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L’obesità familiare è scritta prevalentemente nei geni

L’obesità familiare è scritta prevalentemente nei geni

Un’ampia analisi australiana smentisce un effetto diretto del peso materno in gravidanza sul rischio di obesità a lungo termine dei nascituri. Il legame tra problemi di peso di genitori e figli sembra essere principalmente di natura genetica

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Il peso è una caratteristica che spesso accomuna tutti i membri della famiglia. E non è un caso: per la maggior parte, infatti, l’associazione sembra scritta direttamente nei geni. Uno studio appena pubblicato sulla rivista Plos Medicine indica che l’associazione tra indice di massa corporea di genitori e figli non dipende dal peso materno o paterno prima, e soprattutto durante, la gravidanza – altro possibile indiziato – ma è attribuibile piuttosto in modo preponderante a fattori genetici condivisi tra genitori e prole.

Cosa significa? Che puntare troppo sul controllo del peso materno in gravidanza non è una strategia ottimale per prevenire l’insorgenza di problemi di sovrappeso o obesità nei bambini. E che bisognerebbe, piuttosto, valutare per tempo le predisposizioni familiari all’eccesso ponderale, e intervenire precocemente con strategie mirate, dove necessario.

Lo studio

La ricerca si basa sui dati del Norwegian Mother, Father and Child Cohort Study, un ampio studio prospettico che ha monitorato la salute, il peso alla nascita e l'indice di massa corporea (Bmi) di oltre 86mila bambini norvegesi in diverse fasi dello sviluppo, dai sei mesi fino agli otto anni di età. Il set di dati conteneva inoltre una rilevazione della presenza di comportamenti alimentari scorretti effettuata intorno all’ottavo anno di vita dei bambini. Per isolare il contributo della genetica da quello dei fattori ambientali e biologici della vita uterina, i ricercatori hanno impiegato modelli statistici, analizzando le relazioni familiari all’interno di più generazioni, inclusi gemelli, fratelli e fratellastri. Questo approccio ha permesso di quantificare con precisione quanto dell’associazione del Bmi tra genitori e figli fosse dovuto alla condivisione dei geni e quanto all'ambiente in cui il feto si sviluppa.

Dall'analisi è emerso che il Bmi materno esercita una chiara influenza sul peso del neonato alla nascita, a differenza di quello paterno, confermando l’influenza biologica dell'ambiente uterino nelle prime fasi dello sviluppo. Dai due agli otto anni di età, invece, l’associazione tra il peso dei genitori e quello dei figli diventa sovrapponibile tra madre e padre. I modelli statistici indicano che all’età di otto anni l'effetto genetico spiega il 79% dell'associazione statistica tra il Bmi materno e quello del figlio, mentre per i padri questa percentuale sale al 94%. Un elevato peso dei genitori è risultato inoltre fortemente associato alla probabilità che i figli esibissero pattern alimentari e abitudini scorrette, tra cui eccessiva voracità e fame emotiva. Un elemento che però non è stato possibile associare a fattori genetici per via del design dello studio.

Le implicazioni pratiche

Gli autori sono attenti ad avvertire che i risultati non vanno presi come una condanna: sviluppare gli stessi problemi di peso dei propri genitori non è inevitabile. Anche ereditando fattori genetici che predispongono all’aumento di peso, è solo nell’interazione con l’ambiente che questi possono esplicare le loro funzioni. Ed è sempre possibile, quindi, intervenire per promuovere una giusta alimentazione e un peso corretto a partire dall’infanzia.

Per quanto riguarda il peso materno durante la gravidanza, invece, i ricercatori avvertono: i risultati non vanno presi come un invito ad ingrassare. È vero che il Bmi in gravidanza non sembra collegato al rischio di problemi di peso a lungo termine dei bambini, ma è comunque assodato che un peso materno eccessivo è un fattore di rischio per diversi disturbi della madre e del nascituro, e resta quindi fondamentale prestare la dovuta attenzione anche a questo aspetto.

“Eravamo interessati a scoprire se l'obesità nelle madri durante la gravidanza potesse avere effetti negativi sul rischio di obesità nella loro prole quando i figli crescono”, spiega David Evans, ricercatore dell’Università del Queensland e coautore dello studio. “Abbiamo scoperto che, sebbene l'indice di massa corporea materno durante la gravidanza influisca probabilmente in modo negativo sul peso alla nascita dei figli, non sembra avere grandi effetti sul rischio di obesità della prole in età avanzata, al di là di quanto spiegato attraverso la trasmissione dei geni dalle madri ai figli”.