Come sempre, arrivati a questo punto dell’anno, gli esperti di influenza provano a capire cosa succederà nei mesi invernali analizzando quanto è già accaduto nell’altro emisfero. "Occhi puntati sull’Australia, quindi, dove al momento prevale il ceppo A/H3N2. I segnali che arrivano da lì ci invitano a non abbassare la guardia: la circolazione precoce di più virus può creare una sorte di pre-stagione, con un progressivo aumento degli accessi agli ambulatori dei medici di famiglia e dei pediatri. L’anno scorso abbiamo superato i 15 milioni di casi. Quest’anno i virus saranno sempre numerosi – almeno 260 - ma meno aggressivi e ci aspettiamo tra i 12 e i 14 milioni di casi”, spiega Fabrizio Pregliasco, professore dipartimento Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario aziendale dell’Irccs Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano.
Un italiano su due ha avuto l’influenza
Il 48% degli italiani dichiara di aver avuto l’influenza o sintomi influenzali negli ultimi 12 mesi, lamentando – in media per 6 giorni - tosse, dolori e malessere, mal di testa, febbre oltre i 38° e disturbi gastrointestinali. A fornire i dati è l’Osservatorio Salute Iqvia. “Quello che chiamiamo comunemente influenza comprende in realtà molte infezioni diverse. La vera influenza ha un esordio brusco, sopra i 38°, almeno un sintomo respiratorio e almeno uno sistemico, come dolori muscolari o spossatezza”, chiarisce Pregliasco. “Attenzione, però: negli anziani, anche in presenza di vera influenza, la febbre può non essere particolarmente elevata, a causa di una risposta immunitaria meno sostenuta. Per questo l’attenzione deve rimanere sempre alta”.
La gestione dei sintomi
Quando si tratta di capire come gestire i sintomi influenzali, gli italiani si dividono sostanzialmente a metà: sempre Iqvia ci dice che il 51% si affida al consiglio del farmacista, il 49% si rivolge al medico. In entrambi i casi i farmaci di automedicazione sono i presidi più utilizzati. “L’importante è capire che i sintomi vanno alleviati ma non azzerati. Possiamo ricorrere a più farmaci a seconda di come procede la situazione, modulando il carico. Riposo e idratazione restano parte integrante della gestione della malattia e aiutano anche a non contagiare gli altri”, sottolinea Pregliasco.
No agli antibiotici, a meno che non ci sia la prescrizione medica, e bisognerebbe evitare di andare al pronto soccorso anche se la febbre è alta, riservando l’accesso all’ospedale solo ai casi in cui siano presenti dei segnali di allarme importanti, come la difficoltà respiratoria.
Quasi 7 italiani su 10 non vogliono vaccinarsi
Il 67% degli italiani afferma che non intende vaccinarsi nei prossimi 12 mesi, né per i virus stagionali né per il Covid. Negli over50 si sale al 50%. Numeri in calo rispetto alle intenzioni raccolte sempre da Iqvia nel 2022; in aumento invece le persone che vorrebbero potersi vaccinare in farmacia.
“Chi fa il vaccino non può essere sicuro di non ammalarsi ma sicuramente, se infettato, avrà una forma meno grave di influenza, riducendo complicanze e ospedalizzazioni, soprattutto se è una persona fragile”, ribadisce Pregliasco. “Quest’anno il vaccino antinfluenzale può essere co-somministrato con quello contro Covid-19 e, per gli anziani e le persone a rischio, si devono valutare anche altre protezioni, come quella dallo pneumococco o dal virus sinciziale”.