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Doodle di Google per il papà del surf

Doodle di Google per il papà del surf
Il logo festeggia i 125 anni dalla nascita di Duke Kahanamoku, campione olimpico americano di nuoto e considerato l'inventore del surf moderno. Con la sua tavola domava le onde e incantava il pubblico di tutte le manifestazioni del mondo. A lui è stata dedicata la competizione internazionale per decretare il migliore surfista
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Il senso di Duke per l'oceano: inconfondibile. Era destinato all'acqua, Duke Kahanamoku. Nuotatore plurimedagliato alle Olimpiadi, celebre "papà del surf", attore di Hollywood spesso nei panni di un surfista e poi, continuando la tradizione di famiglia, poliziotto. È dedicato a lui il doodle di Google di oggi, in occasione dei 125 anni dalla sua nascita.

Duke Paoa Kahinu Mokoe Hulikohola Kahanamoku, conosciuto da tutti come "The Big Kahuna" (il "grande sciamano" nella lingua del luogo), nasce il 24 agosto 1890 a Honolulu. Il papà, poliziotto, si chiama Duke in onore del Duca di Edimburgo, che era stato in visita ufficiale alle Hawaii proprio l'anno della sua nascita, nel 1869. Decide che anche il figlio si chiamerà così e forse sarà anche il nome a portargli fortuna.

Ha cinque fratelli, tre sorelle e decine di cugini. Dovendosi occupare di loro, non riesce a terminare la scuola che, il destino vuole, è a due passi dall'oceano. Appena può si tuffa e porta sempre con sé la sua tavola, che lui chiama Papa Nua. Le tavole dell'epoca sono molto lunghe e ingombranti e lui si interessa alle tecniche per costruirne una più maneggevole e pratica da usare. Il suo talento, unitamente al suo senso per l'acqua, non resta ignoto a lungo: nel 1912 si qualifica per la squadra olimpica di nuoto americano e alle Olimpiadi di Stoccolma vince la medaglia d'oro nei 100 metri stile libero e quella d'argento nella staffetta 4x200 metri, sempre stile libero. Dopo aver battuto il record mondiale, vince ancora: nel 1920 ad Anversa è ancora oro e a Parigi nel 1924 arriva secondo dietro Johnny Weissmuller e davanti al proprio fratello Samuel. Partecipa ancora alle Olimpiadi del 1932 di Los Angeles come riserva della squadra di pallanuoto. E poi, basta così.
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"Mangiare, dormire, nuotare è tutto quello che so fare", ha detto il giovane campione Micheal Phelps, soprannominato "lo squalo di Baltimora". Anche Duke, che invece è chiamato "Il re di tutti i nuotatori" non sa fare altro, almeno fino a quando non si ritira dalle competizioni di nuoto ed diviene il surfista più famoso del mondo: con la sua tavola sempre sotto braccio, non appena tocca l'acqua si compie un prodigio che lui regala agli spettatori durante le manifestazioni in tutto il mondo. Cavalca le onde e le doma come nessuno, al punto che a lui è stata dedicata la più importante competizione internazionale di surf.

La sua fama la deve anche a un salvataggio, nel 1925, quando a Newport Beach riesce a portare in salvo otto persone con la sua tavola. Ne muoiono 17, ma il suo intervento è provvidenziale. E, poi arriva il cinema, per portare sul grande schermo le sue prodezze in acqua: è stato il protagonista di oltre quindici film hollywoodiani, tra cui uno diretto da John Ford con Henry Fonda. Recitando davanti alla macchina da presa ha reso celebre questo sport, prima di lui poco conosciuto e poco praticato. Iscritto alla "Hall of fame" del nuoto e a quella del surf, dagli anni Trenta ai Sessanta ha lavorato come sceriffo per la contea di Honolulu. Nel 1968 un infarto se lo porta via, a 77 anni, ma le sue ceneri sono lì, dove lui avrebbe voluto sempre stare: in acqua. Sparse nell'oceano.