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Intelligenza artificiale

In Italia diffondere deep fake è diventato un reato: cosa prevede la nuova legge e cosa si rischia

In Italia diffondere deep fake è diventato un reato: cosa prevede la nuova legge e cosa si rischia

La legge italiana sull’Intelligenza artificiale entra in vigore il 10 ottobre. Diverse misure simili all’IA Act, alcune meno. Tra le più discusse c’è il reato di diffondere video manipolati, quando causano un danno. Di cosa si tratta, cosa si richia

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Da oggi entra in vigore la legge italiana sull’Intelligenza artificiale. E con essa entra in vigore il reato di deepfake, uno dei punti principali della normativa che pone l’Italia come primo paese europeo ad adottare un testo su questa tecnologia. Nel testo non si parla mai direttamente di deepfake, ma di video, audio e immagini alterati con strumenti di intelligenza artificiale che causano un danno alle persone coinvolte.

Cosa dice la legge: il reato di deepfake

Le parole usate nella legge (pubblicata in Gazzetta ufficiale il 25 settembre scorso) sono chiare: “Chiunque cagiona un danno ingiusto ad una persona, cedendo, pubblicando o altrimenti diffondendo, senza il suo consenso, immagini, video o voci falsificati o alterati mediante l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale e idonei a indurre in inganno sulla loro genuinità, è punito con la reclusione da uno a cinque anni”. Inoltre è aggiunto che questo delitto è “punibile a querela della persona offesa”.

Inoltre si precisa che si procede d’ufficio “se il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio”, oppure “se è commesso nei confronti di persona incapace, per età o per infermità, o di una pubblica autorità a causa delle funzioni esercitate”. Procedere d’ufficio significa che l’azione giudiziaria viene avviata automaticamente non appena si viene a conoscenza del fatto.

La norma cerca di arginare uno dei fenomeni più pericolosi emersi nello spazio digitale negli ultimi anni. La manipolazione di video, audio, che fanno dire o fare cose che i soggetti ripresi o riprodotti non hanno detto o fatto. Oggi è piuttosto facile generare questi video. Strumenti come Veo di Google o Sora di OpenAi hanno raggiunti livelli elevatissimi di precisione. Scatenando da un lato la fantasia e la creatività degli utenti. Ma inondando social e rete di video finti, di fatti mai successi, che in alcuni casi diventano un danno per le persone coinvolte.

“Il nuovo delitto colma un evidente vuoto di tutela, in quanto colpisce condotte che finora sfuggivano alla repressione mediante applicazione di fattispecie preesistenti”. Commenta l’avvocato penalista Giuseppe Fornari, Founding Partner dello Studio Fornari e Associati. “È il caso del così detto revenge porn, che sanziona sì la diffusione di contenuti, anche generati con l’IA, lesivi della reputazione e della dignità della persona, ma è, come noto, limitata a contenuti che presentino carattere sessuale", aggiunge.

La legge affronta anche altri temi. Molti oggetto dell’AI Act europeo. Tra questi il tema del diritto d’autore. E pone attenzione alle opere realizzate con l’intelligenza artificiale e alla tutela della creatività umana. Una scelta che mira a garantire che il valore del lavoro creativo non venga cancellato o diluito da algoritmi capaci di generare testi, immagini, musica e contenuti multimediali.