Er Buchetto: la romanità più verace a due passi dalla stazione
Luca Iaccarino
Una minuscola trattoria incentrata sulla porchetta e su pochissimi piatti. Giusto in tempo prima di prendere un treno. Seguici anche su Facebook
1 minuti di lettura
Settimana scorsa vi ho raccontato una sosta assai spartana e assai vicina a una stazione - la Trattoria Sabbioneda da Romolo nei pressi di Milano Centrale -, questa vi porto in un posto ancor più ruspante e ancor più prossimo ai binari, che nello specifico sono quelli di Roma Termini.
Er Buchetto: cucina tipica e verace a due passi da Roma Termini
Avere un punto di riferimento a un tiro dai vagoni è importante - per quando si parte, per quando si arriva - e nella Capitale il mio buen retiro casereccio è da sempre l'Osteria dell'Omo, vecchia, adorabile trattoriaccia tutta tonnarelli e ossibuchi. Ma l'altroieri arrivando nella città eterna non ho proprio fame, è più voglia di qualcosa di buono. Così dirigo sicuro a Er Buchetto, storicissimo porchettaro a cinque minuti a piedi. Er Buchetto è un buchetto, tanto che entrando rischio di scontrare con lo zaino l'enorme porchetta che fa bella mostra di sé nell'apposita vetrinetta all'ingresso. "Stai attento! - mi dice il proprietario, con aria minacciosa - e togliti quello zaino! Che qui è un buchetto." Non ha torto: i metri quadri saranno una quindicina, i tavolini di legno non più di tre e ci si siede dove c'è posto, con chi capita. "Posso?" dico a un tale che mangia un panino, indicando lo sgabello accanto a lui. "Devi!". L'imbarazzo della scelta non c'è, che i prodotti cinque sono: il porchettone, indiscusso protagonista, poi caciotta, provola, carciofi e pomodori sott'olio, olive. E il vino è bianco o rosso, tertium non datur.
Così in questa stanzetta cambiata zero dagli anni Settanta - il pavimento in graniglia, la cella frigo con i maniglioni d'acciaio e i rubinetti delle botti, il tagliere da macellaio consunto dal coltello, il lavandinaccio - mi viene servito un foglio di carta oleata con tre fette di maiale (e qualche pezzo di cotenna scrocchiarella), un panino, un bicchier di rosso, cui sommerò un piatto con caciotta, carciofi e olive. Tutt'intorno romanità popolare pura: capannelli d'uomini sganasciano pagnotte e parlano dei figli, del lavoro, della Lazio. Spendo 13 euro, non mangio la porchetta migliore della mia vita (e certamente non la peggiore), ma mi godo mezz'ora di Roma pura, vera, ruspante. Pronto a risalire in treno per un altro viaggio gustoso.