L'insonnia colpisce 13,4 milioni di italiani, soprattutto donne, con conseguenze che vanno da malattie neurologiche e cardiovascolari all'aumento di incidenti. Ma solo il 40% dei pazienti riceve una diagnosi e il 21% viene trattato mentre 4-5 milioni di persone in Italia non hanno ricevuto un trattamento adeguato. Un problema che ha un impatto sulla quotidiano con ripercussioni sul benessere della popolazione. Promuovere consapevolezza e riconoscerla per legge come patologia è l'obiettivo di un Policy Paper e di una proposta di legge sull'insonnia cronica, appena presentati a Roma.
"Per troppo tempo l'insonnia è stata considerata un disturbo secondario, mentre i dati mostrano con chiarezza che si tratta di un tema di sanità pubblica che richiede un approccio più strutturato", commenta il ministro della Salute Orazio Schillaci. Chi ne soffre - emerge dal documento illustrato dal Gruppo di Lavoro sui disturbi del sonno, costituito all'interno dell'Intergruppo parlamentare per le Neuroscienze - lamenta una scarsa qualità e quantità del sonno per almeno 3 notti alla settimana per almeno tre mesi consecutivi.
Una patologia che va riconosciuta
Un problema che ha quindi bisogno di un riconoscimento per tutelare la salute delle persone. “L’insonnia cronica è una patologia vera e propria, particolarmente grave e disabilitante, che ha importanti ripercussioni sul benessere psicofisico della persona. Va distinta dalle più generiche “difficoltà del sonno”, che possono capitare a tutti, per vari motivi, nel corso della vita", spiega Andrea Fiorillo, presidente EPA (European Psychiatric Association) e professore Ordinario di Psichiatria presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” – . Secondo gli attuali criteri diagnostici, l’insonnia cronica riconosce un’alterazione dei patofisiologica di alcune aree cerebrali specifiche, sintomi specifici, trattamenti individualizzati. Ha conseguenze gravi sulla salute generale della popolazione: da un’aumentata incidenze di disturbi mentali e comportamentali (incluso il rischio di suicidio) allo sviluppo di malattie neurodegenerative, dalle patologie cardiovascolari a quelle metaboliche. L’insonnia cronica ha infatti un impatto significativo sulla vita quotidiana, sulla produttività, sulle performance scolastiche e accademiche, sulle relazioni sociali”.
Aumenta fra i 45 e 54 anni
C'è una maggiore incidenza di questo problema nelle fasce tra i 45 e i 54 anni e dai 65 anni in su ma è significativo anche l'aumento di casi tra gli adolescenti, spesso legato all'uso eccessivo dello smartphone. Tra le tante conseguenze, il decadimento delle funzioni cognitive: il 62% dei pazienti riporta deficit di concentrazione e il 57% ha problemi di memoria. Circa l'82% lamenta una diminuzione della performance a lavoro. Inoltre, l'insonnia cronica è la causa dell'aumento di accessi al pronto soccorso: uno studio su autisti affetti da insonnia ha dimostrato un rischio 1.8 volte maggiore di incidenti.
Le terapie
Ma di fronte a un problema che impatta sulla qualità di vita dei pazienti, mancano ancora risposte adeguate. “Purtroppo l’insonnia cronica viene trattata in maniera molto approssimativa, con farmaci spesso privi di evidenze scientifiche e gravati da numerosi effetti collaterali. Oggi esistono trattamenti estremamente efficaci, che consentono non solo di migliorare la quantità del sonno, ma anche la qualità, andando ad agire sul sistema dell’ipervigilanza. Questi farmaci di ultima generazione – dice Fiorillo – , che possono essere definiti dei veri e propri game-changer, dovrebbero essere resi disponibili per tutte le persone con un disturbo da insonnia cronica, ma solo una piccola percentuale di pazienti possono farne uso. Inoltre, sempre facendo riferimento alle linee-guida ufficiali disponibili, il trattamento di elezione nei casi di insonnia cronica è rappresentato dalla terapia cognitivo-comportamentale, che però è disponibile solo in pochissimi centri ultraspecializzati”.
Complessivamente, il costo della patologia è stimato in circa 14 miliardi, quasi quanto una legge di bilancio, tra costi diretti per ricoveri, visite o farmaci e costi indiretti per assenteismo e incidenti. Sarebbe quindi necessaria una maggiore attenzione verso i temi della salute del sonno. “Si tratta di patologie che non impattano solo le ore notturne, ma che hanno ricadute anche nelle ore diurne. Andrebbe stimolata la formazione sul tema della medicina del sonno, che di fatto è colpevolmente assente dai principali corsi curriculari universitari. Andrebbe migliorata la collaborazione tra i vari specialisti che trattano persone affette da queste patologie e andrebbero diffuse campagne di sensibilizzazione sui temi dell’insonnia, con il coinvolgimento delle associazioni di pazienti, come avviene nella maggior parte dei paesi europei”, conclude Fiorillo.