Ogni anno, migliaia di donne ricevono una diagnosi di tumore al seno. E per molte di loro, il tempo fa la differenza. Un accesso precoce e uniforme allo screening può salvare vite, ma ancora oggi la possibilità di fare prevenzione dipende dalla Regione in cui si vive. Una disuguaglianza che pesa, che fa male, e che presto potrebbe essere superata. Grazie alle risorse previste dalla nuova Manovra economica, il programma di screening mammografico potrà finalmente estendersi in modo equo su tutto il territorio nazionale. Un passo avanti concreto verso una prevenzione che sia davvero un diritto per tutte.
Più donne, più presto, ovunque
Attualmente, solo sei Regioni italiane – Basilicata, Emilia-Romagna, Lombardia, Marche, Toscana e Veneto – offrono lo screening mammografico completo dai 45 ai 74 anni. In tutte le altre, l’accesso è ancora limitato alla fascia 50-69 o, nei casi migliori, parziale. Eppure, il tumore al seno è il primo per incidenza e mortalità tra quelli femminili in Italia. E sappiamo che, se diagnosticato nelle fasi iniziali, può essere curato con terapie meno invasive e con una sopravvivenza a 5 anni che supera il 90%. Estendere lo screening non è solo una scelta giusta: è una necessità salvavita.
Una svolta attesa da anni
Europa Donna Italia, da sempre in prima linea per il diritto delle donne alla prevenzione, ha presentato oggi alle istituzioni il Policy Brief “Benefici e impatto dell’allargamento dell’età dello screening mammografico”. Il documento propone azioni concrete per superare le disuguaglianze territoriali e aumentare l’adesione ai programmi di screening. “È fondamentale estendere l’età dai 45 ai 74 anni in modo uniforme”, dichiara Rosanna D’Antona, presidente dell’associazione. “Oggi oltre due milioni di donne ne sono escluse solo per una questione anagrafica. Non è accettabile”.
Una campagna per scuotere le coscienze
Per sostenere questa battaglia, Europa Donna Italia ha lanciato la campagna ‘La fortuna costa, la sfortuna di più’, attiva dal giugno 2025. Con un messaggio diretto, chiede: sei ‘fortunata’ a vivere in una Regione che ti garantisce lo screening, o ‘sfortunata’ e quindi esclusa? Ad oggi sono oltre 2.500 le adesioni raccolte da cittadine, pazienti, professionisti e rappresentanti delle istituzioni. Le firme arrivano soprattutto da Lombardia, Lazio e Piemonte, ma anche da Regioni che non hanno ancora esteso lo screening, come Puglia e Sardegna. Un segnale chiaro: la richiesta di equità arriva da ogni parte d’Italia.
Le Istituzioni rispondono
All’incontro di presentazione del Policy Brief erano presenti esponenti di diverse forze politiche – tra cui la Sen. Raffaella Paita, la Sen. Elisa Pirro, l’On. Enzo Amich, l’On. Simona Loizzo e l’On. Ilenia Malavasi – a dimostrazione di un impegno trasversale. “Lo stanziamento previsto nella Manovra è un primo passo importante – ha dichiarato l’On. Amich. Ora serve determinazione per confermare la misura e trasformarla in realtà per tutte le donne, in ogni Regione”.
La scienza è d’accordo: bisogna agire
Non si tratta solo di giustizia sociale. L’ampliamento dello screening ha basi scientifiche solide. Le Linee guida europee raccomandano dal 2017 di includere la fascia 45-74 anni. E i dati parlano chiaro: il 40% delle diagnosi riguarda donne sotto i 50 anni, che oggi restano escluse in troppe aree del Paese. “Introdurre l’ampliamento nei Livelli Essenziali di Assistenza – sottolinea Paola Mantellini, Direttrice dell’Osservatorio Nazionale Screening – sarebbe un passo decisivo anche per le Regioni sottoposte a piani di rientro”.
Un impegno collettivo per il futuro
Dietro alla campagna e al Policy Brief ci sono 185 associazioni della rete di Europa Donna Italia. Insieme a loro, decine di medici, oncologi, ricercatori, giornalisti e parlamentari che hanno scelto di schierarsi per la salute delle donne. “Ora ci aspettiamo che la ripartizione dei fondi sia adeguata – conclude Rosanna D’Antona –. Lo screening mammografico deve essere garantito a tutte le donne tra i 45 e i 74 anni, ovunque vivano. La salute non può dipendere dal Cap”.

