Nelle comunità tradizionali della tribù di aborigeni australiani Wik Monkan, ogni neonato viene sottoposto a una cerimonia molto particolare. Il padre passa una mano sotto la propria ascella, e strofina il sudore, o “l’odore”, come dicono i nativi, sulla testa del bambino: una pratica antropologica volta a consolidare il legame tra padre e figlio tracciando un legame olfattivo tra di loro. Fino a oggi non ne sapevamo molto di più, perché la comunità scientifica si è concentrata quasi esclusivamente sul ruolo dei segnali chimici materni, ampiamente noti per ridurre il dolore nei neonati e aumentare l’attenzione verso i volti: uno nuovo studio, appena pubblicato sulla rivista Science Advances, ha invece esplorato lo stesso fenomeno dal lato paterno, per comprendere se e come i segnali olfattivi dei padri possano influenzare l’apprendimento e lo sviluppo sociale dei bambini e capire se l’”intuizione” dei Wik Monkan abbia anche una base biologica. La risposta, come vedremo a breve, è positiva.
Il ruolo dell’olfatto e la sincronia cerebrale
I segnali olfattivi sono strumenti evolutivi antichi, che i cuccioli di mammifero utilizzano per legarsi al proprio habitat in assenza della madre e per sviluppare il cervello sociale. Per capire se anche i neonati umani elaborassero l’odore corporeo paterno, gli autori dello studio, un gruppo di ricercatori della Reichman University e della University of Washington, ha focalizzato l’attenzione sulla cosiddetta “sincronia intercerebrale”, un parametro misurato confrontando la somiglianza delle attivazioni e dei ritmi delle onde cerebrali di due individui durante un’interazione sociale. In sostanza, tramite l’elettroencefalografia (Eeg), è possibile quantificare quanto i cervelli di un adulto e di un bambino si “allineino” mentre comunicano o giocano: se studi precedenti avevano dimostrato, ancora una volta, che i bambini creano una forte sincronia con le madri rispetto alle donne estranee, le dinamiche neurobiologiche relative all’odore dei padri rimanevano un territorio inesplorato.
L’esperimento e i risultati principali
Per condurre l’indagine, i ricercatori hanno reclutato inizialmente 55 coppie di padri e figli, giungendo a un campione finale di 40 coppie valide per l’analisi (l’esclusione di alcuni partecipanti è stata dovuta a pianti, irrequietezza o eccessivo movimento del neonato che ha compromesso il segnale Eeg). I bambini avevano un’età compresa tra i 5 e i 12,6 mesi; due giorni prima dell’esperimento, ai padri è stato chiesto di indossare una maglietta di cotone al 100% per due notti consecutive, conservandola in un barattolo di vetro nel congelatore durante il giorno per preservarne l’odore. Registrando simultaneamente l’attività cerebrale tramite EEG, gli studiosi hanno osservato interazioni naturali faccia a faccia, e i dati hanno mostrato che i neonati sviluppano una maggiore sincronia intercerebrale con i propri padri rispetto a uomini estranei. Tuttavia, la scoperta cruciale riguarda l’esposizione chimica: quando i neonati interagivano con uno sconosciuto mentre erano esposti alla maglietta impregnata dell’odore paterno, la sincronia cerebrale con l’estraneo migliorava significativamente, raggiungendo livelli equiparabili a quelli registrati con il padre biologico. L’odore ha anche stimolato un aumento dell’eccitazione positiva (arousal) nei bambini, un tratto tipico del gioco paterno, che spesso include vocalizzazioni positive e movimenti corporei eccitati.
Onde alfa e connessioni interemisferiche
L’esperimento ha rivelato inoltre meccanismi neurologici specifici che differenziano l’interazione paterna da quella materna: mentre ricerche passate hanno mostrato che la sincronia tra madre e figlio si basa tipicamente sul ritmo theta (4-7 Hz) e su connessioni tra gli emisferi destri, l’allineamento con il padre viaggia sulle onde alfa (8-12 Hz), un’oscillazione associata allo sviluppo dell’attenzione sostenuta, all’osservazione del movimento e al controllo inibitorio, e inizia a maturare proprio nella seconda metà del primo anno di vita. Inoltre, la connessione cerebrale innescata dal padre è di tipo “incrociato”: lo studio ha rilevato un allineamento tra la regione centrale sinistra dell’adulto, tipicamente legata all’elaborazione visuo-motoria e al controllo dei movimenti, e la regione temporale destra del neonato, un’area fondamentale del cervello sociale implicata nella mentalizzazione e nel rilevamento del movimento biologico. Risultati che suggeriscono che i padri contribuiscono alla maturazione del cervello potenziando una connettività che sostiene la regolazione dell’attenzione durante interazioni sociali fortemente stimolanti.
Le prospettive del lavoro
Nonostante il rigore della tecnica di hyperscanning utilizzata nell’esperimento, lo studio presenta alcune limitazioni intrinseche: in primo luogo, l’età dei neonati analizzati copre un periodo di rapido cambiamento nello sviluppo del ritmo alfa, il che introduce una variabile anagrafica che potrebbe riflettere differenze nello sviluppo neurale. Inoltre, come termine di paragone (controllo) per l’odore del padre è stata usata una maglietta nuova inodore, lasciando aperta l’ipotesi che i bambini possano reagire a un generico odore umano familiare, piuttosto che a firme chimiche esclusivamente paterne. I ricercatori hanno anche notato che l’impatto dell’odore sulla sincronia cerebrale non è universale, ma risulta correlato positivamente al grado di coinvolgimento dichiarato dal padre nella cura quotidiana del figlio a casa. e i suoi colleghi evidenziano infatti la natura multifattoriale della genitorialità: “Studi futuri con campioni di dimensioni maggiori che includano sia le madri che i padri all’interno dello stesso disegno saranno essenziali per esaminare empiricamente la variabilità individuale nei comportamenti di accudimento al di là del solo sesso biologico”, ha sottolineato Yaara Endevelt-Shapira, una degli autori dello studio, “e chiarire come questi fattori si relazionino alla sincronia intercerebrale e al comportamento infantile”.