Sport

Nazionale, Pellegrini: ''Vogliamo lasciare il segno, siamo stanchi di veder vincere gli altri''

Pellegrini in azione contro l'Argentina (reuters)
Il centrocampista della Roma: ''I giovani forti ci sono, dobbiamo stare uniti e fare gruppo. Buffon? Le pressioni nei suoi confronti sono immeritate: chi fa la differenza, a qualsiasi età, deve giocare"
3 minuti di lettura
MANCHESTER - L'Italia si prepara ad affrontare l'Inghilterra a Wembley. È il secondo confronto consecutivo con una delle favorite per il Mondiale, dopo la sconfitta con l'Argentina, per gli azzurri, che in Russia non ci saranno. Ed è probabile che questa sia l'occasione per altri giovani, come il romanista Pellegrini. Tocca soprattutto a loro il compito di rilanciare la Nazionale in crisi.
Pellegrini, l'atmosfera attorno alla Nazionale è dimessa: quanto la avvertite, dopo avere incassato la più grande delusione del calcio italiano negli ultimi sessant'anni?
"Io sento nell'aria che tutti quanti vogliamo lasciare il segno. Non è semplice e non si può fare dalla mattina alla sera. Ma il lavoro paga e i giovani forti ci sono. Dobbiamo stare uniti e fare gruppo, lo dobbiamo all'Italia e al nostro orgoglio. Ci siamo stancati di vedere vincere gli altri".
Esiste il rischio di un blocco psicologico, come dice il vice commissario della Figc Costacurta?
"Non dobbiamo pensarci, dobbiamo rialzarci. Abbiamo purtroppo più tempo delle squadre che vanno al Mondiale, ci sono in questa squadra giocatori molto forti e giocatori esperti che aiutano i giocatori giovani, come Buffon. Le pressioni nei suoi confronti sono immeritate: chi fa la differenza, a qualsiasi età, deve giocare".
Ma i vostri coetanei delle altre nazionali non sono oggettivamente più forti di voi?
"No, magari sono più esperti. Fanno la Champions a volte da più tempo di noi, ma l'Italia è forte e ha tanti valori, morali e tecnici. Ripeto, serve soltanto lavorare".
Ventura diceva che nel 2020 la Nazionale sarà la squadra da battere, è ancora credibile quell'affermazione?
"Ora non sarebbe giusto dire una cosa del genere, però andando per gradi e con serenità si può risalire, anche con la fiducia degli italiani, che magari oggi sono un po' distaccati".
Lei ha scelto il numero 16.
"È un onore portare la maglia di De Rossi. Conoscerlo è stata una fortuna e lo è allenarsi al suo fianco e potere imparare da lui".
Pensa di poterne ripercorrere la carriera, magari vincendo di più con la Roma?
"Ognuno ambisce al massimo, giocare con la Nazionale e con la squadra della propria città è un privilegio. Lui è un esempio. Daniele e Francesco Totti hanno fatto una scelta importante. Io non so ancora se sia vero che vincere con la Roma una volta è come farlo dieci volte da un'altra parte. Non ho ancora provato questa sensazione e mi piacerebbe provarla presto: in questo momento la Roma è un passettino indietro rispetto ad altre società, ma è ambiziosa e io, quando vedo ambizione, sono tranquillo".
Che cosa ha soprattutto la Nazionale, oggi, in meno delle altre?
"Le sensazioni che abbiamo dal campo è che possiamo crescere e migliorare come mentalità, ad esempio facendo girare un po' di più il pallone. Possiamo prendere anche un po' dagli altri".
Che cosa pretende Di Biagio dalla squadra?
"Di Biagio è carico, ha voglia di dimostrare qualcosa. Ci ha detto che gli è piaciuto il nostro atteggiamento, soprattutto nel secondo tempo: abbiamo preso il secondo gol perché volevamo pareggiare. Il ct è molto ambizioso e avrebbe voluto vincere, anche per portare entusiasmo a tutti gli italiani".
La precarietà del suo ruolo è un ostacolo?
"Io lo conosco bene dall'Under. È sempre stato molto obiettivo e diretto, non gli interessa come viene definito il suo ruolo di ct: l'ha sempre detto. Ha visto voglia di crescere nella squadra e lui incarna proprio un'italianità che ha bisogno di crescere, non solo a livello calcistico. Questo gruppo non ha bisogno di vincere le amichevoli, ma di crescere unito. Poi è chiaro che le vittorie aiutano".
Per tornare a lei, la sua bassa clausola di rescissione o le prospettive sulla Champions possono cambiare qualcosa per il suo futuro?
"La clausola non mi disturba, abbiamo ancora obiettivi da giocarci e non penso ad altre cose. A Roma sto bene, penso solo a crescere".
Non avete incontrato Messi in amichevole con la Nazionale, ma lei lo ritroverà tra poco nel Barcellona.
"Avrei preferito incontrarlo in amichevole in Nazionale e non in Champions. Ma per uno che fa il mio mestiere giocare col più forte al mondo è un'esperienza che fa crescere".
Le parole di Costacurta sulla partita con l'Argentina, di cui nemmeno Guardiola o Mourinho avrebbe potuto cambiare l'esito, sono una scudisciata per voi giocatori?
"La voglia di dimostrare che ci siamo, l'orgoglio, sono cose che abbiamo dentro. Costacurta non ha certamente attaccato la squadra: il suo non è un attacco, ma uno stimolo".
Quanti anni serviranno alla Nazionale per tornare a giocarsi contro le grandi per qualcosa di importante?
"Non lo so, ma so che anche fenomeni come Messi hanno perso qualche partita. Intanto sarebbe bello batterlo da subito con la Roma".
I commenti dei lettori