, allenamenti. Mi organizzo e cerco sempre di dare il massimo. Alla fine è la motivazione che fa la differenza: la voglia di continuare a correre nonostante tutto".

Sport e studio: una doppia disciplina

I risultati raccontano bene questo approccio. Nel frattempo ha portato avanti anche lo studio con lo stesso rigore con cui prepara una gara: laurea con lode in ingegneria informatica al Politecnico di Torino nei tempi previsti, mentre continua a gareggiare ad alto livello nelle competizioni nazionali e internazionali. Oggi è al primo anno di dottorato. "Diventare campioni non è una linea retta", spiega. "È un percorso fatto di errori, tentativi, apprendimenti continui. Ci sono giorni in cui tutto sembra funzionare e altri in cui devi rimettere tutto in discussione. Ma spesso è proprio lì che impari davvero". Anche quando tutto sembra funzionare, il diabete resta una presenza costante. "Non sempre si può controllare tutto", riconosce. "Possono verificarsi picchi di iperglicemia o episodi di ipoglicemia, e capita di dover intervenire: assumere zuccheri se i valori scendono troppo oppure fare una correzione di insulina se salgono". Nel mezzofondo, dove il recupero è parte dell’allenamento, il sonno è fondamentale. Ma non sempre va come dovrebbe. "A volte mi è capitato di gareggiare dopo notti molto difficili. Se qualcosa non va, se le gambe non girano, può arrivare frustrazione". Un sentimento che non nega, ma che ha imparato a riconoscere e a usare. "Non voglio che il diabete diventi una scusa. A volte la rabbia arriva, è inevitabile. Ma cerco sempre di trasformarla in qualcosa che mi spinga ad andare più forte".

"Voglio essere un’atleta e basta"

C’è però una cosa a cui Anna tiene più di tutte: non essere definita attraverso la malattia. Dopo anni passati a imparare a gestire il diabete dentro la vita di atleta, per lei la questione non è dimostrare che si può convivere con la malattia, ma non essere identificata con quella condizione. Anche per questo, a differenza di altri sportivi con diabete di tipo 1, non ama mostrare sensori o microinfusori. "Non li nascondo", dice. "Semplicemente preferisco che non diventino il centro dell’attenzione. Voglio apparire come una persona normale. Per me normalità significa fare le stesse cose che fanno gli altri". È qui che sta il punto a cui tiene di più: "Non voglio essere definita un’atleta diabetica. Voglio essere un’atleta e basta". Per lei il diabete è una parte della vita, qualcosa da gestire ogni giorno. "Ma non è ciò che mi definisce quando entro in pista".

La legge che esclude gli atleti con diabete

Eppure, nonostante risultati sportivi e accademici di altissimo livello, una norma nata quasi un secolo fa continua a metterle un ostacolo davanti. È il Regio Decreto del 1932 che impedisce alle persone con diabete di entrare nei gruppi sportivi militari e nei corpi dello Stato, una legge scritta quando l’insulina era una scoperta recente e la medicina non disponeva degli strumenti di oggi. "Durante la stagione atletica migliore della mia vita alcuni gruppi sportivi militari avevano iniziato a interessarsi a me", racconta Anna. "Entusiasta lo dissi a mio padre. Fu lui a suggerirmi di controllare i bandi di concorso". Solo allora scopre qualcosa che non immaginava: "Ero completamente ignara di non essere idonea perché il mio pancreas non funzionava bene". Il tema riguarda molti altri sportivi. Anche lo schermidore Giulio Gaetani, campione del mondo under 20 nella spada, e il nuotatore Federico Rizzardi convivono con il diabete di tipo 1 e si sono trovati davanti allo stesso ostacolo. Entrambi, insieme ad Arnaudo, sono oggi ambassador della FeSDI, la Federazione delle Società Diabetologiche Italiane.

La questione è arrivata fino al ministero della Salute: il 9 marzo il ministro Orazio Schillaci ha incontrato atleti, diabetologi e rappresentanti istituzionali per discutere la possibilità di aggiornare una norma considerata ormai anacronistica. Grazie ai progressi della medicina - sensori per il monitoraggio continuo della glicemia, microinfusori intelligenti e terapie sempre più personalizzate - oggi gli atleti con diabete possono competere ad altissimo livello in sicurezza. Lo dimostrano campioni come il tennista numero 3 al mondo Alexander Zverev o leggende olimpiche come Steve Redgrave, cinque volte campione olimpico nel canottaggio, e Gary Hall Jr., nuotatore statunitense vincitore di dieci medaglie olimpiche. In Italia convivono con il diabete anche la pallavolista Alice Degradi, schiacciatrice di Serie A1 e titolare della Nazionale italiana, e la cestista Sara Polato, che milita in Serie A2.