La predisposizione ad ingrassare è scritta anche nei geni. In quelli ereditati dai genitori, sia nel caso di quelli materni che di quelli paterni. Ma anche in quelli che non abbiamo ereditato: geni che influenzano abitudini, predilezioni e comportamenti delle persone che ci crescono, e che in questo modo possono avere un effetto indiretto sul nostro organismo. In questo caso, però, i padri sembrano praticamente ininfluenti: sono solo i geni materni, anche se non ereditati dalla prole, a influenzarne il rischio di soffrire di obesità. O almeno, è quanto conclude una ricerca dello University College di Londra, appena pubblicata su Plos Genetics.
Obesità: un problema familiare
Moltissime ricerche, già in passato, hanno dimostrato che i figli di genitori obesi hanno una maggiore probabilità di sviluppare a loro volta problemi di peso. Le cause di questo fenomeno però non sono ancora certe: come molte patologie croniche, anche l’obesità è caratterizzata da fattori di rischio genetici e ambientali, che interagiscono tra loro in modo molto complesso.
E l’ambiente familiare gioca un ruolo su entrambi: un genitore obeso trasmetterà con più facilità alla sua prole dei geni che predispongono all’obesità, e allo stesso tempo, promuoverà più spesso durante l’infanzia e l’adolescenza dei figli degli stili di vita e regimi alimentari che aumentano le probabilità di sviluppare problemi di peso.
Nel nuovo studio, i ricercatori inglesi hanno deciso di studiare più a fondo l’ereditarietà genetica dell’obesità e dell’adesione a stili alimentari ipercalorici, analizzando i dati genetici, di indice di massa corporea e stili di vita relativi a 2.500 nuclei familiari composti da madre, padre e un figlio. In questo caso, non si sono limitati a studiare l’associazione tra geni presenti nel Dna di genitori e figli, ma hanno allargato l’analisi per comprendere anche geni di cui è nota l’associazione con l’obesità, presenti nel genoma dei genitori ma non in quello dei figli.
I risultati
L’indice di massa corporea delle coppie di genitori analizzate è risultato estremamente predittivo di quello dei figli, sia nell’infanzia che durante l’adolescenza. Un fenomeno che le analisi hanno ricondotto in larga parte alla presenza di geni collegati con il rischio di sviluppare obesità, trasmessi alla prole direttamente da uno o entrambi i genitori. In misura minore, comunque, il rischio di obesità è risultato correlato anche ad alcuni geni non trasmessi ai figli. Il fenomeno viene definito “genetic nurture effects”, e dipende dall’influenza che può avere il corredo genetico di un genitore sullo sviluppo dei figli, attraverso modifiche dell’ambiente in cui crescono o dell’ambiente intrauterino a cui sono esposti prima della nascita.
In questo caso, il fenomeno sarebbe presente ma solo dal lato materno: i geni dei padri non sembrano quindi influenzare in maniera indiretta il peso dei figli nel corso di infanzia e adolescenza. Le possibili spiegazioni sono molte. Da quelle puramente biologiche (l’obesità o la presenza di alcuni geni potrebbero alterare l’ambiente intrauterino producendo modifiche negli embrioni che li predispongono a sviluppare a loro volta obesità durante la crescita), a quelle che riguardano comportamenti e stili di vita: spesso, ancora oggi, le madri sono chiamate a preparare i pasti in famiglia più spesso dei padri.
I risultati andranno confermati con ulteriori ricerche. Ma anche se si rivelassero corretti, non dovrebbero suonare come un tentativo di incolpare le madri per i problemi di peso dei figli. “Si tratta, piuttosto, di aiutare le famiglie a compiere scelte significative che possono fare la differenza a lungo termine per la salute dei figli – spiega Liam Wright, coordinatore della ricerca – Interventi mirati per ridurre l’indice di massa corporeo materno, soprattutto nel corso della gravidanza, potrebbero infatti ridurre l’impatto intergenerazionale dell’obesità”.