Sardo, rosso, di 3mila anni fa: identikit del vino più antico del Mediterraneo
Monica Rubino
Torchio di età nuragico scoperto nel 1993; recentemente vi sono state trovate tracce di vite a bacca rossa
I Fenici non furono i primi: recenti scoperte del Centro di conservazione biodiversità dell'Università di Cagliari ribaltano la storia e confermano la datazione alla media Età del bronzo per la prima coltivazione autoctona di vite a bacca rossa
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I sardi sono stati i primi a coltivare la vite e a produrre il vino nel Mediterraneo quasi tremila anni fa. Non va dunque ai Fenici, che colonizzarono l'isola attorno all'800 a.C., il merito di aver introdotto la vite domestica nel Mediterraneo occidentale. Si trattò piuttosto di un fenomeno autoctono. L’ipotesi è ormai una certezza. Perché a una prima importante scoperta fatta a gennaio 2015 se ne è aggiunta di recente una seconda, che conferma come in Sardegna la coltivazione della vite non sia stata un fenomeno d'importazione.
Protagonista della nuova ricerca è ancora una volta l'équipe archeobotanica del Centro Conservazione Biodiversità dell'Università di Cagliari, guidata dal professor Gianluigi Bacchetta. Circa due anni fa il botanico aveva dimostrato che i resti organici ritrovati in perfetto stato di conservazione in un pozzo, che faceva da “frigorifero” naturale a un nuraghe nelle vicinanze di Cabras, fossero semi di vite – in particolare di vernaccia e malvasia - e risalissero all’Età del bronzo medio. Una dei componenti dell'equipe di ricerca dell'Università di Cagliari al lavoro. A loro si deve la datazione delle tracce biologiche trovate nel torchio
Il gruppo di Bacchetta, con l’aiuto dei ricercatori di Chimica degli alimenti dell’ateneo cagliaritano con a capo il professor Pierluigi Caboni, questa volta ha esaminato i residui organici contenuti all’interno della vasca di un torchio nuragico ritrovato a Monastir, presso il Monte Zara, dall’archeologo Giovanni Ugas nel 1993. Le analisi chimiche hanno confermato le ipotesi avanzate proprio da Ugas, che per primo ipotizzò un utilizzo del torchio per la spremitura dell’uva in epoca nuragica. Nella pietra, infatti, gli esperti del Dipartimento di Chimica hanno trovato le tracce dell’acido tartarico presente nell’uva e così si è capito che quel torchio serviva proprio per produrre il vino.
“Si tratta di una scoperta fondamentale – spiega Caboni - perché permette di fissare un tassello importante per individuare le prime produzioni vinarie: i sardi sono stati sicuramente i primi a fare il vino nel Mediterraneo”. Dalle analisi inoltre “risulta con ogni probabilità una produzione di vino a bacca rossa", aggiunge Bacchetta. Una sorta di Cannonau di quasi tremila anni fa