La sindrome metabolica è una condizione comunemente associata all’obesità. Si tratta di un insieme di fattori di rischio cardiometabolici che, se presenti insieme, aumentano notevolmente le chance di sviluppare il diabete di tipo 2 e di soffrire di disturbi cardiovascolari. La terapia consiste nel cambiare stile di vita: adottando abitudini salutari è possibile infatti perdere peso, migliorare il controllo della pressione, e in generale portare a remissione la sindrome metabolica. Più facile a dirsi che a farsi, naturalmente. Almeno quando il problema viene affrontato da soli: con un programma di assistenza strutturato, che punta a rinforzare semplici abitudini benefiche quotidiane, è infatti possibile migliorare concretamente le chance di ottenere, e mantenere, una remissione duratura della sindrome metabolica, come suggerisce un recente studio pubblicato su Jama Internal Medicine.
Una bomba a orologeria
La Sindrome Metabolica viene definita clinicamente dalla concomitanza di almeno tre fattori di rischio cardiometabolico (come obesità addominale, ipertensione e glicemia elevata). È una bomba a orologeria per la salute pubblica, perché aumenta notevolmente il rischio di soffrire di gravi disturbi cronici come diabete e malattie cardiovascolari. Negli Stati Uniti, la sua prevalenza è raddoppiata nell’arco degli ultimi 30 anni, arrivando a un allarmante 43% tra gli adulti. In Italia la prevalenza si assesta attorno al 20% nella popolazione generale, ma raggiunge il 40% tra gli over 60, per toccare il 42% negli ultra settantenni.
La dieta e l’esercizio fisico sono gli interventi che hanno dimostrato di poter risolvere efficacemente il problema. Ma gli effetti che si vedono nel corso delle sperimentazioni cliniche, durante le quali i pazienti vengono seguiti stabilmente dal personale sanitario, tendono a scomparire velocemente al termine degli studi. E fino ad oggi nessuna ricerca ha mai ottenuto una remissione duratura della sindrome metabolica.
Il protocollo vincente
I nuovi risultati arrivano dallo studio Elm (Enhancing Lifestyles in Metabolic Syndrome), e sono stati ottenuti confrontando due gruppi di pazienti seguiti per due anni. Ad entrambi inizialmente è stato fornito un sostegno per promuovere la scelta di stili di vita salutari, come consigli alimentari, informazioni sulla sindrome metabolica, e un fitbit per tenere sotto controllo l’attività fisica giornaliera. Il gruppo di controllo ha quindi ricevuto alert mensili via mail, con consigli pratici per mantenersi in salute, e un consulto trimestrale con uno specialista. Gli altri hanno seguito invece un ulteriore corso semestrale di persona, tenuto da psicologi e dietologi, indirizzato alla formazione di abitudini positive e salutari, e basato su quattro cardini: consumo di verdure nei pasti, camminate quotidiane, consapevolezza sensoriale e regolazione emotiva.
I risultati a 24 mesi (18 mesi dopo la fine dell'intervento attivo) hanno confermato l’efficacia del protocollo: la percentuale di partecipanti che ha raggiunto una remissione sostenuta della sindrome metabolica è stata significativamente più alta nel gruppo di intervento (27,8%) rispetto al gruppo di controllo (21,2%). Guardando a parametri come il miglioramento della glicemia a digiuno, quantità di verdure consumate durante i pasti, quantità di passi giornaliere, consapevolezza sensoriale, i ricercatori ritengono inoltre che i cambiamenti osservati nel gruppo che ha seguito il protocollo semestrale aggiuntivo sono, con ogni probabilità, di lunga durata.
Una nuova strategia
Le conclusioni del trial Elm indicano quindi una possibile via per migliorare l’efficacia degli interventi volti a sconfiggere la sindrome metabolica. Il segreto sarebbe mettere in campo programmi che si focalizzano sulla formazione di semplici abitudini quotidiani, e sui benefici immediati e percepibili che portano alla vita dei pazienti. Lo studio suggerisce quindi che non servono diete e programmi di esercizio fisico intensi e continui, ma piuttosto un percorso che promuova l'automatismo comportamentale e inneschi così cambiamenti permanenti nelle abitudini di vita.