Stop Obesity

I nuovi farmaci anti-obesità riducono anche il rischio di soffrire di tumore

I nuovi farmaci anti-obesità riducono anche il rischio di soffrire di tumore

La conferma da uno studio americano: 14 tipi di neoplasie si fanno meno frequenti nei pazienti che assumono gli agonisti di Glp-1 per perdere peso

2 minuti di lettura

I nuovi farmaci anti obesità non fanno solo dimagrire: sempre più studi, infatti, stanno dimostrando che potrebbero ridurre anche il rischio di soffrire delle patologie croniche che accompagnano il peso in eccesso. Malattie cardiovascolari, patologie neurodegenerative, diabete, problemi renali e non solo: anche diverse forme di tumori sembrano più rare tra i pazienti che assumono gli agonisti di Glp-1.

Una conferma recente arriva dai ricercatori dell’Università della Florida e dell’Indiana University di Indianapolis, che hanno appena pubblicato uno studio su Jama Oncology in cui semaglutide, liraglutide e gli altri farmaci dimagranti di ultima generazione si sarebbero dimostrati in grado di ridurre il rischio di sviluppare ben 14 forme di tumori maligni, 13 dei quali collegati all’eccesso ponderale.

La ricerca

Lo studio è stato realizzato sfruttando i dati raccolti dal database OneFlorida+, una collaborazione multicentrica che custodisce informazioni mediche di diverse strutture sanitarie di Florida, Alabama e Georgia. I ricercatori hanno analizzato oltre 40mila pazienti con obesità che negli ultimi 10 anni hanno utilizzato un agonista di Glp-1 specificamente per la perdita di peso (indicazione arrivata nel 2014 per il liraglutide, la prima molecola di questa classe approvata dall’agenzia del farmaco americana), confrontandoli con quelle di altre 40mila persone con obesità a cui non sono stati prescritti trattamenti farmacologici.

Si tratta del primo studio che ha indagato gli effetti degli agonisti di Glp-1 sul rischio di sviluppare tumori in una popolazione di pazienti che assume questi farmaci per la riduzione del peso, e non come terapia per il diabete di tipo 2 (indicazione per cui sono stati sviluppati inizialmente). E i risultati hanno confermato le speranze: l’incidenza totale delle neoplasie indagate nei 10 anni in esame è risultata inferiore nei pazienti in terapia, scendendo dal 23,6 per mille anni-persona (una misura che accorpa il numero di anni totali trascorsi nello studio da tutti i pazienti) del gruppo di controllo, al 20,5 delle persone trattate con i farmaci. Ovvero, una riduzione del rischio relativo di sviluppare un qualche tumore che raggiungerebbe quasi il 17%.

I risultati

Guardando alle singole sedi tumorali, gli effetti maggiori sono emersi nei confronti del tumore ovarico (con una riduzione del rischio del 47%), del meningioma (-31%) e del cancro dell’endometrio (-21%). In assoluto, come accennato, sono 13 i tipi di tumore che sembrano subire una riduzione dell’incidenza più o meno marcata nei pazienti che utilizzano gli agonisti di Glp-1, 13 collegati direttamente all’obesità, più uno – il tumore del polmone – tradizionalmente non ritenuto tra quelli causati dall’eccesso ponderale.

L’analisi ha stabilito anche un possibile legame tra i farmaci e il rischio di soffrire di tumore del rene: i dati indicherebbero infatti un aumento dell’incidenza pari a circa il 38%, ma con una significatività statistica dubbia, definita dagli autori dello studio “borderline”, che non permette quindi di confermare la presenza di rischi, ma indica comunque la necessità di approfondire il monitoraggio a lungo termine di questi farmaci.

“Assumere agonisti di Glp-1 potrebbe essere associato ad un aumento del rischio di sviluppare un tumore del rene – scrivono i ricercatori nello studio – e questo sottolinea la necessità di un follow-up più lungo, che chiarisca i possibili meccanismi causali e le implicazioni cliniche di questi risultati”.