No, non è un’impressione o un’illusione ottica, quella che provate quando salite la scala del Quadri: è proprio un leone impagliato a grandezza naturale quello che vi sovrasta a testa in giù. Come se non bastasse, quasi a sfiorarvi il capo, sul dorso porta le ali: senza, non sarebbe il Leone della Serenissima. Entriamo tranquilli e sollevati, sapendo che l’Evangelista è qui a vegliare e a proteggere il primo ristorante alato al mondo, e il nostro fiero pasto!
Se è vero che gli dei – buoni e cattivi - si nascondono nei dettagli, qui troverete ampi spunti per divertirvi, dal re della foresta che vi aspetta all’ingresso, fino ai piccoli animali imbalsamati che vigilano sugli architravi in pietra. Tutti pronti a spiccare il volo! E ancora: ad uno sguardo distratto, le pareti sembrano essere abbellite da una classica decorazione a grottesca. Solo che se osservate meglio, vi rendete conto che al posto delle tradizionali forme vegetali intrecciate a figure umane e maschere di fantasia, qui stanno i volti ritratti dei padroni di casa, la barba elettrica di Raf e il profilo affilato di Max. La stoffa è nuovissima, ignifuga, realizzata dalla Bevilacqua, la tessitura più antica della Laguna, con telai che risalgono al Settecento. Chiunque possegga un buco di venti metri quadrati nel nostro beneamato paese e tenti di sistemarlo seguendo la legge, sa quanti ostacoli di natura occhiutamente burocratica si elevino a ogni pie’ sospinto. Ergo, non si può che applaudire quando vede la luce un’opera di rinnovamento che accarezzi le radici e al tempo stesso ricorra all’hi tech.
Ritorno al futuro! Il gioco che gli Alajmo Bros hanno commissionato a Starck è ben riuscito, altrimenti non avrebbe ottenuto il via libera dell’attenta Soprintendenza alle Belle Arti. Non deve essere stato facile metterci mano e a colpo d’occhio è evidente che respirano la storia profonda le sale nelle quali a partire dal 1775 il mercante Giorgio Quadri cominciò a vendere l’”acqua negra bollente”, come si chiamava il caffè. Oggi la polvere, i cattivi odori e il fumo di quell’epoca sono svaniti, e con loro le bevande e le pietanze che troveremmo difficilmente commestibili, quando non indigeste o dannose. L’aria è rarefatta e silenziosa, i camerieri si muovono quasi a passi felpati, e dalla piazza giunge remota l’eco delle grida gioiose dei turisti affascinati e straniti dall’unicità del luogo. Un’atmosfera che pare creata apposta per far esplodere a contrasto le mille invenzioni pensate nell’arco degli anni, prima nel laboratorio delle Calandre – sempre in testa tra i nostri Grandi Ristoranti – poi sopra ai portici della Laguna coll’executive chef Silvio Giavedoni.
Il menu, anzi i tre menu (da 185 a 250 euro) ne offrono una formidabile rappresentazione, incrociando piatti che non potrebbero essere più territoriali con ingredienti senza confini: si può partire con l’Orto di Sant’Erasmo (cime di rapa, acciughe, arancia, carciofo, verze e curcuma) o con un’Insalata tiepida (verze, tartufi di mare, seppie, ostriche, cavolfiore e caviale Daurenki Tsar Imperial di Petrossian), una proposta “ricca e spietata”, e fa riflettere sulla incredibile eredità accumulata nel tempo all’ombra della Torre dei Mori. Un mosaico nel quale è facile perdersi, come nella carta dei vini affidata a Nico Rebesco, i consigli del quale è bene ascoltare con attenzione per pescare le bottiglie giuste evitando di navigare in un Ipad che contiene un migliaio di referenze. A fare la parte del leone, com’è ovvio che sia, pietanze indigene, proposte però in modo da soddisfare il palato internazionale, sia quello dei gourmet, sia quello dei ricchi venuti a godere la Alajmo Experience. Con un grande vantaggio: essendo le nostre tante cucine regionali divenute famose, non solo il risotto con anguilla affumicata non litiga con la tagliatella di cacio all’amatriciana, ma il fegato e i rognoni alla veneziana vanno a braccetto con la battuta di vacchetta piemontese arrotolata!
Conclusione dolce con sorbetto di ananas al bergamotto (nell’illusione che faccia dimagrire…) o col siculo biancomangiare di mandorle. Raccomandazione finale: è cosa buona e giusta pescare a lungo tra i distillati al bar, prima di avviarsi a passeggio nella notte veneziana, perdersi in una calle dietro Palazzo Ducale o sognare accarezzati dalla risacca sotto la Punta della Salute.