La Calabria è un “sentimento” strano, si può osservarla con gli occhi di chi ammira un’opera d’arte eternamente incompiuta e nelle sue contraddizioni cercare una ragione ammaliante, oppure detestarla guardandola con gli occhi di un eurocrate finlandese. In ogni caso è uno di quei luoghi che ti lascia un segno. Saranno le persone, vere e belle, ospitali a limite dell’incredibile, oppure è quella sensazione di sentirsi sospesi in un tempo che sembra pronto a farsi romanzo, racconto, o set per un film di Vanzina con la colonna sonora tutta anni Sessanta e Settanta e il finale che ti fa battere il cuore.
“Rosso Calabria, di Terra e di Vino”, l’evento organizzato dalla Regione Calabria, Arsac ed Enoteca Regionale a Cirò (terra madre del Gaglioppo), è stata l’occasione per riscoprire un territorio che vuole rilanciarsi attraverso una visione strategica ed integrata della filiera del turismo enogastronomico a supporto di quello ricettivo.
Ed è stato bello condividere bicchieri e riflessioni, camminare per filari e cantine, accompagnati dai sorrisi e dalla sincera fratellanza di una comunità di produttori e vignaioli che non ha mai ceduto all’egoismo e all’autocelebrazione, piuttosto ha invitato a bere il vino “dell’altro” con lo stesso orgoglio. Cantine storiche e più conosciute hanno camminato al fianco e con eguale entusiasmo e determinazione, mai un mezzo passo avanti, dei più piccoli e più giovani produttori. Prima ancora che parlare del vino è giusto restituire al lettore ciò che immediatamente abbiamo colto in questo gruppo; perché tutto ciò sfida e sfata i luoghi comuni che vogliono un sud diviso e incapace di fare squadra, finalmente! Sentimento, dunque, è il sostantivo cui consegniamo questa esperienza.
L’invito all’enoturista appassionato è quello di raggiungere questi luoghi e lasciarsi guidare dalla disponibilità e dalla sincera accoglienza dei cirotani alla scoperta delle loro vigne e delle cantine, ne rimarrà sorpreso, felice, soddisfatto. Bevetene da tutti, abbiate curiosità, ne sarete ripagati. Tra un bicchiere e l’altro suggeriamo una visita al piccolo ma interessante al piccolo paese di Cirò ed in particolare al suo museo (sorpresa nella sorpresa), che dedica uno spazio all’astronomo Luigi Lilio originario cirotano e ideatore del Calendario Gregoriano; ed un’altra parte la riserva all’Alchimista Giano Lacinio, teologo francescano del Cinquecento. Per ritrovare le origini di una storia e di una civiltà dimenticata, o forse per troppo tempo bistrattata, e che andrebbe ripresa e fatta propria con dignità e molto orgoglio meridionale, invece, da non perdere è la visita al museo Archeologico e a quello del vino e della civiltà contadina.
Sugli ultimi assaggi dalla torre dei bastioni del Castello la sera spingeva la luna tra i vicoli del paese mentre vecchie cantavano un rosario alla Madonna, la festa pagana del vino e quella sacra della preghiera trovavano così il loro incanto. La Calabria è un “sentimento” strano, come il volo di un gabbiano o un bacio rubato a mezzanotte, mentre dalla radio di una vecchia casa Bruno Martino cantava “Estate”, in un tempo sospeso che intanto aveva fatto battere il cuore e s’era fatto racconto.
Al Rosso Calabria, alle terre di vino e del Cirò, Prosit e Serenità.
Le Aziende visitate che hanno partecipato all’iniziativa:
‘A Vita, Baroni Capoano, Brigante, Cantine Greco, Cataldo Calabretta, Ceraudo, Cote di Franze, Dell’Aquila, Fezzigna, Ippolito 1845, La Pizzuta del Principe, Librandi, Salvatore Caparra, Scala cantina e vigneti, Senatore Vini, Sergio Arcuri, Tenuta del Conte, Vulcano.