Dimagrire abbassa il rischio di sviluppare tumori. Alcuni più di altri. Le prove di una relazione di causa effetto si vanno accumulando, ma si tratta spesso di prove indirette. La disponibilità dei nuovi farmaci anti-obesità, capaci di raggiungere livelli di perdita di peso che prima erano possibili solo con la chirurgia, sta cambiando però lo scenario clinico. È quindi arrivato il momento in cui porsi la domanda - “farmaci come semaglutide e tirzepatide potrebbero essere efficaci anche nel prevenire i tumori correlati all’obesità?” – non solo ha senso, ma può avere una risposta, scientificamente solida.
Come fare? La proposta arriva da un team internazionale di 21 esperti che ha proposto di condurre uno studio della durata di 10 anni su 5 mila persone ad alto rischio. La proposta verrà presentata e discussa durante il Congresso Europeo sull'Obesità (ECO2026), che si svolgerà a Istanbul dal 12 al 15 maggio prossimi.
L'obesità e i tumori
Si stima che il trend di aumento dell’obesità causerà nei prossimi anni un'impennata dei 13 tumori correlati alla malattia, tra cui i più comuni sono il tumore del colon-retto, il tumore al seno in postmenopausa, il tumore dell'endometrio, l'adenocarcinoma esofageo e il tumore al rene. Parallelamente la disponibilità degli agonisti del peptide-1 simile al glucagone (GLP-1) e la loro famiglia di agonisti doppi e tripli, che portano a tassi sostanziali di perdita di peso, creano negli esperti aspettative positive. “Tra gli esperti di cancro c'è grande entusiasmo per la possibilità che i farmaci contro l'obesità offrano una reale opportunità di prevenire centinaia di migliaia di casi di cancro in tutto il mondo", ha commentato Andrew Renehan, che insieme a Matthew Harris, entrambi dell'Università di Manchester, ha coordinato la proposta.
Lo studio clinico
I ricercatori hanno valutato diverse strategie per superare i problemi relativi alla conduzione di una sperimentazione clinica, come i costi e la durata. Infatti, uno studio che coinvolga la popolazione generale affetta da obesità, a basso rischio di sviluppare un tumore nell'arco di 10 anni, richiederebbe circa 50mila partecipanti per essere sufficientemente significativo, risultando quindi troppo costoso. Il team di esperti ha così proposto uno studio randomizzato 1:1 che includa 5 mila partecipanti in sovrappeso o obesi e con una condizione che li mette a rischio di sviluppare un tumore, tra cui: esofago di Barrett, iperplasia endometriale, polipi del colon o steatoepatite metabolica con fibrosi. Il gruppo di intervento, quindi, riceverà un agonista del recettore GLP-1 o un agonista del doppio recettore (GLP-1/GIP o GLP-1/amilina), insieme a un intervento comportamentale per la perdita di peso. Mentre il gruppo di controllo riceverà solo un intervento comportamentale per la perdita di peso.
Risultati validi
Utilizzando simulazioni al computer, i ricercatori hanno eseguito una serie di scenari di sperimentazione, giungendo alla conclusione che uno studio così disegnato fornirà risultati vicini alla certezza assoluta sull'efficacia dei farmaci anti-obesità nel ridurre il rischio di sviluppare tumori correlati alla patologia. "Questa metodologia innovativa e il coinvolgimento di esperti multidisciplinari hanno permesso di definire un protocollo di sperimentazione clinica realizzabile per lo studio della prevenzione interventistica del cancro correlato all'obesità mediante questa nuova generazione di farmaci”, hanno spiegato gli esperti. “In particolare, il consenso degli esperti e le simulazioni ci hanno permesso di proporre la selezione di una popolazione ottimale ad alto rischio, aprendo la strada alla pianificazione di una sperimentazione clinica in condizioni reali”.