Abitudini e stili di vita scorretti stanno aumentando sempre più l’incidenza di obesità e sovrappeso in età pediatrica. Disturbi che hanno importanti conseguenze sia a breve che a lungo termine sulla salute, e che spesso accompagnano i bambini per tutta la vita. È per questo che promuovere una sana alimentazione fin dall’infanzia è fondamentale. Ed è quello che vuole fare l’associazione Amici Obesi con il progetto “Meno Zucchero, più Salute”, un’iniziativa annunciata nelle scorse settimane, dedicata ai bambini in età scolare e alle loro famiglie, per informare, educare e promuovere un cambiamento reale nelle abitudini alimentari delle nuove generazioni, e indirizzarle verso scelte più sane e consapevoli.
L’epidemia
La prevalenza dell’obesità infantile, in effetti, è in crescita in tutto il mondo. Nell’area Ue, l’ultimo rapporto dell’Oms parla di un bambino su quattro (il 25%) tra i sette e i nove anni affetto da sovrappeso, e circa uno su 10 (l’11%) da obesità, con punte che in alcuni paesi raggiungono anche il 20%. In Italia le stime più recenti parlano di una prevalenza che raggiunge il 29% tra i bambini di 7-9 anni per il sovrappeso, e il 9,8% per l’obesità. Spesso, inoltre, i genitori non si rendono conto dei problemi di peso dei propri figli, visto che nell’indagine dell’Oms il 66% dei parenti dei bambini in sovrappeso ha dichiarato di ritenerli normopeso o addirittura sottopeso.
“Quella dell’obesità infantile è una grande sfida di salute pubblica, perché la diffusione di questa patologia è in crescita ormai da decenni, e i bambini affetti da obesità sono spesso destinati a diventare adulti con obesità, con tutti i problemi di salute che ne derivano”, spiega Stefania Mariani, specialista in endocrinologia e professoressa dell’Università La Sapienza di Roma. “Per questo ritengo che progetti come quello annunciato da Amici Obesi siano importanti, perché è solo sensibilizzando i bambini in età scolare e le loro famiglie che possiamo sperare di cambiare la situazione”.
I farmaci anti-obesità spengono i circuiti cerebrali che causano il “food noise” (almeno per un po’)
Stigma e problemi di salute
Come accennavamo, l’obesità nei bambini ha conseguenze sia a breve che a lungo termine. L’eccesso ponderale in età pediatrica può infatti causare tutte le malattie che colpiscono l’adulto con obesità, come ipertensione arteriosa, steatosi epatica, diabete, colesterolo alto, apnee ostruttive del sonno. Malattie croniche che tendono a peggiorare in età adulta, esponendo più precocemente ai rischi cardiovascolari che le accompagnano chi ne soffre da più tempo, avendo sviluppato l’obesità già nel periodo dell’infanzia.
“I bambini con obesità devono inoltre affrontare lo stigma che ancora circonda questa patologia – ricorda Mariani – e che spesso li porta a vivere un forte disagio psicologico che può accompagnarli per tutta la vita, perché ancora non è diffusa la consapevolezza che l’obesità è una malattia a tutti gli effetti, e non un vizio o una colpa. Una malattia cronica, recidivante e progressiva che è bene prevenire iniziando ad agire sui principali fattori di rischio, come sedentarietà e consumo eccessivo di alimenti calorici, già durante l’infanzia, perché una volta sviluppata, trattandosi appunto di una malattia cronica, è difficilissimo tornare indietro”.
Il ruolo dell’alimentazione
Una dieta sbilanciata e ipercalorica è tra i primi fattori di rischio per l’obesità. E in età infantile, gli eccessi riguardano principalmente gli zuccheri. Ingrediente ubiquitario e spesso nascosto, che è facile consumare in quantità eccessive mangiando snack, dolciumi, bibite zuccherate e persino succhi di frutta, che rappresentano una fonte naturale, sì, ma troppo concentrata, di zuccheri.
“Lo zucchero crea una sorta di assuefazione, perché stimola il circuito cerebrale della ricompensa, innescando il rilascio di neurotrasmettitori come la dopamina e creando un circolo vizioso, per cui più ne consumiamo più ne desideriamo”, continua Mariani. “È chiaro che nessun macronutriente, nemmeno gli zuccheri o men che mai i carboidrati complessi, deve essere demonizzato, perché sono parte integrante delle abitudini alimentari per cui l’Italia è famosa nel mondo. L’importante però è seguire una dieta bilanciata, privilegiando alimenti naturali e cercando di evitare merendine, surgelati, carni lavorate, e tutti quegli alimenti che oggi definiamo ultra-processati. Questi sono aspetti su cui campagne di sensibilizzazione come il progetto ‘Meno Zucchero, più Salute’ possono fare la differenza, perché è parlando ai ragazzi e alle famiglie che si possono promuovere i modelli alimentari salutari che rappresentano la migliore forma di prevenzione contro l’obesità infantile”.
In caso di dubbi, non tergiversare
Se negli adolescenti e negli adulti è facile accorgersi dell’insorgenza di problemi di peso, nei bambini più piccoli può essere più difficile. Il consiglio è quindi quello di rivolgersi al pediatra in caso di dubbi, soprattutto di fronte ad un aumento di peso relativamente rapido che faccia sospettare un accumulo eccessivo di massa grassa.
“È il tessuto adiposo in eccesso quello che ci fa ammalare, predispone all’insorgenza di disfunzioni metaboliche e influenza la salute cardiovascolare”, conferma l’esperta. “È il pediatra ovviamente che deve confermare se un bambino è o meno in sovrappeso. Il consiglio per i genitori è quello di non prendere sotto gamba il problema: se le curve di crescita indicano che un bambino è su una traiettoria che potrebbe portarlo verso il sovrappeso, è bene agire subito. Perché i problemi di peso, se non affrontati, diventano sempre più difficili da risolvere, sia nei bambini che negli adulti”.