Incastonata ai piedi degli Appennini, tra il Valdarno e la Val di Chiana, Arezzo fu al centro di molti scontri e rivolte antifiorentine che ne dettarono la storia. Purtroppo oggi possiamo solo immaginarne la maestosità, dopo che Cosimo I de’ Medici attuò un piano di ristrutturazione urbanistica a scopi difensivi, riducendo il perimetro della cinta muraria e abbattendo il Duomo Vecchio e gli storici edifici che costituivano l’antica sede della città etrusca e del foro romano.
Vero è che nei nuovi spazi furono costruite le maestose logge medicee ideate da Giorgio Vasari, originario proprio della cittadina toscana, di cui si può ancora oggi ammirare la dimora. Ciò detto, cartina alla mano, Arezzo merita decisamente una visita alla scoperta dei suoi molti tesori, come la romanica Basilica di San Francesco (XIV secolo), in cui godersi le Storie della Vera Croce, il meraviglioso ciclo di affreschi di Piero della Francesca, da ammirare in silenzio, magari al crepuscolo.
Altra tappa d’obbligo è San Domenico, chiesa in stile gotico, la cui costruzione fu iniziata nel 1275 e finita soltanto nel XIV secolo, che conserva al suo interno lo straordinario Crocifisso ligneo dipinto da Cimabue, uno dei capolavori della pittura del Duecento. Ma in realtà basta semplicemente passeggiare per le strette stradine e alzare gli occhi al cielo per ritrovarsi di fronte a palazzi storici che racchiudono chissà quali storie, piazze inaspettate e parchi nascosti da cui ammirare le bellissime colline circostanti.
Ma Arezzo è anche patria di buon cibo, e per assaporare le sue prelibatezze una tappa imprescindibile è La Torre di Gnicche, piccola osteria a due passi dalla Piazza Grande, da cui godere di un’inaspettata tranquillità. L’ambiente è informale – pochi tavoli di legno, sedie impagliate – e la cortesia è di casa. L’unica saletta di questo locale, il cui nome si ispira a un brigante aretino del XIX secolo, è piena zeppa di bottiglie, quasi 800, fra le quali potrete curiosare in alternativa alla lettura della carta dei vini. In tavola i piatti della tradizione, in particolare aretina, cucinati con cura secondo le stagioni e l’estro dello chef.
Alta la qualità delle materie prime, che si capisce immediatamente assaggiando i salumi e i formaggi biologici di territorio. Buonissimi l’insalata di farro, la ribollita, l’acquacotta, e il baccalà in umido sempre accompagnato dai fagioli zolfini. Da provare anche l’ottima crostata di pere e ricotta e la torta al cioccolato. Per chi volesse fermarsi a dormire un indirizzo sicuro è il b&b La Terrazza, a due passi dal centro storico: bellissime camere e un soggiorno davvero piacevole, coccolati dalla proprietaria e dal suo staff.
(21 ottobre 2015)
Vero è che nei nuovi spazi furono costruite le maestose logge medicee ideate da Giorgio Vasari, originario proprio della cittadina toscana, di cui si può ancora oggi ammirare la dimora. Ciò detto, cartina alla mano, Arezzo merita decisamente una visita alla scoperta dei suoi molti tesori, come la romanica Basilica di San Francesco (XIV secolo), in cui godersi le Storie della Vera Croce, il meraviglioso ciclo di affreschi di Piero della Francesca, da ammirare in silenzio, magari al crepuscolo.
Altra tappa d’obbligo è San Domenico, chiesa in stile gotico, la cui costruzione fu iniziata nel 1275 e finita soltanto nel XIV secolo, che conserva al suo interno lo straordinario Crocifisso ligneo dipinto da Cimabue, uno dei capolavori della pittura del Duecento. Ma in realtà basta semplicemente passeggiare per le strette stradine e alzare gli occhi al cielo per ritrovarsi di fronte a palazzi storici che racchiudono chissà quali storie, piazze inaspettate e parchi nascosti da cui ammirare le bellissime colline circostanti.
Ma Arezzo è anche patria di buon cibo, e per assaporare le sue prelibatezze una tappa imprescindibile è La Torre di Gnicche, piccola osteria a due passi dalla Piazza Grande, da cui godere di un’inaspettata tranquillità. L’ambiente è informale – pochi tavoli di legno, sedie impagliate – e la cortesia è di casa. L’unica saletta di questo locale, il cui nome si ispira a un brigante aretino del XIX secolo, è piena zeppa di bottiglie, quasi 800, fra le quali potrete curiosare in alternativa alla lettura della carta dei vini. In tavola i piatti della tradizione, in particolare aretina, cucinati con cura secondo le stagioni e l’estro dello chef.
Alta la qualità delle materie prime, che si capisce immediatamente assaggiando i salumi e i formaggi biologici di territorio. Buonissimi l’insalata di farro, la ribollita, l’acquacotta, e il baccalà in umido sempre accompagnato dai fagioli zolfini. Da provare anche l’ottima crostata di pere e ricotta e la torta al cioccolato. Per chi volesse fermarsi a dormire un indirizzo sicuro è il b&b La Terrazza, a due passi dal centro storico: bellissime camere e un soggiorno davvero piacevole, coccolati dalla proprietaria e dal suo staff.
(21 ottobre 2015)